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[PAVIA] LA CITTADINANZA È UN DIRITTO, NON UN MERITO!

Danielle Madam è una ragazza di 23 anni di origini camerunensi, in Italia da più di 16 anni e campionessa di atletica nella specialità del lancio del peso.

Come moltissimi stranieri residenti nel nostro paese fin da piccoli, purtroppo non ha la cittadinanza italiana.
Nei giorni scorsi è stata vittima di un episodio di razzismo mentre si trovava dietro al bancone del bar dove lavora a Pavia: il caso mediatico che ne è scaturito ha portato il Sindaco leghista della nostra città, Fabrizio Fracassi, a scrivere al capo dello Stato Mattarella per chiedere di concederle la cittadinanza per “Eminenti servizi resi al paese”.

In un’intervista, il Sindaco parla di una mancata occasione per l’Italia di riconoscere un diritto ad una cittadina “meritevole” perché “atleta affermata e grande lavoratrice”.

La cittadinanza italiana viene dipinta come una sorta di premio da conquistare con gesta eccezionali, riservato solo a quelle risorse che si distinguono a livello nazionale o internazionale, che portano lustro al nostro paese.
Questa narrazione è la solita trappola della retorica di destra e di matrice coloniale secondo cui un riconoscimento si può concedere solo agli immigrati stabili e “per bene”- cioè con un buon lavoro e con le tasse pagate – che lo meritano veramente.

La lettera del Sindaco, inquadrata in questo contesto, non è ipocrita.
La concezione della cittadinanza come merito è sempre stato un tratto distintivo della destra.
Il Sindaco è in linea col suo pensiero reazionario – lo ammette perfino lui, dicendo “a chi mi chiede se questo sia in contraddizione con il leghismo dico: non avete capito niente”.

A quanto pare, però, non è nemmeno in contraddizione con la retorica del centro sinistra, che proprio dopo questo episodio ha richiesto a gran voce lo “ius culturae”, ovvero il rilascio della cittadinanza agli stranieri dopo il compimento di un ciclo di studio.
Questo provvedimento però si basa anch’esso su un principio di merito e esclude tutta quella quota di migranti in circostanze di estrema povertà e precarietà esistenziale ai quali l’istruzione non è garantita e che si trovano in posizione di svantaggio nell’apprendimento. In poche parole il PD propone che solo chi porta a termine gli studi si merita la cittadinanza, tutti gli altri no.

Alla Casa del Popolo Marielle Franco ci confrontiamo ogni giorno con domande di cittadinanza che purtroppo non possono essere presentate per cavilli burocratici, con storie di famiglie in Italia da più di 15 anni e ancora in attesa di essere chiamate dal Comune, con bambini nati in questo paese, figli della nostra società, che non sono riconosciuti come italiani.

Non ci facciamo ingannare dalla retorica della Lega e del PD e chiediamo alla seconda generazione che prende voce rivendicando la propria cittadinanza di stare attenta a non cadere nella trappola del merito: la cittadinanza è un diritto, ecco perché lo ius soli, assieme ad una radicale riforma che semplifichi le procedure e tagli i tempi per richiedere il riconoscimento dell’istanza, in un mondo segnato da confini, è l’unica via possibile.

Solidarietà a Danielle, da 16 anni in attesa di un riconoscimento legale che attesti ciò che già è – italiana.

Solidarietà ai nostri fratelli e alle nostre sorelle dello Sportello Migranti, alle famiglie e ai bimbi del nostro Doposcuola Popolare: invisibili, sommersi dalla burocrazia, cresciuti in Italia, ma senza identità.

Richiediamo a gran voce per tutti loro e per tutti i cittadini italiani non ancora riconosciuti la cittadinanza non perché sia un merito da guadagnarsi, ma perché è un diritto!

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