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[SLOVENIA] Covid19, in Slovenia una svolta autoritaria?

slovenia svolta autoritaria

Il Covid19 se ne infischia altamente dei confini nazionali. Supera barriere, muri, colpisce a destra e a manca. Eppure gli Stati nazionali sono il soggetto chiave nella risposta alla pandemia. I governi nazionali hanno margini d’azione che possono utilizzare per fermare il contagio e difendere la popolazione. Con l’ “emergenza” assistiamo a un ritorno del protagonismo dello Stato e a un’ accelerazione di tendenze autoritarie che erano già in atto. Il caso più noto in Europa è probabilmente quello di Orban, primo ministro ungherese, e del voto parlamentare che gli ha di fatto concesso pieni poteri. E, ciò che è più grave, di fatto sine die. C’è però un altro Paese nel cuore dell’Europa che sta vivendo un passaggio altrettanto pericoloso. Parliamo della piccola Slovenia al confine proprio con l’Italia. La Slovenia è di fronte ad una svolta autoritaria.

Che cosa succede a Lubjana?

Il primo Ministro Janša ha assunto numerosi poteri e procede a un attacco sistematico di tutte quelle istituzioni che potrebbero intralciargli il cammino.  Non solo l’opposizione, ma, ad esempio, stampa e giornalisti sono oggetto di una denigrazione costante.

Per comprendere meglio come la Slovenia stia affrontando la pandemia e quali sono i segnali di una svolta autoritaria pubblichiamo la traduzione, a cura del compagno Giordano Vintaloro, di un documento prodotto da Levica, il principale partito della sinistra sloveno.

Oltre alla spiegazione delle misure messe in campo dal governo e delle relative controproposte di Levica, emergono questioni centrali anche qui in Italia. Parliamo del rischio di una restrizione del campo delle libertà democratiche – personali e collettive che siano – o dell’utilizzo della pandemia per favorire determinati gruppi privati, speculando sul bisogno di salute che oggi emerge con urgenza in ogni angolo del pianeta.

Un lavoro di controllo popolare dell’azione delle istituzioni e delle aziende private è l’ossatura di una risposta democratica e partecipata alla crisi esplosa col coronavirus. Rafforzare le relazioni internazionali, capire cosa accade altrove, riflettere sulle misure messe in campo in altri Paesi, scambiarsi informazioni e proposte, rimane un lavoro essenziale per chi, come noi, è convinto che non ci si salva da soli.

Buona lettura!

Levica - Newsletter Internazionale - 20 Aprile 2020

Quasi contemporaneamente allo scoppio del Coronavirus in Slovenia si è insediato un nuovo governo di destra dopo che l’ex primo ministro liberale si è dimesso.

Nonostante le promesse pre-elettorali di non unirsi a un governo di destra, due ex partner della coalizione (il Partito moderno di centro e il Partito democratico dei pensionati in Slovenia) si sono uniti al nuovo governo in cambio di favori e per paura di perdere i loro seggi parlamentari. Il governo è stato formato dal Partito democratico sloveno (SDS) guidato da Janez Janša, un politico noto per diversi scandali di corruzione, per le origini oscure delle sue proprietà e per gli attacchi ai giornalisti sui social media. Il suo partito è affiliato all’organo di propaganda Nova24, finanziato attraverso collegamenti sospetti con l’Ungheria.
Immediatamente dopo essere salito al potere ha iniziato una purga ideologica del personale governativo, sostituendo i capi della polizia e dello stato maggiore dell’esercito, e in seguito il direttore dell’ufficio nazionale di investigazione e il capo dell’agenzia di intelligence e sicurezza slovena. È stata istituita una cabina di regia della crisi che opera senza una base legislativa e i medici esperti di epidemiologia sono stati allontanati, lasciando solo un membro dell’SDS che non sa nulla della materia. Il governo ha quindi introdotto misure autoritarie, come il divieto di circolazione tra comuni diversi. La ragione alla base del divieto erano i presunti assembramenti di persone in luoghi pubblici, ma l’informazione era basata esclusivamente su delle voci. Nel frattempo, il maggior numero di decessi correlati al nuovo coronavirus si registra tra gli anziani nelle case di riposo. Sempre in questo frangente, il governo ha cercato di applicare diverse altre misure, come la concessione di poteri di polizia ai militari senza una clausola specifica sulla scadenza di tali misure.

