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Il Coronavirus non infetti i diritti: solidarietà agli educatori in lotta per salario e sicurezza!

Che succede nel sistema degli appalti per i servizi sociali?

Il sistema degli appalti nei servizi sociali sta dimostrando al tempo dell’emergenza sanitaria tutta la sua inadeguatezza. Dopo la sospensione delle attività didattiche, molti lavoratori e lavoratrici sono senza stipendio perché gli appalti sono pensati “ad ore”. La stessa cosa accade quando le scuole chiudono a causa del maltempo e durante l’estate oppure quando manca la persona assistita. Ora il rischio è di perdere un intero mese di quello stipendio che permette a migliaia di famiglie di sopravvivere.

Servirebbe un decreto straordinario che sblocchi i fondi già stanziati e garantisca che tutti i lavoratori e le lavoratrici in appalto abbiano di che vivere, o lavorino compatibilmente con gli standard di sicurezza indicati nei decreti ministeriali.

Al ministro non interessa la salute di educatori, assistiti e famiglie!

Tuttavia, il Governo ha scelto tutt’altra strada riguardo in special modo per i lavoratori AEC (Assistenti Educativi Comunali), che si occupano di assistenza all’inclusione dei disabili nella scuola. Con molta superficialità la ministra dell’istruzione Azzolina ha annunciato che questi lavoratori e lavoratrici si devono recare presso le abitazioni dei minori disabili affinché svolgano la funzione di aiuto compiti.

No all’assistenza domiciliare!

Questa proposta è inattuabile e pericolosa, visto che si chiede di recarsi in più case senza corsi di aggiornamento sul contagio, né adeguati presidi sanitari, né la garanzia della sanificazione del luogo di lavoro, mettendo a rischio gli utenti stessi, tra cui categorie molto fragili e immunodepresse, e le famiglie degli operatori e degli assistiti. Inoltre sottolineano come l’intervento domiciliare sia delicato e richieda, secondo i protocolli normativi, delle valutazioni e delle pianificazioni che interessano la Asl e i servizi sociali e non possono essere improvvisati.

Diritto alla salute e al salario!

Crediamo che di fronte all’emergenza sanitaria ci vogliano meno slogan e più lucidità, competenza e ascolto perché bastano pochi errori per generare effetti a catena dagli esiti imprevedibili. Crediamo inoltre che si debbano fare tutti gli sforzi per garantire innanzitutto il diritto alla salute ed alla sopravvivenza economica. Per questo ci associamo totalmente alle richieste dei lavoratori e delle lavoratrici AEC, con cui condividiamo percorsi di lotta sui territori per le internalizzazioni, e di tutti i lavoratori e delle lavoratrici in appalto. E’ in momenti del genere che rimanere uniti significa mettere delle priorità nell’agenda politica, per questo crediamo che si debba ridurre il lavoro alla sola produzione e scambio di beni e servizi indispensabili osservando con rigore le norme sanitarie, e per tutti gli altri lavoratori e lavoratrici si prevedano forme articolate di ammortizzatori sociali.

Per non trovarsi mai più di fronte a queste situazioni proseguiamo la battaglia per internalizzare i servizi.

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