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Il Disegno di legge “Zan”: l’inizio di un cammino a passo lento

Violenza e discriminazioni ai danni di donne, lesbiche, gay, bisessuali, trans*, queer e intersex (della comunità LGBTQI+) sono una dura e terribile realtà nel nostro Paese. Secondo l’ultima ricerca fatta dalla federazione I.L.G.A (International Lesbian and Gay Association) Europe 2020, l’Italia si classifica 35ma su 49 Paesi per quanto riguarda la tutela dei diritti delle persone LGBTQI+ proprio a causa della mancanza di legislazione specifica, nel solco del dettato costituzionale, che salvaguardi donne e comunità LGBTQI+ da crimini d’odio a sfondo miso-omo-lesbo-bi-trans-fobico.

L’Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali ci dice che per la comunità LGBTQI+ la situazione italiana è fra le più critiche. Il 62% delle coppie evita di prendersi per mano in pubblico, il 23% dichiara di aver subito discriminazione sul lavoro, il 32% di esser stato vittima di almeno un episodio di molestia nell’ultimo anno e l’8% ha subito un’aggressione fisica negli ultimi cinque anni. Dato ulteriormente drammatico è che solo 1 vittima su 5 decide di denunciare a causa della mancanza di fiducia nelle istituzioni che non garantiscono le dovute tutele, per timore di non ricevere supporto familiare, per il timore di non essere credutə o per insufficienza di risorse economiche. Nell’ultimo anno i dati sulla violenza e le discriminazioni sono allarmanti in quanto saliti del 25% e aumentati spaventosamente al 40%, soprattutto ai danni di vittime adolescenti, durante le varie fasi di isolamento per Covid-19.

A fronte di tali dati, non è più possibile aspettare. È dovere della politica istituzionale e sociale assumersi la responsabilità di riconoscere e demolire la violenza, la discriminazione e l’odio miso-omo-lesbo-bi-trans-fobico nel nostro Paese. Una legge contenente normative adeguate e non lacunose è più che urgente, la società e la comunità tutta la attendono da più di 25 anni. E’ un fatto che i primi tentativi di proposta risalgono agli anni ‘80 ed altri tentativi di legge sono stati fatti nel corso dei decenni e che questi non siano mai stati neanche discussi in Parlamento (sic!) soprattutto a causa dell’opposizione insensata e reazionaria di quasi tutti i partiti, con particolare fervore dell’estrema destra, da sempre fortemente contrari a qualsiasi legge contro il più che secolare odio miso-omo-lesbo-bi-transfobico

Nel 2018 inizia il travagliato iter della “legge Zan” (il nome dal suo promotore) contro l’omo-lesbo-bi-trans-fobia, la misoginia e l’abilismo (la discriminazione nei confronti di persone con disabilità) che, basandosi sulla Legge Mancino del 1993, aggiunge alla discriminazione “razziale, etnica e religiosa” anche quella basata su “sesso, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità”. Più nello specifico, il testo va ad integrare gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, estendendo ai delitti contro l’eguaglianza sostanziale anche la miso-omo-lesbo-bi-trans-fobia.
Il 4 Novembre 2020, a distanza di un anno esatto dall’ incardinazione in Commissione di Giustizia, il testo già oggetto di innumerevoli modifiche viene approvato alla Camera con 265 sì, 193 no e 1 astensione, nonostante il continuo ostruzionismo da parte della destra parlamentare.

La legge proposta prevede la reclusione fino 18 mesi o multa fino a 6.000 euro per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”; carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Nel caso di condanne per delitti di istigazione, la pena può essere sospesa a patto che il condannato o la condannata prestino un “lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati”.
Il Disegno di legge “Zan” inoltre prevede la celebrazione della Giornata Nazionale contro omofobia, lesbofobia, bifobia, transfobia e tutte le discriminazioni altre basate su orientamento sessuale e identità di genere nel giorno del 17 di maggio (giornata già presente a livello internazionale da molti anni). Questa giornata verrebbe dedicata ad iniziative di informazione e sensibilizzazione presso le scuole a condizione che queste siano state approvate nel piano formativo scolastico, con tanto di firma di un “patto educativo” da parte dei genitori.
Viene infine previsto un finanziamento di 4 milioni l’anno per la creazione di appositi centri di supporto contro odio e discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica ed anche rifugi di emergenza per le vittime.
L’ultimo passo prima della piena approvazione dovrà ora essere fatto in Senato, dove sarà fondamentale uno sforzo maggiore per riuscire a consegnare alla società ed alla comunità LGBTQI+ una legge adeguata sia a contrastare la cultura d’odio e di discriminazione ancor oggi palesi e sostanzialmente incontrastate, che al valore dei diritti umani e sociali fondamentali.

“La libertà personale è inviolabile”, eppure “fatta la legge, trovato l’inganno”.

