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Il mondo è davvero grande, il tempo è più di un respiro! Comunicato del Coordinamento Nazionale

Nelle prossime righe troverete la sintesi di quello che si è detto e deciso nell’ultimo Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo (il quinto da quando è cominciata la pandemia), un bilancio delle cose fatte quest’autunno, i compiti per tutti gli aderenti e le assemblee territoriali. Prima però concedeteci un’importante premessa.

Scriviamo queste righe mentre è in corso la seconda ondata della pandemia, in un momento difficile per il mondo e per il nostro paese in particolare.

Difficile per i tanti morti, che non andrebbero mai dimenticati o svalutati, come troppi politici e imprenditori stanno facendo in queste ore, perché ognuno di questi 65.000 decessi è una persona, una storia, una rete di affetti e di opere. Un momento difficile anche per chi si è ammalato e sta attraversando mesi di terapie, per i reclusi, per chi in questo collasso sanitario soffre e muore per altre patologie. 

Ma è un momento difficile anche per la crisi economica, che sta spingendo molte lavoratrici e lavoratori verso la disoccupazione, che fa le vite di tutti più incerte, che fa salire vertiginosamente un debito pubblico che cercheranno di farci pagare. Una crisi che non è tanto dell’“economia” in astratto, perché viviamo un’epoca di straordinaria ricchezza, perché in Italia ci sarebbero beni e lavoro per soddisfare tutti, ma di questa economia capitalistica, che ha al centro la contraddizione fra una minoranza di ricchi e una maggioranza di poveri. Che per mantenere il predominio di quella minoranza è disposta a farci morire.    

Questo momento difficile sta pesando fisicamente, emotivamente, psicologicamente.

Spinge tante persone ad essere più arrabbiate, a scaricare sul prossimo, in una guerra fra poveri senza fine, a non sognare più, ad aggrapparsi all’immediato, a seguire ogni volta ondate di emotività che impediscono di costruire comunità durature, processi organizzativi, e ci mettono nella condizione di ricominciare sempre da capo. 

Questo sentimento attraversa le classi popolari italiane ma anche tanti di quelli che lavorano ogni giorno per la loro emancipazione, militanti politici o sindacali, realtà associative e di movimento. Noi lo capiamo, vediamo che viene da lontano, che in quest’ultima crisi ha trovato il suo culmine, vediamo come ci investe, perché non siamo supereroi, perché anche le compagne e i compagni sono fatti di carne e nervi, di problemi lavorativi e affettivi, di difficoltà materiali. 

E però scriviamo anche per dire a tutte e tutti che bisogna reagire, che non ci si può lasciare andare alle passioni tristi, che bisogna conservare la capacità di essere razionali, di vedere le cose in prospettiva e in un quadro generale.

Chi ha deciso di fare militanza non può lasciarsi trascinare come gli altri o tenere lo sguardo basso solo sulle cose che lo toccano da vicino e di arrivare attivi e meglio organizzati a quando la pandemia sarà finita e si dovranno fare i conti a tutto campo.

Bisogna anzi avere presente che, mai come in questo momento, gli eventi confermano la giustezza dei nostri valori e la nostra lettura della storia e della società. 

Confermano i nostri valori perché il virus dimostra quanto gli esseri umani siano profondamente legati fra di loro, quanto le decisioni di un singolo pesino anche su un altro sconosciuto, quanto i confini siano solo barriere artificiali, quanto quindi la giustizia, la libertà, la solidarietà vadano ripensate su scala globale e sulla taglia di quello che Marx chiamava individuo sociale

Ma confermano anche la validità di una lettura materialista della storia.

 il virus non è una “calamità naturale” venuta dal nulla, è il frutto di una determinata organizzazione produttiva ed economica. Di un’aggressione all’ambiente che porta gli umani a colonizzare i recessi della natura, di allevamenti intensivi che creano innaturali promiscuità, di deregolamentazioni in nome del profitto che permettono salti di specie, di catene del valore globale che spostano merci sempre più in fretta e con sempre meno capacità di gestire razionalmente i processi. 

Persino la letalità del virus non è qualcosa di “naturale”, ma il frutto di uno smantellamento del nostro sistema sanitario e della medicina territoriale, dell’incapacità di costruire salute e difese immunitarie collettive, di accogliere negli ospedali, di sviluppare collettivamente cure e vaccini, che diventano l’oggetto di speculazioni finanziarie e di accelerazioni pericolose, che fecondano il terreno per morbosi movimenti anti-scientifici e oscurantisti… Giustamente si comincia a parlare di sindemia e non di pandemia, perché anche le condizioni sociali stanno facendo la differenza tra chi si ammala e muore per il Covid 19.

