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Russia: chiediamo la liberazione di Boris Kagarlitsky!

Boris Kagarlitsky, intellettuale marxista russo, autore di importanti lavori sulla globalizzazione e sullo sviluppo del capitalismo sulla base degli studi di Immanuel Wallerstein e Samir Amin, è stato arrestato ieri 25 luglio 2023 con l’accusa di incitamento ad atti terroristici su internet. L’Fsb, il servizio di sicurezza russa, imputa a Kagarlitsky di aver inneggiato all’attacco al ponte di Crimea, avvenuto l’8 ottobre 2022, in un post dove in realtà lo studioso analizzava le conseguenze economiche e militari dei colpi alla struttura.

Kagarlitsky, una vita a sinistra sin dai tempi dell’Unione Sovietica e della perestrojka, è direttore dell’Istituto per lo studio della globalizzazione e dei movimenti sociali, collabora al Transnational Institute di Amsterdam e insegna alla Scuola delle scienze sociali ed economiche di Mosca, fondata dallo storico Theodor Shanin. In oltre quarant’anni di militanza politica, Kagarlitsky è sempre stato un punto di riferimento per i militanti e i giovani della sinistra radicale in Russia e in Europa, e ha contribuito a fondare il portale d’informazione e d’analisi Rabkor.ru.

Proprio per questo già nel 2021, mentre entrava nell’atrio della Scuola delle scienze sociali per tenere una lezione sul pensiero di Karl Marx, lo studioso è stato arrestato per 10 giorni, la sua colpa era di aver solidarizzato con le proteste contro i brogli avvenuti durante le elezioni alla Duma, che hanno impedito ai candidati indipendenti nelle liste del Partito comunista della Federazione Russa di essere eletti. Il 6 maggio 2022 Kagarlitsky è stato inserito nelle liste degli agenti stranieri, accusato di avere, come ogni internazionalista che si rispetti, contatti con l’estero, in realtà a causa della sua posizione contraria alla guerra: l’arresto è l’ultimo tentativo di mettere a tacere un punto di vista alternativo alla politica del Cremlino, totalmente ostile a ogni idea di emancipazione politica e sociale.

Ma non vi è solo Kagarlitsky: qualche settimana fa è stato costretto ad andare in esilio Mikhail Lobanov, matematico licenziato dall’Università statale di Mosca su pressione diretta della cerchia di Putin.

Lobanov è militante del sindacato “Solidarietà universitaria” sin dalla sua fondazione, e attivo nei momenti socialisti e di sinistra da più di vent’anni, quando, studente, ha iniziato a prender parte alle proteste contro gli aumenti delle tasse universitarie per poi continuare a esser impegnato nelle lotte ambientali e sociali a Mosca: dai picchetti in difesa dei parchi all’organizzazione sindacale dei lavoratori dei delivery, Lobanov ha giocato sempre un ruolo di prima linea nel coordinare e unire le lotte. Candidato nel 2021 in un collegio di Mosca per le elezioni alla Duma, Lobanov alle urne ha ricevuto un consenso tale da permettergli di superare Evgeny Popov, anchorman della propaganda putiniana in TV, per poi vedersi sorpassato dopo l’aggiunta del voto elettronico. Anche Lobanov è agente straniero, la sua casa è stata perquisita più volte, ha subito varie incarcerazioni, la porta dell’appartamento è stata devastata dai militanti pro-guerra, ed ora è all’estero.

In Francia Jean-Luc Melenchon, a nome de La France Insoumise, ha accolto ad ottobre 2022 Liza Smirnova, Alexey Sakhnin e Andrey Rudoy, militanti di varie organizzazioni di sinistra radicale, autori del canale Telegram Nevojna (Non guerra) con migliaia di sostenitori. Melenchon ha ribadito la necessità di sostenere la resistenza dei giovani e dei lavoratori alle politiche di Putin e l’appoggio agli esuli russi. Ma compagn* sono in tanti paesi europei, del Caucaso e dell’Asia centrale, fuggiti dalle persecuzioni poliziesche, dalle torture dei servizi russi e in cerca non solo di sostegno, ma anche della possibilità di continuare la propria lotta contro un regime antisociale, omofobico e transfobico, guerrafondaio e cleptocratico. Il futuro della Russia dipende anche da come questo grido d’aiuto fraterno verrà accolto dalle organizzazioni di sinistra, socialiste e comuniste, sindacali e sociali in Europa.

Ribellarsi è giusto!

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