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La transizione ecologica del governo passa per le trivelle

Altro che transizione ecologica e decarbonizzazione! Il ministero di Cingolani, con l’approvazione del Ministro Dario Franceschini alla Cultura, ha dato il via libera (parziale) a 10 progetti per sfruttare i giacimenti nazionali di metano e petrolio nascosti nel sottosuolo emiliano (società petrolifere Po Valley e Siam) e sotto i fondali dell’Adriatico (Po Valley ed Eni) e del Canale di Sicilia (Eni). In tutto, i diversi progetti, prevedono la perforazione di più di 20 nuovi pozzi. Questa iniziativa delinea una strada che sembra aver poco a che fare con la transizione ecologica e la sostenibilità e, come testimonia anche il respingimento da parte della Camera dell’emendamento sull’abolizione entro il 2030 dei sussidi ambientalmente dannosi , molto con il profitto delle società petrolifere. Quindi, mentre in paesi come la Francia e la Danimarca (uno dei maggiori produttori di petrolio della Ue), pur all’interno di un sistema sostanzialmente capitalista, si approvano leggi che stabiliscono un chiaro termine ultimo di validità delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi, in Italia si continua a chiudere accordi con i petrolieri.

Per tutelare gli ecosistemi e sviluppare politiche energetiche che possano contribuire ad arrestare quanto più possibile il surriscaldamento globale, occorre vietare le trivellazioni, che tra le attività legate alle fonti fossili sono una delle più pericolose, sia in mare sia in terra. Non è infatti possibile costruire una strategia energetica nazionale che centri l’obiettivo del 100% rinnovabili prima del 2050 se il governo punta ed investe sulle fonti fossili. D’altra parte il ministro Cingolani ha più volte esternato il suo sostegno nei confronti del gas quale fonte necessaria per portare avanti la transizione energetica, facendo intendere, fin dall’insediamento, che il concetto di transizione ecologica del governo è più assimilabile ad uno spudorato greenwashing che a un processo di trasformazione sistemica che investe i nostri stili di vita e l’economia.

Abbiamo invece bisogno di una transizione rapida, a controllo popolare e basata sulla creazione di una filiera italiana di rinnovabili, che porterebbe benefici a clima, ambiente ed economia, con la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Finora la produzione di energia è stata un fattore di accumulazione di denaro e potere nelle mani di pochi; con una pianificazione statale che tenga conto delle reali problematiche ambientali e sociali, la produzione di energia rinnovabile potrebbe portare ricchezza alla popolazione invece che agli speculatori. L’emergenza climatica in corso sta interessando pesantemente anche il nostro Paese, con danni a persone, ambiente ed economia, e non è più possibile rinviare od ostacolare (rispondendo alle richieste delle lobby di gas e petrolio), la rapida transizione verso un Paese 100% rinnovabile.

 

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