Come Potere al Popolo pensiamo che il Ddl Zan rappresenti un primo importante passo per le donne e la comunità LGBTIQI+, che per la prima volta in Italia vedono riconosciuta l’aggravante miso-omo-lesbo-bi-trans-fobica della violenza che subiscono quotidianamente. Ciò non toglie che è nostro dovere sottolineare come ad oggi questa proposta vada ancora considerata non come punto d’arrivo, ma di partenza.

Il Disegno di legge Zan è stato approvato sì alla Camera, ma passa purtroppo in maniera monca e dopo compromessi al ribasso fatti a danno e sulla pelle dei soggetti di diritto a cui tale disegno è diretto. Come accadde con la Legge sulle “Unioni Civili” del 2016, per la cui approvazione si dovette eliminare il punto sulla possibilità di adottare il/la bambinə di cui ci si è presi cura (c.d. “stepchild adoption”) o come nel caso della chirurgia abortiva di emergenza opponendo la squallida “obiezione di coscienza”, anche in questo caso per fare in modo che il ddl Zan passasse alla Camera vi è stata inserita la cosiddetta “Clausola salva idee” (in sostanza, una clausola a tutela della “perversa libertà di discriminare e/o di usare linguaggio d’odio”), frutto di un emendamento presentato dalla Lega, ma che ha raccolto un consenso piuttosto trasversale con le firme di Fdi, Fi, Italia Viva oltre che dello stesso Pd. Tale clausola prevede che siano consentite “la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Questa modifica, lasciando elevato margine all’interpretazione “personale” e alla discrezionalità, di fatto crea volutamente vuoti normativi e alibi per la più bieca propaganda reazionaria, così come accaduto con la “Legge Mancino”. In parole povere, ai fini della legge, non vengono considerate oggetto di reato le cosiddette “opinioni contrarie”, come può essere ad esempio fare opposizione ad unioni civili/matrimoni ed adozioni tra persone dello stesso sesso.

Opporsi a che delle persone godano degli stessi diritti di tutte le altre o escludere delle persone dal godimento di diritti riconosciuti a tutte le altre è violenza e discriminazione a tutti gli effetti e la legge così alterata non ne esplicita la differenza.

Potere al Popolo, si impegnerà nella tutela sociale e nel contrasto, anche duro, di qualsiasi forma di distinzione, privazione e negazione agite col fine di discriminare ed impedire “il pieno sviluppo della persona umana”. Semplici opinioni, convincimenti, pseudoscienze e estremismo religioso non possono scavalcare la tutela e la dignità dell’essere umano.

Profonda tristezza nel constatare quanto questo Paese strutturalmente violento si erga sfacciatamente a “moralizzatore di altri” e quanto il nostro Parlamento sia ancora oggi più occupato nella tutela dei privilegi e dell’odio di pochi, spacciandolo per “libertà di opinione”, piuttosto che nella crescita socio-culturale della sua popolazione intera e nella prevenzione e tutela delle vittime di violenze e discriminazioni.

Serve più di una legge: Il valore della cultura ed il dovere di concorrere al progresso sociale.

Potere al Popolo riconosce al Ddl Zan di essere una prima risposta concreta da parte del Parlamento alla domanda di tutela che movimenti LGBTQI+, donne e persone con disabilità pongono da anni. Egual risposta purtroppo è assente per quanto riguarda la prevenzione della violenza miso-omo-lesbo-bi-trans-fobica, poiché il ddl si presenta come una legge quasi esclusivamente coercitiva limitandosi a punire/sanzionare l’episodio discriminatorio e violento, una volta accaduto, trattandolo come un atto individuale. Fallace e inefficace inoltre la ventilata “pena curativa”, nella modalità e nei tempi previsti, tanto da apparire come uno scaltro evitamento di conseguenze giudiziali e pecuniarie.

Il ddl Zan in sostanza non definisce alcuna strategia, alcuno strumento e alcuna misura finalizzata al cambiamento della cultura omo-lesbo-bi-transfoba, misogina, abilista e sessista della nostra società, né si fa promotore di un cammino teso alla conoscenza, consapevolezza e all’inclusione delle persone LGBTQI+ all’interno dei contesti familiari, scolastici e lavorativi.

