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Un vergognoso decreto che chiude i porti agli sbarchi

In piena emergenza sanitaria e sociale di portata globale, il governo italiano ha deciso che i porti italiani non hanno il requisito di “pos-place of safety” (porto sicuro) necessario per lo sbarco dei migranti soccorsi in mare fino alla fine dell’emergenza Covid-19.

Il decreto è stato firmato dai ministri Paola De Micheli (Infrastrutture e Trasporti), Luigi di Maio (Esteri e cooperazione internazionale), Roberto Speranza (Salute) e Luciana Lamorgese (Interno) e stabilisce che “per l’intero periodo di durata dell’emergenza sanitaria nazionale derivante dalla diffusione del virus COVID-19 i porti italiani non assicurano i requisiti necessari per la classificazione e definizione di Place of Safety (“luogo sicuro”).” In assenza di questa caratteristica, i porti italiani non possono accogliere navi di salvataggio battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR italiana (Search and Rescue).

Il decreto ministeriale passato quasi inosservato è stato firmato proprio al momento del soccorso di 150 migranti da parte della nave di salvataggio civile Alan Kurdi dell’ONG tedesca Sea Eye davanti alle coste libiche; l’Italia, in una nota del ministero degli Esteri al governo tedesco, ha dichiarato di rifiutarsi di accogliere i migranti, sottolineando che l’accoglienza è compito della Germania. Per fortuna che a settembre 2019 il governo annunciava “una svolta sulla ridistribuzione dei migranti sbarcati in Italia grazie a un meccanismo di solidarietà tra i paesi europei”.

Ricordiamo che l’emergenza Covid-19 è un’emergenza globale che colpisce soprattutto i paesi e le popolazione strutturalmente vulnerabili. Come ha avvertito il World Food Program dell’Onu, in tutta l’area del Sahel la crisi umanitaria rischia di diventare ingestibile con oltre cinque milioni di persone che stanno affrontando una grave insicurezza alimentare, elemento che accelera la diffusione del virus. Nei paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord dipendenti dal petrolio, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) il crollo dei prezzi del barile hanno ridimensionato drasticamente le risorse economiche per affrontare la crisi sanitaria. E in Libia continua una feroce guerra anche in piena emergenza Covid-19; il generale Haftar negli ultimi giorni ha bombardato proprio un ospedale di Tripoli dove si curavano le persone affette dal virus.

Tutti i Paesi dell’area sono quelli grazie ai quali l’Italia garantisce il proprio approvvigionamento energetico e con i quali le aziende belliche italiane hanno contratti economici miliardari.

L’appello del Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella di “stringersi attorno ai più deboli e a chi ne ha più bisogno in questo periodo di emergenza” a quanto pare non vale per tutti. Non possiamo che condannare l’ipocrisia del governo che da un lato critica gli “egoismi nazionali” quando si tratta di ricevere aiuti finanziari internazionali, dall’altra invece si nasconde proprio dietro un becero nazionalismo per respingere chi ha bisogno di aiuto. Oltre a quella per cui l’Italia che oggi si auto-dichiara “porto non sicuro” è lo stesso Paese che ha ritenuto la Libia, col suo carico di guerra, morti, torture, traffici e disperazione, un “porto sicuro”.

Per noi la giustizia e i diritti non possono essere selettivi.

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