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L’ABORTO E’ UN DIRITTO PRIMARIO E CONTINUEREMO A DIFENDERLO!

“Non dimenticate mai che sarà sufficiente una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne siano rimessi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovete restare vigili durante il corso della vostra vita”. 

Questa frase, attribuita a Simone de Beauvoir suona tristemente attuale: è di questi giorni la notizia che alcune associazioni pro life hanno lanciato una petizione online per vietare l’aborto durante l’emergenza coronavirus. Stiamo parlando di Pro Vita e Famiglia, associazione avente legami stretti con Forza Nuova, considerando che il responsabile è figlio di Roberto Fiore. Le motivazioni girano intorno a una grande mistificazione di base: l’aborto, secondo loro, non sarebbe un diritto fondamentale, ma secondario e accessorio. In una fase come quella attuale, dicono i pro life, non si possono “sprecare” risorse umane ed economiche continuando a praticare aborti. L’ assurdità di simili affermazioni ci sembra evidente, ma le 16mila firme già ottenute dalla petizione ci preoccupano e ci spingono a fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto vorremmo capire come si fa a considerare secondario un diritto che condiziona l’intera vita delle donne. Senza neanche prendere in considerazione il sacrosanto diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo, ovvero la libertà di scegliere se, come e quando avere un figlio, vorremmo fare notare che se una donna non ha garantita una sua indipendenza economica, risulta davvero difficile mettere al mondo un figlio, a meno che non si decida più o meno consapevolmente di dipendere economicamente dal proprio compagno o marito (e sappiamo che cosa significhi nei casi di violenza domestica). In questo periodo di enorme incertezza economica crediamo che tante donne stiano facendo queste considerazioni.

Secondo, il diritto all’aborto ad oggi non è accessibile a tutte e troppo spesso resta lettera morta: sappiamo tutti che esistono regioni in Italia dove la percentuale di obiettori di coscienza si attesta tra l’80 e il 90% nel pubblico. Stiamo parlando di un diritto che è già depotenziato e limitato e per la cui implementazione lottiamo ogni giorno: oggi più che mai è necessario, anzi, riflettere su come rendere accessibile davvero a tutte il diritto all’aborto. La rete Non Una DI Meno in Italia sta portando avanti una lotta per l’aborto farmacologico (RU 486) a domicilio, che, al netto di altre criticità, ci permetterebbe di aggirare l’ostacolo dell’obiezione di coscienza e che, in questa specifica fase, ci libererebbe dalla necessità di recarci in ospedale. Nessuno spreco di risorse, quindi, cari “amici” pro life.

Infine, non ci stupisce che in una fase di crisi come quella attuale ci sia chi si lanci in vere e proprie crociate anacronistiche, come se la nostra più grande urgenza oggi fosse l’eliminazione del diritto all’aborto o il divieto di cambi di sesso (vedi Ungheria di Orban). L’incertezza e la paura dilaganti rendono di fatto più vulnerabili determinate conquiste del passato: si inizia attaccando i diritti civili, si sovverte l’ordine simbolico e culturale per poi modificare la legge stessa. Ma una volta iniziata questa operazione il processo di cambiamento può essere molto più esteso e violento: tutte le misure restrittive delle nostre libertà che stiamo subendo in questo periodo non possono essere normalizzate. È su questo che dobbiamo fare particolarmente attenzione oggi: il tentativo di controllo sul corpo delle donne in quanto corpo riproduttivo (e non ci riferiamo solo all’aborto, ma anche alle condizioni lavorative e alle responsabilità domestiche e di cura, specialmente in questa fase) non può passare come secondario rispetto ad altri temi. È in fasi come queste che diritti che diamo ormai per certi possono essere più facilmente attaccati: sta a noi fare in modo che l’emersione di tanti nodi e contraddizioni sia un’occasione per andare avanti e non tornare indietro. L’abbiamo detto tante volte: la normalità era il problema.

Se le abnormi percentuali di obiettori di coscienza erano “normali”, allora non torneremo alla normalità e faremo in modo che quanta più donne possibile abbiano accesso all’aborto pubblico, sicuro e gratuito. Che questa crisi sia un punto di svolta per migliorare questo mondo e non per renderlo ancora peggiore.

 

 

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