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Adesso dormite nel fuoco

Abbiamo deciso di tradurre l’ultima newsletter di “Tricontinental: Institute for Social Research” – un istituto di ricerca internazionale, con sedi in India, Sudafrica, Argentina e Brasile. Buona lettura!


Ventesima newsletter, 2021

Care compagne, cari compagni

Saluti dalla redazione di Tricontinental: Istituto di ricerca sociale

La massiccia macchina da guerra israeliana sta attaccando i territori palestinesi occupati nel totale disprezzo del diritto internazionale. Poiché i territori palestinesi sono territori occupati, le Nazioni Unite non permettono all’occupante – Israele – di alterare il carattere della terra sotto occupazione. Ma questo non ha fermato Israele il cui tentativo di sfrattare le famiglie nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme ha portato all’irruzione delle truppe di frontiera israeliane nella moschea al-Aqsa. In seguito, ondate di bombardamenti aerei hanno provocato quotidianamente morti e feriti il cui bilancio si conoscerà solo quando la polvere si sarà posata.

È importante che i palestinesi non si siano arresi a questa violazione del diritto internazionale. Hanno resistito a Gerusalemme e in tutta la Cisgiordania, a Gaza e nei territori che circondano Israele. Migliaia di persone hanno intrapreso una marcia fino ai confini tra la Giordania e la Palestina e tra il Libano e la Palestina, ignorando le minacce di Israele di sparare contro di loro. Da Gaza, diverse fazioni hanno lanciato razzi per costringere Israele a rinunciare alla violenza a Gerusalemme. I razzi da Gaza sono stati una risposta alle provocazioni violente e illegali di Israele nei territori palestinesi. Il lancio di questi razzi non è stato l’avvenimento scatenante degli eventi del maggio 2021.

Le violenze di Israele

Negli ultimi quindici anni, Israele ha puntualmente bombardato Gaza nel 2006, 2008, 2009, 2010, 2011, 2014, 2018 e 2019. Oltre a questa violenza calda, Israele ha perseguito una politica di oppressione non solo a Gaza ma in tutto i territori palestinesi; si tratta di una politica di violenza fredda che cerca di demoralizzare i palestinesi e di portarli a lasciare i loro territori storici. Se è vero che Israele rifiuta la soluzione di uno Stato unico (uno stato democratico di palestinesi ed ebrei) e la soluzione dei due Stati (Israele e Palestina), è altrettanto vero che sta invece cercando una soluzione dei tre Stati (mandando i palestinesi in Egitto, Giordania e Libano). Questa è per definizione una pulizia etnica. I bombardamenti del 2021 sono stati particolarmente duri, gli obiettivi includono edifici della stampa e campi profughi. A Shateh (Gaza), un bombardamento del 15 maggio ha provocato decine di morti. La famiglia Abu Hatab ha perso dieci membri, di cui otto bambini. Brutali violenze come queste definiscono il progetto di apartheid israeliano : l’annientamento della popolazione palestinese; Rogers Waters definisce questa violenza “disprezzo primitivo”.

Date le chiare violazioni del diritto internazionale e la violenza asimmetrica dei bombardamenti israeliani, era ampiamente previsto che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiedesse un cessate il fuoco. Ma il governo statunitense del presidente Joe Biden ha informato gli altri membri del Consiglio che non avrebbe votato alcuna risoluzione di questo tipo. Gli Stati Uniti hanno bloccato da soli una dichiarazione del Consiglio sul peggioramento della situazione la scorsa settimana. Inizialmente, gli Stati Uniti si sono anche opposti a tenere una sessione aperta venerdì – come proposto da Norvegia, Tunisia e Cina – che alla fine si è tenuta domenica. Per queste ragioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ringraziato gli Stati Uniti e altri ventiquattro paesi per essere stati al fianco di Israele. Tra questi paesi c’è il Brasile, il cui presidente Jair Bolsonaro ha sostenuto il diritto di Israele a usare la forza contro i palestinesi. Questa dichiarazione di Bolsonaro è arrivata pochi giorni dopo l’operazione della polizia contro la popolazione di Jacarezinho a Rio de Janeiro, che ha portato al massacro di venticinque persone. Il divario tra Jacarezinho e Gaza è solo di dimensione, la brutalità è la stessa.

Il Brasile in un mondo multipolare

Il 15 maggio, la Tricontinental e No Cold War hanno tenuto un seminario intitolato Cina, USA, e la ricerca del Brasile di una politica estera indipendente. L’ex presidente Dilma Rousseff ha parlato di come, durante la sua presidenza (2011-2016) e durante l’amministrazione del suo predecessore Lula da Silva (2003-2011) il Partito dei Lavoratori ha guidato un processo per stabilire istituzioni multipolari come il G20 allargato (2008) e il progetto BRICS (2009). Questi non sono sistemi perfetti, certo, ma erano destinati a produrre piattaforme che non fossero completamente subordinate agli Stati Uniti. Nessuna delle due è stata all’altezza del loro potenziale. Le relazioni asimmetriche, ha detto Dilma, non sono uguali alla multipolarità. Il G20 continua ad essere guidato dalle potenze occidentali e il BRICS è stato indebolito dalla svolta a destra di Brasile e India. La B e la I del BRICS hanno avuto problemi, ha detto. La B a causa di Bolsonaro. Per quanto riguarda la necessità strategica di tornare al progetto di multipolarità per la ripresa economica, la Rousseff ha spiegato: La nostra ripresa dovrebbe essere necessariamente politica.

