21 marzo Giornata internazionale delle Foreste

Malgrado il ruolo fondamentale delle foreste nel sequestro di CO2, nel filtraggio e la conservazione delle acque, nel contrasto al dissesto idrogeologico e alla desertificazione, nonché nella conservazione della biodiversità, le foreste sono ancora sovrasfruttate e distrutte a ritmi non più tollerabili.
L’area netta globale di foresta è diminuita di 178 milioni di ettari dal 1990 al 2020, una superficie pari a 6 volte quella dell’Italia. Solamente nel 2019 sono stati persi 26 milioni di ettari di foresta, un territorio grande come l’intero Regno Unito.
Dagli anni Settanta ad oggi l’Amazzonia, il polmone verde del pianeta, ha perso oltre il 15% della sua superficie.
La rapida crescita del mercato dei combustibili derivanti da colture alimentari, in particolare olio da palma (a questo proposito ricordiamo la cosiddetta bio raffineria ENI di Gela che utilizza olio di palma), ha causato nel sud est asiatico danni all’ambiente paragonabili ad una catastrofe climatica e ha messo a repentaglio la sopravvivenza delle comunità residenti, minacciate dagli abusi delle aziende operanti nella filiera dei biocarburanti e della bioenergia.
L’aumento del consumo di carne bovina e la necessità di sempre più terreni da destinare al pascolo e alla produzione di mangimi (soprattutto soia), sta determinando la decimazione degli ecosistemi forestali dell’Amazzonia.
Siamo giunti ad un fase estremamente critica, perché per esempio la foresta amazzonica genera la propria pioggia grazie alla evaporazione di acqua dagli alberi. Se gli alberi vengono meno, la pioggia viene meno, e la siccità provocherà la loro morte, dando luogo a un circolo vizioso senza ritorno
E poi ci sono gli incendi, causati certamente da speculazioni e attività antropiche di vario tipo ma generalmente favoriti dalla siccità e dai i cambiamenti climatici. Gli incendi boschivi nel 2019, solo in Australia, hanno causato la distruzione di otto milioni e mezzo di ettari di vegetazione e la morte di oltre 1 miliardo di animali vertebrati. In Siberia gli incendi hanno distrutto una superficie pari alle dimensioni della Danimarca. Anche l’Italia, specialmente nelle regioni meridionali, è interessata dagli incendi, che nel 2017 hanno raggiunto livelli record.

In Italia, come nel resto d’Europa la superficie forestale è in aumento. Il problema è, però, di tipo qualitativo: lo stato di salute dal punto di vista della copertura arborea è buono, ma le foreste funzionali alla conservazione della biodiversità e alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, sono in netto declino.
Stanno scomparendo le foreste naturali che, grazie alla loro complessità, garantiscono molte nicchie ecologiche che permettono la vita di tanti organismi diversi. Il cambiamento climatico e il sovrasfruttamento selvicolturale stanno mettendo seriamente a rischio gli ecosistemi forestali, specialmente nelle aree ecologicamente più fragili.

Il sociobiologo americano Edward Osborne Wilson, ha recentemente proposto il paradigma “Half-Earth”, Metà della Terra. Secondo Wilson è necessario che l’uomo sviluppi una nuova alleanza con la vita del Pianeta, condividendo le risorse: metà del pianeta per gli umani e metà per tutti gli altri esseri viventi. Nel nostro paese, nonostante le aree protette coprano circa il 20% della superficie, pochissime sono le aree lasciate alle sole dinamiche naturali.
C’è una tendenza, implementata anche dalla strategia forestale dell’UE (basata essenzialmente sulla PAC) a puntare alla gestione attiva, ad esempio finalizzata all’utilizzo di biomasse forestali a fini energetici (ne è un esempio la Centrale ENEL del Mercure situata all’interno del Parco Nazionale del Pollino).
Il disordine normativo nel settore forestale, le attività illecite (anche di carattere mafioso) e l’assoluta inadeguatezza di molti enti locali sul piano tecnico-amministrativo, stanno producendo enormi danni. Continuano i tagli nelle foreste vetuste, aree di assoluto pregio naturalistico, e i tagli in aree fragili da un punto di vista ecologico e a rischio dal punto di vista idrogeologico, come le aree fluviali, in cui vengono completamente stravolti importanti corridoi ecologici. Altri gravi pericoli vengono dall’indebolimento dei processi valutativi VIA e VAS e dall’inarrestabile consumo di suolo.
Negli ultimi anni si parla con più insistenza di riforestazione, in particolare nelle aree urbane e periurbane (vedi DL. “Clima”), ma sempre in termini quantitativi e compensativi. Il pericolo è che “riforestazione” sia la parola dietro cui si nasconde una nuova frontiera del greenwashing. In Italia grandi aziende come ad esempio ENEL, ENI, ACEA ecc parlano di riforestazione come panacea di ogni problema o come misura compensativa dei tanti crimini ambientali.
Le foreste sono una risorsa naturale, un bene comune da preservare, essenziale per la lotta al cambiamento climatico, per tutela del suolo e dell’assetto idrogeologico, la conservazione della biodiversità. Senza foreste, ben conservate, non c’è futuro.

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