Il punto della legge relativo alla possibilità di parlare di omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia nelle scuole, come specificato dallo stesso Zan, può avvenire solo a condizione che le iniziative siano “coerenti con il piano triennale dell’offerta formativa e con il patto educativo di corresponsabilità” senza voler in alcun modo sostituirsi “allo specifico ruolo educativo delle famiglie”. Inoltre non sono previsti fondi per poter promuovere percorsi scolastici di educazione alle emozioni, all’affettività e ad una formazione sessuale libera e consapevole. Questo desolante panorama non offre alcuna concreta speranza per una reale evoluzione sociale, perché lascia di fatto che il compito della Repubblica sia condizionato da “veto familiare” laddove è spesso proprio la famiglia d’origine in primis a compiere atti di bullismo, ad essere fonte primaria di “educazione alla violenza” e di “educazione alla discriminazione”. Infine, anche quando tutto questo fosse realizzabile, vi sarebbe la discriminante delle risorse economiche scolastiche. È difficile immaginarne la realizzazione in istituti dove si fa fatica a garantire anche le minime attività di base, andando così ad esacerbare le già tante diseguaglianze emerse negli ultimi decenni e che già tanto mortifica classe studentesca e classe docente. Istituire una data ufficiale rischia di diventare testimoniale e propagandistico di chi la promuove se, nella sostanza, questa lotta non viene supportata da interventi strutturali a 360 gradi attivi tutto l’anno. Come per quanto avviene per la giornata del Pride in cui le persone LGBTQI+ sono libere di manifestarsi pubblicamente, per poi tornare a doversi nascondere e ad autocastrarsi per tutti i restanti 364 giorni dell’anno. Idem Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Pura campagna di marketing (rainbow o pink washing) per la campagna elettorale.

Infine, per come è strutturata oggi, la legge non specifica e non tiene in considerazione tutte le soggettività esistenti e facenti parte del mondo LGBTQI+ lasciando fuori ad esempio: le soggettività non-binarie, le persone intersessuali o le persone asessuali. Grottesca poi, quando non criminogena, la sponda di visibilità offerta ai vaneggiamenti della “teoria del gender”, una distrazione di massa il cui unico fine è stato ed è il mantenimento della cultura che condanna donne e tutte le soggettività esistenti nella comunità LGBTQI+ all’invisibilità, alla mancanza di tutele e alla privazione dei diritti.
Potere al Popolo sostiene l’importante passo fatto col Ddl Zan, resta il fatto che presenta ancora tali e tante lacune che rendono tale proposta sostanzialmente incompleta ed inefficace per una reale tutela dei soggetti a cui destinato. Questo sarà per noi motivo di lotte e battaglie da portare avanti da qui in avanti.

L’impegno di Potere al Popolo.

Alla luce dei dati e di quanto scritto sopra, come Potere al Popolo continueremo a dare tutto il supporto materiale e politico alle battaglie contro qualsiasi violenza e discriminazione miso-omo-lesbo-bi-transfobica agita ai danni di donne e comunità LGBTQI+.

Inoltre, vogliamo promuovere un confronto di più ampio respiro con tuttə, riguardante le istanze da portare avanti insieme e che possono rappresentare oggetto di future proposte di legge.

A tale fine, chiediamo che:

  1. Le famiglie vengano adeguatamente supportate e guidate in percorsi di crescita e consapevolezza insieme ai/alle figli/e/ə, riguardo alle tematiche legate al genere, all’identità e la sessualità. Parlare di omofobia, lesbofobia, bifobia, transfobia, intersexfobia, misoginia e abilismo è fondamentale e NON può essere discrezionale, in quanto si tratta di costruzioni socio-culturali strutturate (come ad es. il razzismo e la xenofobia) che, se non affrontate, non possono essere adeguatamente decostruite ed eliminate.
  2. Vengano inseriti percorsi, adeguati all’età ed al grado di consapevolezza, contro le discriminazioni di genere, di educazione sessuale, all’affettività e all’inclusione in tutte le scuole di ogni grado a partire dal I°, sia per la classe docente che la classe studentesca. La consapevolezza della sessualità o dell’identità, nella loro forma più semplice, può avvenire già da piccolissimi, ed è noto come purtroppo già in questa delicatissima fase vengano agite azioni che limitano la libertà di espressione e nel contempo obblighino i/le bambinə a rientrare in ruoli imposti dalla attuale cultura misogina, omo-lesbo-bi-transfoba e abilista;
  3. Venga eliminata la “Clausola Salva Idee” dal Disegno di legge “Zan”; la discriminazione in base a sesso, orientamento sessuale o identità di genere e agita al fine della violazione di diritti umani e libertà fondamentali, non è una “idea” o “un’opinione”. È un crimine!
  4. Sul piano legislativo vengano riconosciute tutte le soggettività del panorama identitario e sessuale, ad esempio: persone asessuali, intersessuali, non-binarie o non-cis-conforming);
  5. Vengano stabiliti piani di educazione, inclusione e contrasto al mobbing di natura omo-lesbo-bi-trans-fobica, misogina e abilista nei luoghi di lavoro
  6. Vengano impiegati fondi ad hoc per la creazione di sportelli di supporto e campagne nazionali di sensibilizzazione e prevenzione, e che tali iniziative siano distribuite in maniera trasparente su tutto il territorio nazionale e regionale in modo da promuovere ed incentivare la nascita di servizi di contrasto alla violenza e alla discriminazione di natura omo-lesbo-bi-trans-fobica, misogina e abilista, con particolare riguardo delle aree a più alto rischio e/o che ne sono completamente sprovviste.
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