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L’ITALIA VENDE ALL’EGITTO 2 FREGATE MILITARI E SI DIMENTICA DI GIULIO REGENI

Da quel maledetto gennaio 2016, quando Giulio Regeni scomparve nelle vie de Il Cairo per poi riapparire come corpo torturato e senza vita, la politica italiana ha dato dimostrazione di tutta la sua miseria.

Minacce al vento all’Egitto, che quasi mai si sono tramutate in fatti; roboanti dichiarazioni pubbliche, sempre smentite da accordi siglati o perpetuati senza darne quasi pubblicità; una retorica sempre più stanca, ripetuta ogni volta con le stesse vuote formule dai Ministri che si sono succeduti in questi ultimi anni, fossero di destra, centro o sinistra.

Il 4 febbraio la famiglia di Giulio ha denunciato: “L’ambasciatore italiano in Egitto non ci risponde”. Una famiglia che cerca giustizia non merita nemmeno più l’ascolto da parte delle più alte cariche dello Stato italiano? Come possiamo accettare che l’ambasciatore Cantini non degni di una risposta una famiglia che soffre e che, nonostante tutto, non ha perso la speranza di poter conquistare verità e giustizia?

Forse Cantini si sarebbe trovato in difficoltà a spiegare il perché della notizia fornita il 3 febbraio dalla “Egypt Defence Review”, secondo cui l’Italia avrebbe dato il via libera alla vendita di due fregate FREMM, classe Bergamini, nello specifico la Spartaco Schergat F598 e la Emilio Bianchi F599, alla Marina di Al-Sisi.

Il costo dell’operazione per lo Stato egiziano è stimato in 1,5 miliardi di euro. Una cifra che l’Egitto potrà coprire solo grazie al sostegno finanziario di alcuni dei principali istituti di credito e di alcune banche europee: Cassa Depositi e Prestiti, Sace, Intesa SanPaolo, Bnp Paribas, Banco di Santander erogheranno infatti un prestito quantificato in circa 500 milioni di euro.

L’Italia, insomma, continua a fare affari lucrativi col regime di Al-Sisi. Il despota che ha sulla propria coscienza non solo il feroce omicidio di Giulio, ma la sparizione, il carcere e la morte per migliaia di attiviste e attivisti egiziani. 

L’Italia continua ad autorizzare la vendita di armi che dovrebbe invece bloccare, in ossequio all’art. 6 della legge 185 del 1990, che prevede il divieto di commercio di armi “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. Se nel 2017 la vendita di armi pesava per 7 milioni di euro, nel 2018 passava a ben 69 milioni.

L’Italia, insomma, continua a fare affari lucrativi col regime di Al-Sisi. Il despota che ha sulla propria coscienza non solo il feroce omicidio di Giulio, ma la sparizione, il carcere e la morte per migliaia di attiviste e attivisti egiziani, ultimo Patrick George Zaky, ricercatore egiziano di 27 anni sequestrato dalla polizia appena rientrato dal suo paese da Bologna, dove sta studiando, colpevole di aver denunciato le dure condizioni di vita che sussistono in Egitto. 

La verità? Non la conquisteremo mai se non saremo capaci di esercitare tutte le pressioni di cui siamo capaci – e anche di più – su governi italiani che hanno dimostrato di avere più a cuore il “business as usual” che la vita di un proprio cittadino.

Per questo Potere al Popolo! Rivendica:

  • Che il governo riferisca sulla vendita delle due FREMM classe Bergamini al regime di Al-Sisi;
  • La cessazione della vendita di armi all’Egitto, nel rispetto dell’art. 6 della legge 185/1990;
  • La fine del programma di riconversione del debito de Il Cairo, che agevola Al-Sisi, senza migliorare in alcun modo la condizione del popolo egiziano;
  • Con la famiglia di Giulio, le dimissioni dell’ambasciatore Cantini.
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