La pandemia ha reso evidente quello che Marx intendeva con la metafora dell’apprendista stregone che evoca forze che non sa governare:

le forze produttive sono ormai sviluppate e intrecciate a livello globale, un evento che accade in Cina arriva da noi in un niente, e però i rapporti di produzione basati sul profitto privato impediscono di governare questi processi, impediscono di gestirli e pianificare insieme la soluzione ai problemi che è fisiologico si pongono. E così la pandemia finisce per mandare in crisi totale lo stesso capitalismo. 

È dunque evidenza concreta e non ipotesi astratta che da questa barbarie sanitaria o dalla futura guerra di tutti contro tutti economica e speriamo non anche militare se ne può uscire soltanto con il socialismo, ovvero con un modo di produzione che mette al centro il nostro essere sociale, lo sviluppo della collettività come condizione delle felicità di ognuno, la pianificazione, il potere popolare inteso come controllo dal basso, come capacità di far sentire e contare la voce delle comunità. 

Questo oggi in Italia appare impossibile. Persino una ridicola proposta di tassare dello 0,2% i patrimoni sopra i 500.000 euro trova un’opposizione selvaggia fin dentro la stessa “sinistra”.

Ma il mondo è più grande dell’Italia, e il tempo è più di un respiro!

In realtà movimenti e temi socialisti avanzano in diverse parti del pianeta e in prospettiva si porranno con sempre più forza, finendo per investire anche il nostro paese (ne sono forse l’esempio le esternazioni del presidente del Parlamento Europeo del PD David Sassoli, che, risentendo di un dibattito che a livello europeo è oggettivamente più avanzato di quello di corto raggio della borghesia italiana, ha sollevato la questione del rifiuto del MES e soprattutto la cancellazione del debito legato all’emergenza Covid da parte delle istituzioni europee…).

Solo in questi ultimi mesi abbiamo assistito a eventi di portata storica, che qui possono essere citati solo per titoli:

  •  le elezioni negli USA, non tanto per la vittoria di Biden, quanto per la crescita della partecipazione politica e di figure come Alexandra Ocasio Cortez e di movimenti e organizzazioni politiche che pongono con forza tematiche socialiste…
  •  il protagonismo delle forze popolari, comuniste e socialiste nell’America Latina, dalla vittoria del referendum costituzionale in Cile dove, nonostante la pandemia, i movimenti dell’anno scorso non si sono fermati, all’ennesima affermazione elettorale delle forze legate a Evo Morales in Bolivia, che ha resistito al golpe a guida USA, passando per il nuovo protagonismo di Cuba, che ha dimostrato come si gestisce una pandemia e che è riuscita a “esportare” ovunque i suoi dottori, trasformandoli in un’immagine vivente di cosa è il socialismo.
    Se a questo si aggiunge la tenuta del Venezuela e la ripresa dei movimenti popolari in Colombia, Brasile e in Argentina, è evidente come il ridimensionamento dei processi bolivariani iniziati degli anni ’90 non ha portato a un puro e semplice ritorno al passato, anzi. L’imperialismo a stelle e strisce trova ormai degli anticorpi ovunque!
  •  I risultati inequivocabili in termini di controllo della pandemia in Cina, che pongono concretamente agli occhi di milioni di persone il tema dell’intervento statale e della pianificazione;
  •  il comportamento del Fondo Monetario Internazionale e delle stesse istituzioni europee, che non hanno meccanicamente replicato il dispositivo di austerity della crisi del 2008, ma che si sono spinte a invalidare (anche se temporaneamente) la stessa impalcatura normativa che avevano costruito, dimostrando implicitamente due cose: che quell’impalcatura neoliberista non è adatta per risolvere i problemi dell’umanità e che quindi va cambiata; e che non esiste nulla di immutabile e scritto in eterno, ma si tratta pur sempre di scelte politiche e di rapporti di forza…

Insomma, vale la pena di sollevare lo sguardo oltre le contingenze in cui siamo immersi e metterci all’altezza delle sfide globali! Diamo linfa e robustezza alla nostra visione del mondo, innestiamola su basi sempre più solide nel corpo vivo della società, ricostruiamo i legami spezzati.

Diventiamo noi per primi il motore propositivo del cambiamento che vogliamo vedere.

Nelle prossime pagine proveremo a capire come farlo, a partire da una piccola riflessione su quanto abbiamo ottenuto questo autunno, e schematizzando un percorso per i mesi che verranno.