Ai primi di aprile, in parlamento è stata approvata una legge-omnibus, la più ampia degli ultimi 30 anni in termini finanziari. Nessun’altra legge ha mai distribuito qualcosa come tre miliardi di euro, che rappresentano quasi 1/3 del bilancio annuale della Slovenia.

Lo stato distribuirà questi tre miliardi di euro alle imprese e alla popolazione colpita dalla recessione economica a seguito dell’epidemia. La legge è stata redatta dal governo in pochi giorni e ha molte lacune e carenze, che l’opposizione ha cercato di correggere con oltre 70 emendamenti. La coalizione non ha ammesso né discusso nessuno degli emendamenti dell’opposizione. Per questo motivo molti gruppi sociali sono stati messi in pericolo dal governo:

  1. AUTONOMI: lo stato con loro gioca alla lotteria: avranno diritto all’assistenza pubblica solo se hanno guadagnato almeno il 25% in più a febbraio rispetto a marzo o il 50% in più rispetto ad aprile e maggio. Abbiamo – senza successo – cercato di eliminare questa disposizione senza senso.
  2. AFFITTUARI RESIDENZIALI E COMMERCIALI: non riceveranno alcuna assistenza, anche se perdono o hanno già perso il loro intero reddito (famiglie) o non sono in grado di operare (imprese, punti vendita). Abbiamo suggerito che anche i proprietari avrebbero dovuto dovrebbero comportarsi in maniera solidale, limitando gli affitti durante l’epidemia a un massimo del 30% delle entrate correnti dell’inquilino.
  3. STUDENTI LAVORATORI: riceveranno solo 150 euro di sostegno di solidarietà sotto forma di un pagamento una tantum. Abbiamo proposto di far loro avere diritto a una compensazione dell’80% in relazione ai loro guadagni medi nella seconda metà del 2019.
  4. PENSIONATI: chiunque abbia una pensione inferiore o uguale a 699 euro non riceverà nulla, mentre chiunque abbia una pensione superiore o uguale a 701 euro riceverà un supplemento di 130 euro. Abbiamo proposto una divisione più equa (da una pensione minima che arrivi fino a 850€), ma i parlamentari della coalizione l’hanno respinta senza una parola di giustificazione.
  5.  LAVORATORI: non riceveranno un bonus in base alla loro esposizione al virus a causa del loro lavoro, ma un importo fisso di 200 euro indipendentemente da esposizione, stipendio base o rischio. Se, nel settore pubblico, i bonus possono raggiungere fino al 100% dello stipendio per quelli in prima fila, perché non si può fare nel settore privato?
  6. LAVORATORI PRECARI: i lavoratori delle agenzie riceveranno solo il 70% del salario minimo in attesa, non il 100% come tutti gli altri. I lavoratori che lavorano sulla base di contratti di diritto d’autore, di imprese di rischio, ecc., non hanno diritto a nessuna assistenza. Abbiamo cercato di estendere l’aiuto a loro, senza successo.
  7. FAMIGLIE CON MENO DI TRE BAMBINI: il governo aiuterà solo le famiglie numerose e ignora tutti gli altri, compresi i genitori single.
  8. PERSONE SENZA ASSICURAZIONE SANITARIA: Nonostante la crisi sanitaria, il governo ha rifiutato di includerli almeno nell’assicurazione sanitaria obbligatoria.
  9. FAMIGLIE E IMPRESE CON PRESTITI: dopo una settimana, il governo si è rimangiato la parola che aveva dato: i prestiti possono ora essere congelati per 12 mesi ma gli interessi continuano ad accumularsi. Per chi ha €100.000 di capitale, questo significa circa €2.500 di interessi extra.
  10. BENEFICIARI DEGLI ASSEGNI SOCIALI: tutti i loro benefici in caso di crisi saranno presi in considerazione nei futuri censimenti e avranno quindi un impatto sulla loro ammissibilità agli assegni sociali.

Anche nei casi in cui il governo ha riconosciuto i propri errori o si è reso conto che le sue proposte non sarebbero state accolte, i parlamentari di maggioranza non hanno accettato gli emendamenti all’opposizione ma hanno scritto dei propri emendamenti copiati dai nostri, ad esempio nel caso della disposizione proposta che avrebbe consentito ai poliziotti di entrare nelle case senza un mandato.

