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Genere, laicità e diritti

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I movimenti e le lotte delle donne e delle soggettività LGBTQIA hanno cambiato radicalmente il modo di fare e pensare la politica.

Lo abbiamo sempre saputo: lavoriamo di più e veniamo pagate di meno, la salute e la cura non sono costruite a nostra misura, su di noi – sui nostri corpi e sulle nostre scelte – si esercitano costantemente violenza, pressione, costrizione.

Viviamo in un mondo che è ancora al maschile. Per questo, oggi più che mai, ci sembra necessario lottare, produrre riflessione, riempire le piazze per demolire l’idea che i generi, o gli orientamenti e le scelte sessuali, siano vincolati ad un elemento biologico, ad un “destino” del corpo scritto e immutabile, per contestare l’idea che la divisione del lavoro, dei compiti, dei ruoli sarebbero attribuiti una predisposizione, un’inclinazione, di una presunta “natura”.

Ma la strada è lunga e tutta in salita, perché se per un verso ci siamo unite e lottiamo assieme, per l’altro l’ondata di destra che attraversa il nostro Paese promette di aggravare una situazione già compromessa da decenni di politiche che, sottraendoci il diritto ai servizi fondamentali (istruzione, salute, lavoro stabile e sicuro), hanno tartassato tutti e doppiamente le donne e da una visione patriarcale che stenta a tramontare.

Il ddl Pillon è l’ultimo di una serie di obbrobri legislativi mirati a limitare la nostra libertà di scelta e la nostra autonomia.

Gli attacchi alla 194 e la vera e propria persecuzione delle soggettività LGBTQIA in nome di una fantomatica famiglia tradizionale, l’assoluta mancanza di volontà di intervenire sulla disparità salariale e di condizioni di lavoro, il discorso pubblico sempre più orientato nel giudicare indistinguibile “vittima” e carnefice nei casi di violenza fisica, psicologica, sessuale, ci riportano quotidianamente alla necessità di intensificare e unire le lotte.

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