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Insegnamenti della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici aeroportuali

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Napoli. Quali sono gli insegnamenti della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici aeroportuali di Capodichino?

Lunedì 25 maggio, il Consiglio Comunale della città di Napoli ha ripreso a riunirsi dopo il lockdown dettato dalla pandemia.

Ad accompagnare la ripresa dei lavori, fuori le mura del Maschio Angioino c’erano i cori e le rivendicazioni di centinaia di lavoratori e lavoratrici Aeroportuali di Napoli. Centinaia di lavoratori a cui questa “Fase 2” non ha portato lavoro ma solo l’attesa o la speranza di un sostegno.

Parliamo dei Lavoratori Stagionali della GESAC, circa 400, che ogni anno vengono assunti per 6 mesi l’anno per far fronte all’aumento dei ritmi di lavoro in aeroporto durante la fase estiva. Parliamo anche di centinaia di lavoratori in appalto alla GESAC, come quelli della GH, per i quali la Cassa Integrazione ancora non è arrivata.

Insomma, un bacino di forza lavoro che, tra lavoratori interni e dell’indotto, raggiunge numeri a tre cifre, spezzettato nelle mille formule contrattuali e che ora si ritrova a lottare per rivendicare soluzioni diverse.

Un Divide et Impera imposto dalle aziende e supportato dal Governo che ha previsto la possibilità di accedere a diverse forme di sussidi, che di certo non facilita le possibilità di unirsi in un’unica lotta e di un’unica rivendicazione.

“Un Bonus non basta, vogliamo un Futuro”

Così c’era scritto sullo striscione dei Lavoratori Stagionali Aeroportuali, uno striscione che da un lato denuncia le carenze dei provvedimenti presi da questo Governo e che dall’altro indica l’unica strada da perseguire per garantire un futuro lavorativo stabile.

E’ vero che a seguito delle numerose proteste avvenute online finalmente con il Decreto Rilancio anche figure lavorative stagionali non legate al turismo – le uniche contemperate dal “Cura Italia”, come appunto del settore dei trasporti aeroportuali, potranno beneficiare del Bonus previsto dal governo.

E’ anche vero però che questo sospiro di sollievo per molti non è di certo sufficiente per chi deve attendere, se andrà tutto bene, la prossima stagione estiva del 2021 per firmare un nuovo contratto di lavoro.

“Vogliamo un Futuro” perché Regione e Comune si facciano carico di questa situazione. Non solo perché questi enti, insieme alla città Metropolitana, detengono quote azionarie della GESAC, ma anche perché è chiesto di rimettere in discussione un piano del trasporto e del turismo che possa garantire piena occupazione e stabilità lavorativa.

La lotta paga

Dopo qualche ora di attesa fuori al Maschio Angioino, una delegazione è riuscita ad ottenere un incontro a latere del Consiglio Comunale con l’assessore Buonanno. Le sono state esposte le difficoltà che stanno vivendo centinaia di lavoratrici e lavoratori ed è stata strappata la promessa di ottenimento di un’ulteriore ridiscussione della loro situazione nel prossimo appuntamento istituzionale che ci sarà giovedì 28 Maggio con la Commissione lavoro e trasporti.

Dopo questa prima importate piccola vittoria, i lavoratori si sono spostati in presidio presso la sede della regione Campania. Anche qui, nonostante l’ostruzionismo delle forze dell’ordine,  la loro determinazione ha permesso di conquistare un incontro immediato nel quale hanno presentato le loro rivendicazioni.

Cosa questi lavoratori riusciranno ad ottenere, al momento ancora non lo sappiamo, ma di sicuro ci hanno mostrato qualcosa di cui far tesoro. Quali sono gli insegnamenti della lotta dei lavoratori aeroportuali di Capodichino?

Se non ci si attiva in prima persona per cercare di risolvere un problema nessuno lo farà al posto nostro.

Il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici è la conditio sine qua non per poterci permettere la possibilità di qualsivoglia avanzamento o vittoria.

Questa giornata ci ha insegnato che il futuro non è ancora scritto. Le cose successe ieri solo qualche mese fa sembravano inimmaginabili. Bisogna sempre attivarsi ed osare per cercare di migliorare il nostro domani.

Nella fase che si è aperta con la pandemia, infatti, siamo tutte e tutti chiamati proprio a “osare”

Dobbiamo andare al di là quello che abbiamo imparato e praticato nel mondo “normale” che ci stiamo lasciando alle spalle. Le lotte che si sviluppano in questi giorni ci danno già importanti indicazioni. Si tratta di essere bravi scolari.

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