Il Brasile, essendo la più grande economia dell’America Latina, gioca un ruolo chiave nella costruzione di istituzioni multipolari e nella possibilità del diritto internazionale di mettere da parte le ambizioni imperiali degli Stati Uniti e dei loro alleati. Perché il Brasile svolga questo ruolo, il blocco politico che si oppone a Bolsonaro e alla destra deve rafforzarsi e trasformarsi in una coalizione elettorale vincente alle elezioni presidenziali del 2022. Solo se la sinistra torna al potere a Palácio do Planalto, il Brasile potrà di nuovo giocare un ruolo nella costruzione di un ordine mondiale multipolare.

Le sfide della sinistra brasiliana

Il nostro dossier di maggio, The Challenges Facing Brazil’s Left approfondisce proprio questo argomento. Per capire meglio i problemi e le possibilità della sinistra brasiliana, il gruppo di ricerca di São Paolo ha intervistato cinque leader della sinistra brasiliana: Gleisi Hoffmann, presidente del Partito dei Lavoratori; Kelli Mafort del consiglio nazionale del Movimento dei Lavoratori Senza Terra (MST); Élida Elena, vicepresidente dell’Unione Nazionale degli Studenti e membro della Rivolta Popolare della Gioventù (Levante Popular da Juventude); Jandyra Uehara del Comitato esecutivo nazionale della Centrale Unificata dei Lavoratori; Juliano Medeiros, presidente nazionale del Partito Socialismo e Libertà (PSOL); e Valério Arcary, membro del Comitato nazionale del PSOL. Attraverso le conversazioni con questi leader, il dossier traccia il percorso seguito dalla sinistra brasiliana, esaminando gli strumenti utilizzati per promuovere l’unità delle sezioni organizzate della sinistra e dei militanti di queste sezioni. Inoltre, il dossier esplora il dibattito sull’opportunità di costruire un ampio fronte anti-Bolsonaro o un fronte di sinistra più ristretto, così come l’impatto del recente proscioglimento di Lula dalle false accuse di corruzione e la sua rinnovata eleggibilità alle cariche di presidente.

I sondaggi recentemente pubblicati mostrano Lula in vantaggio su Bolsonaro al primo turno per 41% a 23%; in qualsiasi scenario di secondo turno, Lula sconfiggerebbe i suoi avversari (con 55% contro il 32% di Bolsonaro, per esempio). La leader del MST Kelli Mafort dice che il fattore Lula esercita un’enorme influenza sulla sinistra brasiliana. L’urgenza della situazione attuale richiede che lui continui ad essere un leader nella soluzione dei problemi del Brasile, ma aiuta anche a spingere gli attivisti a svolgere un lavoro di costruzione dal basso, a espandere le azioni di solidarietà e ad affrontare il bolsonarismo fascista [che permea] la classe operaia. Sradicare il bolsonarismo richiederebbe che il Brasile regolasse i conti con il comportamento criminale di Bolsonaro durante la pandemia, che ha già generato un’accusa di crimini contro l’umanità alla Corte penale internazionale dell’Aia. La prova delle politiche genocidiarie di Bolsonaro è stata resa pubblica nel giugno 2020 dal capo Raoni Metuktire dei Kayapó, che ha detto: Il presidente Bolsonaro vuole approfittare del virus; sta dicendo che le popolazioni indigene devono morire.

Nel dossier, il ragionamento di Mafort sulla necessità di costruire le basi nelle classi chiave è ripreso dagli altri intervistati. Essi affermano che vincere le elezioni è fondamentale ma che per assicurarsi non solo la presidenza bensì un nuovo progetto per il Brasile, è essenziale costruire la forza della classe operaia e contadina. I pilastri di questo nuovo progetto saranno un programma per lo scenario post-pandemico e una politica estera indipendente e internazionalista per il Brasile.

Aspettare che gli altri ritornino…

Dall’anno scorso, gli Stati Uniti hanno utilizzato la loro posizione di preminenza politica per far riconoscere Israele da diverse monarchie arabe (Marocco ed Emirati Arabi Uniti), il che significa mettere da parte le legittime aspirazioni [all’autodeterminazione, N.d.T.] dei palestinesi. Questo processo di negazione dei diritti dei palestinesi continuerà se gli Stati Uniti saranno lasciati incontrastati sulla scena mondiale. Un autentico multipolarismo impedirebbe agli Stati Uniti di usare la loro forza contro i palestinesi, gli yemeniti, i saharawi e altri popoli oppressi. La sconfitta delle classi dirigenti di paesi come il Brasile e l’India – subordinati agli interessi statunitensi – è essenziale per far avanzare gli interessi dei popoli del mondo, dalla Palestina alla Colombia.

Nel 2014, l’ultima volta che Israele bombardò Gaza, con estrema ferocia, il poeta iracheno Sinan Antoon osservava le famiglie che fuggivano dalle loro case bombardate verso le scuole delle Nazioni Unite, anch’esse bombardate. Immaginava il pericolo attraverso una conversazione tra un bambino e un nonno (sidu). Parlano di Jaffa (ora in Israele) e si interrogano sul diritto al ritorno dei palestinesi, garantito dalla risoluzione 194 (1948) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.


Torniamo a Giaffa, sidu?
Non possiamo

Perché?
Siamo morti
Allora siamo in paradiso, sidu?
Siamo in Palestina, habibi
e la Palestina è il paradiso
e l’inferno.
Cosa faremo ora?
Aspetteremo
Aspettare cosa?
Che gli altri

ritornino

Con affetto,
Vijay

 

Chi è Vijay Prashad?

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