Nel suo discorso di apertura, il primo ministro Janša ha riconosciuto che “la legge non è perfetta” ma ha descritto i tentativi dell’opposizione di correggere la legge con emendamenti come una sorta di “fastidio”.

Così dicendo ci ha chiarito che tipo di governo abbiamo: solo quelli al potere possono avere ragione mentre tutti gli altri hanno torto. La critica è considerata “fastidiosa”.

Matej T. Vatovec: Il governo dovrebbe smettere di nascondere all’opposizione i materiali di lavoro per i pacchetti anti-coronavirus

Il 14 aprile il capogruppo parlamentare di Levica Matej T. Vatovec ha inviato una lettera al governo e al segretario di stato per i rapporti tra il governo e l’Assemblea nazionale nell’ufficio del primo ministro, Vinko Gorenak, chiedendo quale fosse lo scopo della comunicazione tra il governo e l’opposizione se il governo non fornisce nemmeno i materiali di base necessari per partecipare alla preparazione del secondo pacchetto di misure di intervento per frenare l’epidemia di COVID-19. I partiti di opposizione sono stati informati sulle bozze delle misure attraverso i media.

Levica ha inviato una serie di proposte al governo per migliorare le misure statali, che abbiamo anche coordinato con i gruppi parlamentari LMŠ e SD. Tuttavia, come nella preparazione del primo pacchetto, il flusso di informazioni è purtroppo unilaterale, dato che il governo impedisce deliberatamente all’opposizione di cooperare alla stesura.

Pertanto invitiamo il governo a non ripetere questo errore quando adotterà un altro pacchetto anti-coronavirus. Il modo più semplice per evitare un altro disastro è quello di coinvolgere quanto prima i partiti di opposizione e la società civile, che non sono stati ascoltati nell’adozione del primo pacchetto anticorruzione.

Le compagnie di assicurazione private hanno guadagnato 20 milioni di euro durante la crisi con le assicurazioni complementari

Dopo la transizione al capitalismo, la Slovenia aveva bisogno di trovare un metodo per integrare il finanziamento del sistema sanitario, che per la maggior parte è pubblico. All’epoca si decise di includere nel sistema gli assicuratori privati e venne introdotta la cosiddetta assicurazione sanitaria complementare. Nonostante il nome ingannevole, questa assicurazione è obbligatoria. Poiché il numero di compagnie assicurative è limitato e si tratta di istituzioni a scopo di lucro, i costi vengono gonfiati artificialmente e il denaro fluisce dal sistema pubblico nelle tasche private. Anche durante la crisi del coronavirus praticamente tutte le famiglie slovene hanno ricevuto nelle loro cassette postali la fattura da 35 euro per l’assicurazione sanitaria integrativa. Il conto deve essere pagato per l’intero importo, anche se i servizi coperti dall’assicurazione sanitaria integrativa erano praticamente fermi.

Donne: vittime invisibili della crisi

L’epidemia ha dimostrato che le persone che perseguono professioni “meno esigenti” sono quelle che mantengono la società in piedi. Gran parte di loro sono donne. In prima linea, rischiano la loro salute come infermiere. La maggior parte dei lavoratori nei supermercati sono donne. Donne sono anche quelle che puliscono, lavoratrici quasi sempre invisibili. I salari di questi lavoratori sono miserabili, ma persistono perché non hanno altra scelta. Una famiglia su cinque in Slovenia è una famiglia con un solo genitore, e nella stragrande maggioranza l’unico genitore è la madre. Le famiglie monoparentali sono tra i gruppi più vulnerabili della società. In che modo queste madri si prendono cura dei figli se per l’urgenza gli viene imposto di andare al lavoro?

Il governo ha trascurato le persone in difficoltà a causa dell’epidemia. Inoltre, ha respinto tutti gli emendamenti proposti dalla sinistra per includere le famiglie più vulnerabili nel pacchetto di protezione.

La pandemia di coronavirus rivela e aggrava queste e altre disuguaglianze sociali. Le differenze sociali preesistenti mettono i più deboli in una posizione ancora più debole. La crisi ha ribadito che dobbiamo costruire una società più giusta in modo che non siano più vulnerabili.