LE MOBILITAZIONI IN PIAZZA E IL SOSTEGNO ALLE VERTENZE, DAL LAVORO ALLA SCUOLA

L’autunno che ci lasciamo alle spalle è stato senza dubbio insolito. Lo scoppio della seconda ondata già a ottobre ha certamente inibito la convocazione e la partecipazione di momenti di piazza e mobilitazioni nonostante la fortissima sofferenza sociale. Laddove si sono dati cortei, presidi, Potere al Popolo è sempre stato presente, in tutta Italia.

Ci siamo stati a fine ottobre, quando alcune città – a partire da Napoli, poi Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino etc – hanno visto le piazze riempirsi a causa di un disagio economico diffuso, seppur con composizioni assai diverse e rivendicazioni spurie, momenti di radicalità e conflitto palesi.

Abbiamo portato in quei contesti un ragionamento semplice: la nostra vita non può essere appesa a un folle ricatto tra salute ed economia.

Abbiamo portato la voce dei lavoratori meno garantiti, i lavoratori a nero, delle famiglie più povere, la necessità di un reddito di emergenza che permettesse a tutti di sospendere l’attività ordinaria, limitando i contagi senza avere l’angoscia di non poter arrivare a fine mese. 

La “fiammata” dell’ultima settimana di ottobre si è velocemente affievolita, sia per l’esplosione della crisi sanitaria sia per gli interventi “lenitivi” del governo rispetto alla componente più cospicua delle piazze: piccoli imprenditori, ristoratori, titolari di locali, a cui sono stati destinati i finanziamenti dei vari decreti ristori. Ciò non toglie che il complesso delle spinte di questi mesi abbiano ottenuto anche per i lavoratori dipendenti, come l’estensione del blocco dei licenziamenti fino a marzo, o per alcune categorie di precari. 

A questo proposito abbiamo continuato a sostenere i momenti di lotta delle categorie più colpite da questa crisi, una su tutte i lavoratori della cultura e dello spettacolo – di cui si occupa uno specifico tavolo nazionale di Potere al Popolo – nella giornata del 30 ottobre.

Siamo stati ovunque al fianco dei genitori, dei docenti e del personale scolastico, impegnati da mesi in una battaglia di civiltà per la messa in sicurezza delle scuole, il vero agnello sacrificale nella gestione scellerata della pandemia in Italia.

Infatti, nonostante l’immobilismo apparente, l’Italia è attraversata da migliaia di conflitti – di dimensioni ed entità differenti – da Nord a Sud, in particolare sui luoghi di lavoro. Uno dei compiti più preziosi della nostra rete di assemblee territoriali è dare a queste vertenze tutto il sostegno di cui hanno bisogno, provando a metterle in connessione, a dargli visibilità. 

Sono decine le vertenze che abbiamo seguito in questi mesi e continuiamo a seguire:

Bekaert, Avr, Gkn, Eurospin in Toscana, Ltm Abate a Catania, la Whirlpool di Napoli, la Gls a Piacenza, la Yoox a Bologna, gli Aec di Roma, solo per citarne alcuni, ma l’elenco sarebbe lunghissimo. 

Invitiamo tutte e tutti a continuare questo lavoro di inchiesta, connessione fra le vertenze, sostegno al sindacalismo conflittuale. 

BILLIONAIRE TAX E DIFESA DELLA SANITÀ E RICERCA PUBBLICA PER USCIRE DALLA CRISI

Da una parte la costruzione della presenza sui territori, dall’altra il tentativo di leggere la realtà e avanzare, di conseguenza, delle proposte politiche che abbiano un profilo autonomo, caratterizzante e, soprattutto, che colgano il cuore dei problemi, bucando la mistificazione a cui assistiamo quotidianamente.

Rafforzamento della sanità pubblica e una vera redistribuzione delle ricchezze: questi i cardini su cui ci siamo mossi per iniziative di carattere generale.

In Italia le disuguaglianze sono esplose: 10 persone possiedono una ricchezza di 100 miliardi di euro, l’evasione fiscale delle grandi imprese è altissima (16 volte superiore a quella delle piccole), senza contare che queste ultime contabilizzano i loro capitali nei paradisi fiscali. I capitali finanziari vengono tassati meno del lavoro dipendente. 

Una situazione surreale: chi ha di più continua ad arricchirsi a discapito di tutto il resto, della maggioranza… La billionaire tax è la proposta di tassare del 10% i patrimoni dell’1% più ricco, i milionari, per redistribuire la ricchezza alla collettività.

