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La questione palestinese e il servilismo della politica italiana

di Sergio Cararo

Il raggiungimento della tregua a Gaza, consente di tirare un attimo il fiato e di mettere a fuoco meglio una serie di fatti che sono avvenuti nel nostro paese nei quattordici velocissimi e drammatici giorni appena trascorsi.
Due giorni fa la Lega, coerente con la sua “fisionomia”, ha sventolato nell’aula della Camera dei Deputati le bandiere israeliane che sembra aver sostituito a quelle della Padania. Un vergognoso episodio di servilismo verso un altro Stato.


Ma la pagliacciata della Lega è stato solo la punta dell’iceberg che ha rivelato la subalternità della maggioranza della politica italiana verso l’influenza degli apparati ideologici di stato israeliani.
Ne era stata la dimostrazione l’ammucchiata che ha visto i leader dei partiti, dai fascisti di Fratelli d’Italia al segretario del Pd Letta passando per Lega, Forza Italia, M5S, Italia Viva, accorrere all’unisono alla manifestazione a sostegno di Israele mentre la società assisteva sgomenta e indignata ai brutali bombardamenti della macchina militare israeliana su Gaza come rappresaglia ai razzi lanciati dai palestinesi.
Il drammatico bilancio dei morti – 232 palestinesi e 11 israeliani – ci dice che ogni simmetria diventa insopportabile. In tal senso le comunicazioni del ministro degli Esteri Di Maio alla Camera – che ha chiesto solo lo stop al lancio dei razzi palestinesi – sono state di una ipocrisia irricevibile
La migliore ed evidente risposta alla codardia della politica italiana, sono state le straordinarie e partecipatissime manifestazioni popolari in solidarietà con i palestinesi che hanno riempito le piazze sabato scorso in molte città italiane.

E’ stato un risultato che per molti versi ha sorpreso anche chi da tempo agisce a sostegno della causa palestinese. Un risultato talmente importante che la “politica” ha ordinato alle redazioni di tutti i TG (pubblici e privati) di occultare palesemente e vergognosamente le manifestazioni. Ma nascondere l’empatia popolare verso i palestinesi non salverà l’anima nera dei partiti che si sono schierati con la politica delle autorità israeliane. Non ha salvato Enrico Letta dalla reazione avversa di settori del suo stesso partito, né salverà la Lega, ultima arrivata sul carro di chi va con il cappello in mano all’ambasciata israeliana o a Tel Aviv.
Non solo. Sulla sua “strada gelata”, la stessa Bestia della Lega ha trovato pane per i suoi denti proprio sul terreno della comunicazione via social. Uno studio ha rivelato che la macchina da guerra leghista, sulla Palestina e tra i giovani, è stata efficacemente contrastata da Potere al Popolo.
Ma la risposta popolare e politica a questo vergognoso servilismo ha fatto anche altro. In Parlamento è stata depositata una mozione dei deputati di “L’Alternativa c’è” che chiede il riconoscimento dello Stato di Palestina, rendendo così meno ipocrita l’alibi di chi si nasconde dietro lo slogan “due popoli, due Stati” ma accettando che ne esista solo uno negando all’altro la possibilità di esistere.
Nel pomeriggio di venerdi 21 maggio, tutte le sedi Rai regionali vedranno manifestazioni di protesta per il modo vergognoso con cui l’informazione pubblica ha dato spazio ad alcune iniziative filo-israeliane e occultato altre a sostegno dei palestinesi, alla vergognosa subalternità alle veline ufficiali e alle fonti israeliane nel resocontare quello che accade nei Territori Palestinesi (a Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme est, territori del ’48) e in Israele.

Infine la dignità e la determinazione dei lavoratori portuali da Genova a Livorno a Napoli ha creato un incidente diplomatico ma mandato un segnale fortissimo che ha fatto il giro del mondo. Rifiutandosi di caricare le armi alla nave Asiatic Islands destinata a portarle al porto israeliano di Ashdod, i portuali hanno indicato che la strada del boicottaggio, disinvestimento, sanzioni verso Israele può essere l’arma popolare per ottenere una pace giusta e diritti definiti per la Palestina che governi e istituzioni si rifiutano di perseguire.
Esattamente come avvenne per il Sudafrica dell’apartheid. Nel 1989 Nelson Mandela era ancora in carcere nell’isola di Robben Island. Cinque anni dopo era il presidente del Sudafrica multietnico. Chi lo avrebbe immaginato? Quello è stato anche il risultato di una congiuntura storica, ma lo è stato anche per gli effetti della campagna internazionale di boicottaggio verso il regime sudafricano.
L’ipocrisia della politica italiana sulla questione palestinese – dai fascisti e la Lega fino a Pd e M5S – è apparsa ancora una volta evidente, ma di una debolezza e di un servilismo senza precedenti. Anche su questo c’è spazio per lavorare ad una alternativa.

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