Il governo dovrebbe immediatamente cancellare i tagli alla produzione di film e libri

Il ministero della cultura ha spiazzato il pubblico con una misura dannosa che prevede la sospensione di tutti i bandi per presentare proposte e di tutte le procedure per i bandi in corso sia per l’Agenzia pubblica per il libro (JAK) che per il Centro sloveno di cinematografia (SFC). In questo modo, il ministro della cultura vuole tagliare le risorse per la produzione di libri e film, in un momento in cui stanno già subendo gli effetti della crisi, poiché molti operatori culturali rimarranno senza reddito.

La sinistra ha quindi preso l’iniziativa per annullare immediatamente i tagli alla cultura e preparare al contrario misure di emergenza per assegnare più fondi al bilancio nei settori della cultura e delle arti.

Il governo sta negando l’assistenza ai genitori autonomi

La “legge-monstre” del governo, per tutta la durata dell’epidemia, ha completamente escluso madri e padri lavoratori autonomi che esercitano il loro diritto al lavoro part-time per prendersi cura dei bambini fino a tre o sei anni. La sinistra ha proposto un emendamento che equiparerebbe lo status di queste persone a quello degli altri lavoratori autonomi, ma la nostra proposta è stata respinta. Inoltre, i partiti della coalizione ci hanno accusato di ritardare l’adozione della legge, mentre la coalizione e il governo hanno deliberatamente negato l’assistenza ai genitori lavoratori autonomi, compresi i genitori single che ora sono praticamente senza reddito.

Dopo le vicende del commercio di armi e di Patria, un altro scandalo di mascherine e protezioni?

Dal 1990 in poi, la Slovenia è stata scossa da numerosi scandali di corruzione nel commercio di armi. Il primo ha avuto luogo durante il periodo di indipendenza, quando alcuni individui si sono spudoratamente arricchiti con la rivendita illegale di armi dell’ex esercito jugoslavo ai campi di battaglia dei Balcani. Secondo alcuni giornalisti investigativi, l’attività è stata condotta attraverso il ministero della difesa, che all’epoca era diretto da Janez Janša. La seconda vicenda ha avuto luogo sotto il suo governo nel 2008, quando i tribunali hanno iniziato a indagare su un accordo da diversi milioni di euro riguardante veicoli blindati. Sebbene esistessero prove del coinvolgimento di Janša, il caso fu archiviato a causa dell’ostruzionismo dell’avvocato di Janša. Oggi si firmano senza sosta contratti multimilionari dell’Istituto per le riserve di materie prime con imprenditori sloveni che hanno promesso maschere protettive e altre attrezzature in cambio di grandi commissioni, anche se non hanno esperienza né competenza nel campo dell’importazione di attrezzature mediche e protettive. Il governo di Janez Janša ha giustificato queste dispendiose transazioni con la menzogna secondo cui la legge impone al governo che i dispositivi di protezione necessari possano essere acquistati solo attraverso intermediari sloveni. È questo quindi un altro caso – dopo gli accordi sulle armi e Patria – di milioni di euro che se ne vanno nelle tasche dei privati?

Il ministro degli esteri Logar dovrebbe dimettersi da ministro degli esteri per avere screditato i giornalisti sloveni all’estero!

L’SDS ha inviato una controversa lettera attraverso l’ufficio di comunicazione della Repubblica di Slovenia alla piattaforma del Consiglio d’Europa per la promozione della protezione del giornalismo e della sicurezza dei giornalisti. La piattaforma del CdE ha pubblicato il tweet del primo ministro Janša in cui questo accusava RTV SLO (l’emittente nazionale slovena) di diffondere bugie e diceva che c’erano troppi giornalisti impiegati che erano anche pagati troppo bene. Tra l’altro, nella risposta all’istituzione l’SDS ha scritto che la maggior parte dei media sloveni aveva avuto origine dal regime comunista. Gli altri partiti della coalizione non sapevano nulla dell’invio fino a quando non hanno letto le dichiarazioni sui media. Gli attacchi ai media e il discredito dei giornalisti non allineati all’SDS sono una costante nella nostra arena politica. La lettera del ministro degli esteri Logar, in cui si afferma che tutti i principali media sloveni sono eredi del sistema totalitario e che i loro direttori sono membri della polizia segreta Udba, conferma solo ciò che già sappiamo di questo partito – che sceglie qualsiasi mezzo per raggiungere i suoi obiettivi. Si definiscono combattenti contro il “totalitarismo”, ma si comportano come un partito autoritario e fuori controllo.

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