Di pari passo abbiamo ribadito con forza l’importanza della salvaguardia della sanità pubblica, completamente smantellata negli ultimi decenni a vantaggio di quella privata, e che invece andrebbe implementata, rifinanziata.

Ci siamo mobilitati per la riapertura di presidi ospedalieri chiusi o dismessi, per l’attivazione delle USCA sul territorio nazionale, per il rafforzamento della medicina di prevenzione e territoriale.

Abbiamo lasciato il nostro grazie, davanti agli ospedali (qui e qui alcune immagini), agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, a tutti i lavoratori della sanità, chiedendo che venissero messi in condizione di poter operare con i giusti DPI e che potessero esprimere liberamente la condizione in cui vivono, senza ritorsioni e ricatti delle dirigenze delle ASL locali. 

Settimane di striscionate, blitz, flash mob e presidi, culminati nella giornata nazionale del 5 dicembre, partecipata da oltre 30 città italiane e di cui trovate qui un resoconto.  

Infine, siamo impegnati nella battaglia europea promossa dalle principali forze progressiste del continente per un vaccino sicuro, gratuito e accessibile per tutti.

La cooperazione internazionale, la messa in connessione delle lotte e la tessitura di rapporti con forze amiche al di fuori dell’Italia è per noi cruciale. 

A questo proposito, vi invitiamo a firmare e diffondere la petizione e a restare aggiornati sui nostri canali per le iniziative a cui daremo vita nei prossimi giorni!

PIANTIAMO RADICI BEN SALDE: IL MUTUALISMO E LE CASE DEL POPOLO

Parallelamente al sostegno alle vertenze e all’iniziativa politica, abbiamo mantenuto – e incrementato in alcuni casi – le nostre attività di mutualismo e solidarietà popolare.

Un’ottima notizia è stata l’apertura di nuove Case del Popolo (Napoli Soccavo, Torino e Livorno le ultime arrivate), in un periodo assai complicato per tutte le organizzazioni, e in particolare per una piccola e autofinanziata come la nostra.

Le attività ordinarie dei nodi non si sono fermate.

Si sono adeguate ai nuovi protocolli di sicurezza sanitaria laddove possibile o si sono trasferite sulla rete: assistenza legale ai lavoratori, sportelli per i migranti, doposcuola, raccolta e distribuzione di beni di prima necessità, assistenza psicologica e medica degli ambulatori popolari, la partecipazione al circuito Sos Rosarno, e altre ancora…

Le Case del Popolo hanno, inoltre, prodotto un nuovo manuale del mutualismo in tempi di covid, una guida agile per chiunque voglia prendere parte attiva, o addirittura avviare ex novo, attività di solidarietà e controllo popolare nella sua città o quartiere! 

Operare in mezzo a una crisi pandemia è tutt’altro che semplice, richiede organizzazione e autodisciplina. Ecco perché socializzare le informazioni e il sapere, i protocolli più funzionali in questo senso, può essere estremamente utile. Invitiamo tutte e tutti a farlo girare!

COSTRUIRE SOLIDARIETÀ E PROTAGONISMO POPOLARE

Così come accaduto nella prima ondata, siamo ripartiti con il sostegno alle famiglie e ai singoli messi in ginocchio dalla pandemia e dalla crisi economica.

Ci occuperemo in tante città di distribuzione di beni di prima necessità e spese solidali, di raccolte e pacchi alimentari. Abbiamo riattivato il telefono rosso, un centralino che fornisce gratuitamente assistenza legale ai lavoratori in difficoltà. Un punto di riferimento per migliaia di persone che non avevano nessuno a cui rivolgersi già nei mesi di marzo e aprile.

Perché lo facciamo? In primo luogo perché c’è davvero bisogno di aiuto. Non possiamo far finta di niente davanti all’urgenza di tutelare materialmente la vita dei nostri, nelle periferie e nei quartieri più poveri che anche noi viviamo…

E poi perché c’è bisogno di esempi, di pratiche da sperimentare, di protagonismo popolare.

In questo senso il mutualismo è una palestra importante: ci permette di stabilire un contatto e strutturare radicamento nei territori, di intrecciare legami coi circuiti virtuosi dell’attivismo di base e, attraverso un’attività percepita come immediatamente utile dalle classi popolari, rende possibile l’attivazione di fasce della popolazione che normalmente la politica ha deluso, sfiduciato, sfinito.

RAFFORZARE, ALLARGARE, MIGLIORARE L’ORGANIZZAZIONE

Come annunciato da diversi mesi, Potere al Popolo sta affrontando un percorso di rafforzamento e ristrutturazione interna che si concluderà entro la fine del mese di febbraio.

