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Decreto scuola: un primo commento

protesta buona scuola

A ormai un mese dall’effettiva chiusura delle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale e dalla sospensione delle attività didattiche in presenza, il MIUR ha partorito il decreto che sancisce le regole per i prossimi mesi. E, come nella migliore delle tradizioni, la montagna ha partorito un topolino. Il decreto Azzolina sulla DaD non risolve i quesiti aperti e crea nuovi problemi.

La didattica a distanza diventa obbligatoria

La Didattica a Distanza, finora considerata volontaria, sembra essere diventata obbligatoria dato che, come si legge al comma 2 dell’art.3, “[…] il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione […]”. Il Governo, però, commette due fatidici errori: presuppone, prima di tutto, che sia i docenti sia le studentesse e gli studenti siano in possesso degli strumenti adeguati alla didattica a distanza; dimentica, in secondo luogo, di esporre concretamente cosa significa “fare lezione a distanza”. Due mancanze che il Ministero sa di non poter colmare senza scivolare nell’incostituzionalità. In soldoni, nulla è cambiato: ogni docente, grazie alla sacrosanta libertà di insegnamento, deciderà come mettere in pratica la ormai famosa DaD grazie al proprio buonsenso. Di inclusione e di diritto allo studio, parole tanto care al Ministero dell’Istruzione, in sostanza non se ne vede traccia neanche questa volta.
Pretendiamo una scuola accessibile a tutte e tutti, che non si riduca alla somministrazione virtuale di nozioni.

La privacy non è più un problema!

Le (non) prese di posizione del Ministero ci lasciano perplessi anche riguardo all’uso della tecnologia. Ore e ore di corsi d’aggiornamento su come istruire gli alunni all’uso consapevole delle tecnologie sono spazzate via in un batter d’occhio. In primo luogo, non capiamo perché improvvisamente non è più considerato insalubre trascorrere metà giornata davanti ai famosi strumenti “adeguati” alla DaD, che – per inciso – ancora non è ancora chiaro dove si dovrebbero reperire, considerando anche come agli aiuti messi a disposizione delle famiglie per acquistare gli strumenti tecnologici siano ad oggi risultati inadeguati.
In secondo luogo, siamo perplessi per il fatto che il decreto non fa nessun riferimento alla privacy di docenti e studenti, spesso minorenni, esposta in modo totale. Le scuole stanno regalando i dati di alunni e docenti ai grandi della tecnologia come Google, Microsoft e Cisco.
Vogliamo la trasparenza delle piattaforme web e dei canali telematici. La Scuola non è Amazon!

Un imperativo categorico: valutare, valutare, valutare!

Anche per quanto riguarda l’annosa questione della valutazione, Azzolina & co. sembrano aver gettato i semi per dei frutti da raccogliere chissà quando. Nella secondaria di II grado se la cavano con la doppia opzione riguardo alle classi terminali da sciogliere a metà maggio e con il congelamento dei debiti da rimandare a settembre. Gli studenti non saranno tutti promossi, come già qualcuno sta gridando indignato dalla meritocrazia lesa, ma saranno valutati per poi passare semplicemente all’anno successivo in deroga a eventuali insufficienze (questo è il riferimento ai DPR del 2009 e 2017).
Il complesso compito di valutare studentesse e studenti già troppo spesso è ridotto alla mera attribuzione di voti in seguito a verifiche nozionistiche. In una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo, il ruolo dei docenti è quello di guida e supporto più di quanto non lo sia già nella normalità. A causa sia della volontarietà che finora ha caratterizzato la DaD sia della sua intrinseca non-inclusione riteniamo, quindi, impossibile sciorinare voti.
Chiediamo l’idoneità all’anno successivo a tutti gli studenti e le studentesse, attraverso una valutazione formativa che tenga conto del percorso generale degli studenti al di fuori di questo “perìodo especial “ e, qualunque sia l’esito dell’emergenza, un esame per le classi terminali semplificato all’esposizione orale!

(Ancora) più potere ai DS?

Non ci siamo stupiti del fatto che la poca chiarezza del DL 8/4/2020 rischia di regalare, in continuità con i decreti legislativi degli ultimi vent’anni, più potere ai Dirigenti Scolastici svuotando di rappresentatività gli organi collegiali. È necessario normare la riunione di tutti gli organi di rappresentanza della scuola necessari alla prosecuzione della attività didattiche.

I precari restano bistrattati

Ancora una volta, a pagare più amaramente il prezzo di questa emergenza sono le fasce più deboli di lavoratori: i docenti precari. Il ministero ha costretto tutti i suoi dipendenti alla flessibilità, spingendoli all’utilizzo di tecnologie senza nessun tipo di formazione. Contemporaneamente non ha la forza di gestire tutto il mondo vecchio e inefficace della burocrazia scolastica attraverso lo smart working. Così come sono state aperte le procedure di mobilità, si dovrebbero aprire e aggiornare le graduatorie d’Istituto. I docenti precari, quindi, dovranno attendere ancora un anno prima che le graduatorie di Istituto siano aggiornate. Poi, ancora un tempo indefinito prima di poter sostenere un concorso per accedere al ruolo.
La stabilizzazione di chi lavora da oltre tre anni è doverosa. Inoltre, è garantita da normative europee che la impongono superati i 36 mesi di contratti a termine.

Assunzioni subito!

Non ci interessa stare dietro i tempi dei Governi che millantano da anni di bandire concorsi per i docenti precari. Concorsi che ogni anno cambiano requisiti di accesso, a cause delle costanti mediazioni tra forze politiche in atto. Il concorso non ci sarà e non ci dovrà essere perché i docenti precari, che hanno sostenuto la scuola in tutti questi anni, devono essere stabilizzati.
Se sarà necessario mostrare la forza unita dei lavoratori della scuola, sciopereremo durante gli scrutini!
Chiediamo la stabilizzazione di tutti i docenti precari.

La DaD non può diventare la nuova scuola!

Non vorremmo che questa situazione di emergenza diventi un pretesto per dimostrare che lo smart working può avere una felice applicazione anche nel mondo dell’Istruzione. Non è così! Pretendiamo che la scuola continui ad essere luogo di scambio e confronto, volto allo sviluppo della persona in toto più che a quello delle sue competenze (ne abbiamo già parlato qui).
La retorica della Didattica a Distanza come misura cautelare da utilizzare anche l’anno prossimo onde evitare un ritorno all’emergenza sanitaria non la beviamo! Le cosiddette classi-pollaio sono state e saranno sempre un problema per la qualità della didattica, indipendentemente dall’emergenza che stiamo attraversando. L’unica soluzione, ancora una volta, è assumere i docenti per ridurre il numero di studenti per classe. Vogliamo che il Ministero dell’Istruzione stanzi fondi per l’edilizia scolastica e non solo per la passeggera DaD. Vogliamo che aumenti lo stipendio dei lavoratori della scuola e non il contributo versato ai grandi nomi del mondo della tecnologia né ai privati.

Per una scuola per tutt* e di tutt*,
Potere al Popolo – Tavolo Scuola

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