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Rincari? No, grazie, abbiamo già dato!

Evitare la stangata si può

  1. Calmierando prezzi e tariffe

  2. Aumentando salari, pensioni, redditi sociali

  3. Tassando ricchi e superprofitti

  4. Investendo davvero sulla riconversione ecologica dell’economia

Hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Cingolani di due giorni fa relative all’aumento atteso nelle bollette energetiche per l’autunno in arrivo. Il ministro ha parlato di un rincaro del 40% (che si sommerebbe al precedente aumento del 20%) per le tariffe del mercato tutelato. Stime più ottimiste parlano di un 25-30%. Una cosa è certa: le famiglie a fine anno si troveranno a fare i conti con incrementi di prezzi su tutti i fronti, a salari fermi o in diminuzione.

Perché tutto questo?

La causa più evidente dell’incremento delle bollette di luce e gas è l’aumento del prezzo del metano. Questo è dovuto da un lato ad un incremento della domanda mondiale, dall’altro a condizioni di “fragilità” produttive e logistiche.

L’aumento della domanda è a sua volta spinto dall’esigenza dei grossi consumatori di fonti energetiche di “decarbonizzare” la produzione, allo scopo di ridurre le spese in oneri di emissione.

Questo rapporto viene, strumentalmente anche se non in modo esplicito, agitato dal Ministro per sostenere le sue tesi sul “ripensamento” sul nucleare nonché i suoi attacchi – lanciati sempre in modo molto sottile – contro le rinnovabili.

In parole povere, Cingolani vuole dimostrare che la transizione ecologica ha costi elevati e che quindi va accompagnata da un atteggiamento “laico”

Nelle sue intenzioni questo si traduce in

  • un indebolimento degli sforzi per il passaggio a fonti di energia pulita
  • una diversificazione dell’approvvigionamento che preveda anche nucleare e metano
  • un approccio alle emissioni orientato, più che alla loro riduzione, al loro trattamento ex post (si parla di incapsulamenti e seppellimenti della CO2 presente nell’atmosfera, imprese titaniche a costi insostenibili…ma molto redditizie).
Ma l’aumento non riguarda solo le bollette…

L’aumento del costo dell’energia ha ricadute a cascata su tutto il mercato delle merci.

I rincari in questo settore non sono, però, dovuti esclusivamente a questo.

Gli aumenti – anch’essi a doppia cifra percentuale – dei prodotti derivati dal grano, degli oli vegetali di largo consumo (es. soia) e dello zucchero sono dovuti al cambiamento climatico in corso.

Per essere più precisi, ad eventi catastrofici, non più tanto straordinari, che dal Canada al Brasile all’Asia hanno devastato i raccolti, anticipando forti riduzioni dell’offerta e un conseguente aumento dei prezzi. L’ad de “La Molisana” ha di recente dichiarato che, in 110 anni di storia aziendale, non si sono mai trovati di fronte a nulla di simile, e ha paventato, oltre agli aumenti in realtà già iniziati, il rischio concreto di non avere abbastanza grano per fare la pasta per la primavera 2022.

Quali possibili soluzioni?

Nell’immediato, per quanto riguarda le bollette, il Governo sembra intenzionato a scorporare gli oneri non direttamente connessi alla fornitura di energia e gas, ivi compresi quelli per il sostegno alle rinnovabili.

Non sappiamo ancora se saranno messi a carico della fiscalità generale, come indicato giustamente dall’ARERA, oppure no.

Un’altra strada indicata dall’ARERA è quella, già praticata, di utilizzare una parte dei proventi degli oneri sulle emissioni per calmierare i prezzi della materia prima energetica.

Va ricordato che oggi il 50% di quei proventi va a finanziare il pagamento degli interessi sul debito pubblico. Si tratta dell’ennesimo esempio di sconsideratezza e arroganza neoliberale, per cui i costi del rispetto delle regole imposta dal dogma delle regole di bilancio europee vengono scaricati sulla popolazione.

Ma non è sufficiente!

Gli oneri, però, pesano solo per circa l’11% sulla bolletta. Le associazioni dei consumatori prevedono rincari di almeno 700 euro a famiglia.

È una cifra enorme, che peserà proprio su quei nuclei già gravati dalla combinazione drammatica di crisi economica e crisi pandemica.

Sono bruscolini, invece, per quelli che erano già ricchi e che si sono arricchiti ulteriormente in quest’anno è mezzo: sono loro che devono pagare!

Il costo del calmieramento della bolletta va sì “scaricato” sulla fiscalità generale, ma questo rischia di essere un provvedimento equo solo all’apparenza, se non si attaccano alla radice evasione, elusione e le migliaia di regimi fiscali impropriamente agevolati, in primis per imprese e redditi medio alti.

È possibile e necessario immaginare, nell’immediato, misure urgenti, anche una tantum, per azzerare gli aumenti.

In sintesi riteniamo che il Governo debba:

  • assicurare lo stop agli aumenti energetici, facendoli pagare a chi può e non a chi già paga troppo. Tassare gli extraprofitti delle società energetiche, istituire un prelievo di solidarietà sui redditi alti, allargare la fascia di famiglie aventi diritto a sconti o esenzioni
  • affrontare il tema urgente dell’aumento dei generi di consumo, in primis alimentari, innanzitutto difendendo il reddito di cittadinanza e mettendo allo studio ulteriori forme di sostegno al reddito, o di aggancio dei salari all’inflazione
Un cambio di paradigma

C’è dell’altro. Le cause degli aumenti – energetico e alimentari – sono solo all’apparenza contingenti, ma in realtà ci parlano di un sistema economico e ambientale ormai ampiamente insostenibile.

Dopo aver giocato per decenni agli apprendisti stregoni, i grandi capitalisti e neoliberisti d’ogni sorta non sono in grado di controllare il “mostro” che hanno destato, ma in modo cieco ed arrogante continuano a diffondere ai quattro venti ideologie e presunte “leggi” economiche quotidianamente smentite dai fatti.

Noi riteniamo, invece, che sia necessario e urgente un intervento di peso dello Stato nell’economia e nella programmazione degli investimenti.

La transizione ecologica è possibile solo se sostenuta dalla spesa pubblica, adeguatamente finanziata prelevando dalle tasche dei più ricchi.

C’è bisogno di continuità e certezza del finanziamento, nonché di progettazione sistematica, per dare alla transizione i necessari caratteri di rapidità e organicità.

Niente di tutto questo rientra nell’ordine delle possibilità del fantomatico libero mercato.

Se si guarda bene, le due “cause” non sono altro che facce della stessa medaglia, quella di un pianeta che accelera verso mutamenti irreversibili e che ha bisogno di una rapida e potente “frenata”.

Oggi è tecnologicamente possibile, ed economicamente sostenibile, convertire le nostre economie ad un sistema di zero emissioni.

E’ possibile investire in modelli di agricoltura e utilizzo del suolo non intensivi, rispettosi delle risorse naturali e che azzerino le sostanze clima alteranti.

E’ possibile, ma soprattutto è drammaticamente necessario, rallentare l’aumento delle temperature riducendo drasticamente le cause antropiche (o per meglio dire, le cause capitalistiche, dato che non è “l’uomo” ad essere nemico della natura, ma un sistema economico che è innanzitutto nemico dell’umanità).

Il futuro dell’umanità sarà ecosocialista, o non sarà!
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