La campagna di adesioni lanciata lo scorso luglio in questo senso è fondamentale:

  • permette ad ognuno di contribuire al sostentamento materiale dell’organizzazione nazionale, questione centrale per chi non vive di finanziamenti pubblici o sponsor privati per mantenere un’autonomia e un’indipendenza preziose;
  • fa sì che gli attivisti di Potere al Popolo possano decidere che tipo di organizzazione vogliono, partecipando in prima persona alle votazioni online che riguardano statuto, coordinamento, portavoce, etc. Questa prerogativa sarà riservata a chi avrà aderito entro il 31 gennaio 2021.

Aderire a Potere al Popolo è davvero veloce, semplice e sicuro (basta aprire questo link e spendere pochi minuti del proprio tempo!). Potrai aderire in qualsiasi momento a Potere al Popolo, ma se aderirai entro il 31 gennaio potrai partecipare alle votazioni sugli organi interni. La tessera 2020, visti i ritardi dovuti alla pandemia, sarà valida fino a giugno 2021, quando partirà la nuova campagna.

Per gestire al meglio questo momento di transizione verso la votazione dei nuovi organi, il Coordinamento Nazionale si è dotato di un gruppo organizzativo provvisorio, che ha il compito di agevolare e facilitare le decisioni prese dall’assemblea del Coordinamento. 

Coordinamento Nazionale e Gruppo Organizzativo hanno lavorato a una nuova ossatura statutaria e alla stesura di un documento d’indirizzo politico generale di Potere al Popolo che sarà a breve inviato a tutte le assemblee territoriali.

Questi due documenti sono centrali per consolidare il nostro bagaglio culturale e politico, per costruire il nostro, autonomo, punto di vista sulle cose e renderlo condiviso.

Scegliere Potere al Popolo è scegliere la rappresentanza degli interessi popolari, imparare a muoversi con gli altri, acquisire una sensibilità nuova, rompere con la società decadente e insensata che ci ritroviamo… Significa rimettere al centro la razionalità dell’essere insieme, della cooperazione e riconoscere che funziona meglio di quanto ci propone il capitalismo. 

Questa, in estrema sintesi, la tabella di marcia che abbiamo davanti:

  • 10 gennaio 2021, il Coordinamento Nazionale si riunisce per definire le bozze di documento politico e statuto da sottoporre alle assemblee territoriali;
  •  12 gennaio 2021 – 31 gennaio 2021, le assemblee territoriali sono invitate a riunirsi per visionare, discutere, eventualmente proporre emendamenti al documento politico e statuto; comunicheremo successivamente i canali tramite cui emendamenti e integrazioni potranno essere inviate; il 31 gennaio si chiude la platea degli aderenti che potranno votare i nuovi organi;
  •  1° febbraio – 10 febbraio 2021, il Coordinamento Nazionale sintetizza gli spunti e le sollecitazioni arrivate dai territori e istruisce la votazione telematica;
  • dal 13 febbraio a fine febbraio 2021, tutti gli aderenti potranno votare su statuto e documento politico. Sulla base dello statuto approvato il coordinamento uscente istruirà le votazioni su Portavoce, nuovo Coordinamento Nazionale e Commissione di Garanzia. Il coordinamento, dal mese di marzo, si farà carico di istruire l’assemblea nazionale in presenza degli aderenti, compatibilmente con la situazione sanitaria del paese e nelle modalità, forme e obiettivi disciplinati dal nuovo statuto.

Invitiamo le assemblee territoriali e gli attivisti a prendere visione di questa road map e darne massima diffusione!

Come quando fu lanciato tre anni fa, Potere al Popolo resta un processo aperto a tutte e tutti.

Non l’ennesimo partito della sinistra, ma una comunità in cammino, un movimento teso al suo costante miglioramento, uno strumento flessibile che possa dar voce, forza e rappresentanza alle classi popolari. 

Invitiamo tutte le forze vive del paese, tutte le persone che sentono l’ingiustizia del presente, tutti quelli che hanno voglia di impegnarsi, tutte le associazioni, i collettivi, i centri sociali, il mondo sindacale, a partecipare direttamente a questo processo.  

Nei prossimi mesi Potere al Popolo affronterà una vera e propria fase ricostituente, una seconda nascita. 

C’è la possibilità per tutte e tutti di contare e far sentire la propria voce. 

Il mondo – grande terribile e complicato – in cui viviamo ci sprona a non lasciarci andare, anzi ad insistere ora. È tempo di agire.

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