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BUONI SPESA A FIRENZE: NELL’EMERGENZA CHI E’ PIU’ FRAGILE VA TUTELATO.

IL COMUNE ADEGUI IL BANDO EVITANDO ESCLUSIONI E ZONE GRIGIE.

Da giorni stiamo rispondendo a persone che, magari a causa di una situazone che era precaria già prima della pandemia, si sono ritrovate per terra in poco tempo a causa della nuova situazione. Stiamo riscontrando in particolare alcune discriminazioni nella gestione dei buoni spesa da parte del Comune.

Come sapete, lunedì 6 aprile è uscito l’avviso pubblico per la concessione dei buoni spesa sul territorio fiorentino. Questa misura d’emergenza, introdotta a livello nazionale prevede che ciascun comune, dopo aver individuato la platea dei beneficiari tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, debba procedere all’erogazione dei buoni spesa e/o pacchi alimentari, attraverso l’anticipazione di risorse proprie (Ordinanza del Capo della Protezione civile n.658).

Purtroppo, si tratta di una misura assolutamente inadeguata e inefficace, sia per l’entità di risorse stanziate, sia per le modalità attuative individuate.
I comuni, dal 2011 ad oggi, hanno subito una riduzione di risorse statali pari a 11 miliardi circa (di cui 9 per tagli lineari e 2 miliardi per la riforma della contabilità) e oggi, dopo un decennio di Patto  di Stabilità e tagli al personale, non dispongono più delle competenze né delle risorse tali da poter gestire quest’emergenza.

Inoltre si tratta di risorse “una tantum” totalmente insufficienti, basti pensare che per il Comune di Firenze sono previsti 2 milioni di euro, a fronte di circa 26.195 nuclei familiari sotto la soglia di povertà, ovvero 76,37 euro a famiglia: davvero troppo poco per affrontare questa crisi, nel momento in cui le normali fonti di reddito vengono a mancare.

Con i buoni spesa inoltre non è possibile acquistare beni per l’igiene personale e degli ambienti. Di questo non se ne comprende il motivo, dato che se non si ha la possibilità di acquistare cibo, non la si ha nemmeno per acquistare altri beni di prima necessità (come ad esempio gli assorbenti che, essendo tassati come un bene di lusso, hanno un prezzo spropositato).

Davanti a tutto ciò, l’amministrazione comunale di Firenze ha pensato bene di restringere la platea di beneficiari per non dover affrontare ulteriori problemi di bilancio, lasciando come alternativa quella dei pacchi alimentari che, però, oltre a contenere beni insufficienti per le due settimane per cui sono pensati, non hanno la versatilità del buono spesa per rispondere alle esigenze primarie che possono variare da famiglia a famiglia e da situazione a situazione.

Infatti, il bando prevede che i buoni spesa siano destinati a nuclei familiari che hanno subito effetti economici derivanti dall’emergenza che sono/erano in possesso di un regolare contratto di lavoro o comunque di una situazione lavorativa registrata e che di questa variazione hanno avuto una regolare documentazione da parte del datore di lavoro (articolo 2, comma 2, punto A).

Sono espressamente esclusi dal Bando i nuclei familiari non iscritti all’anagrafe del Comune di Firenze (articolo 2, comma 1) e sappiamo che l’accesso alla residenza nel Comune di Firenze è un diritto negato a molte persone.
Di fatto sono escluse ed esclusi anche tutte quelle lavoratrici e lavoratori che erano impegnate e impegnati a nero: tutte categorie che già prima della crisi erano più fragili.

La possibilità indicata nel bando di concedere d’ufficio i buoni spesa da parte del Servizio Sociale Professionale resta una soluzione parziale e assolutamente discrezionale rispetto al problema. Esclude infatti tutte e tutti coloro che non sono già seguiti dal Servizio Sociale perché prima della crisi non ne avevano avuto bisogno. Non esistono inoltre criteri che il Servizio Sociale ha a disposizione per effettuare una valutazione oggettiva dello stato di bisogno dei nuclei familiari; la segnalazione lasciata quindi alla discrezionalità della singola o del singolo Assistente Sociale è dunque ben poco omogenea.

Il bando esclude molte e molti di coloro che già prima della crisi, a causa di precarietà e sfruttamento, versavano in una situazione economica incerta e che quindi adesso non possono che vedere precipitare la loro situazione. Non viene fatta una valutazione dell’effettiva mancanza di reddito su tutta la platea delle e dei possibili beneficiari, ma ci si base principalmente sulla presenza o meno di una situazione lavorativa regolare.
Questa discrezionalità dei criteri risulta inaccettabile anche in ragione del fatto che l’articolo 6 dell’ordinanza del Consiglio dei Ministri fa riferimento “ai nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza” e non indica in nessun modo criteri così stringenti per l’assegnazione.

Inoltre, la modalità di compilazione on line risulta difficoltosa per le persone più fragili, sia per la richiesta di allegare la documentazione (in mancanza di dispositivi adeguati), sia per la comprensione della lingua e delle procedure burocratiche.

Crediamo che non ci sia tempo da perdere, l’Amministrazione comunale deve intervenire attraverso un nuovo bando per:

  •  l’ampliamento della platea di beneficiari dei buoni spesa, estendendo il contributo anche a disoccupati privi di attestazione della condizione lavorativa pre-Covid19 (come i lavoratori e le lavoratrici a nero o chi si attivava solo durante la stagione turistica);
  • la pubblicazione del numero di domande ricevute e dei nuclei familiari beneficiari, ovviamente in forma anonima e aggregata;
  • la possibilità di acquistare beni per l’igiene personale e di prevedere la possibilità di aggiungerli ai pacchi alimentari;
  • l’immediata ricezione da parte della Giunta e dell’Amministrazione della mozione approvata ieri in cui si chiede il blocco delle cancellazioni anagrafiche e l’avvio delle registrazioni delle nuove richiesta, attivando il personale dell’anagrafe attraverso le procedure di lavoro agile;
  • l’utilizzo di fondi comunali aggiuntivi, sul modello del Comune di Livorno perché tutti e tutte possano accedere ai buoni spesa, misura preferibile ai pacchi alimentari per quanto detto sopra.

Qui potete leggere il comunicato di Antonella Bundu e Dmitrij Palagi per il gruppo consiliare Sinistra progetto comune e Francesca Conti per Potere al popolo Firenze.

 

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