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Uberizzeranno i terreni agricoli e lo chiameranno Salvare il Clima

Abbiamo deciso di tradurre l’ultima newsletter di “Tricontinental: Institute for Social Research” – un istituto di ricerca internazionale, con sedi in India, Sudafrica, Argentina e Brasile. Buona lettura!


Quarantaseiesima newsletter 2021

Carə compagnə

Saluti dalla redazione di Tricontinental: Institute for Social Research.

Mentre l’ultimo aereo privato decolla dall’aeroporto di Glasgow e la polvere si deposita, i detriti della ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, COP26, rimangono. I comunicati finali vengono lentamente digeriti, inevitabile la loro portata limitata. António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha chiuso i lavori dipingendo due immagini terribili: “Il nostro fragile pianeta è appeso a un filo. Stiamo ancora bussando alla porta della catastrofe climatica. È tempo di entrare in modalità di emergenza – o la nostra possibilità di raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette sarà di per sé pari a zero”.

criptovaluta mineraria 2021

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L’applauso più forte nella sala principale non è scoppiato quando è stato pronunciato questo verdetto finale, ma quando è stato proclamato che la prossima COP si sarebbe tenuta al Cairo, in Egitto, nel 2022. Sembra sufficiente sapere che si svolgerà un’altra COP.

Gli incontri ufficiali della COP26 sono stati affollati da un esercito di dirigenti aziendali e lobbistə; la sera, i loro cocktail party hanno intrattenuto i/le rappresentanti dei governi. Mentre le telecamere si concentravano sui discorsi ufficiali, le decisioni importanti venivano prese in queste feste serali e nelle stanze private. Le stesse persone che sono più responsabili della catastrofe climatica hanno plasmato molte delle proposte che sono state discusse alla COP26. Nel frattempo, gli/le attivistə per il clima non avevano alternative se non quella di fare più rumore possibile lontano dallo Scottish Exchange Campus (SEC Centre), dove si teneva il vertice. È significativo che il SEC Centre sia stato costruito sul luogo che un tempo era il punto di approdo in Gran Bretagna per le merci estratte dalle colonie: il Queen’s Dock. Ora, le vecchie abitudini coloniali si rianimano mentre i paesi sviluppati – in combutta con alcuni stati in via di sviluppo ostaggio dei loro signori corporativi – rifiutano di accettare limiti di carbonio stringenti e versare i miliardi di dollari necessari ad alimentare il fondo per il clima.

Gli organizzatori della COP26 hanno individuato i temi per molti dei giorni durante la conferenza, come energia, finanza e trasporti. Non c’è stato un giorno riservato a una discussione sull’agricoltura che, invece, è stato raggruppato in quello denominato ‘Giornata della natura’ il 6 novembre, durante il quale l’argomento principale era la deforestazione. Non si è parlato dell’anidride carbonica, del metano o del protossido di azoto emessi dai processi agricoli e dal sistema alimentare globale, nonostante il fatto che il sistema alimentare globale produca tra il 21% e il 37% delle emissioni annuali di gas serra. Non molto tempo prima della COP26, tre agenzie delle Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto fondamentale, che ha offerto la seguente valutazione:”In un momento in cui le finanze pubbliche di molti paesi sono limitate, in particolare nei paesi in via di sviluppo, il sostegno globale all’agricoltura rappresenta attualmente quasi 540 miliardi di dollari all’anno. Oltre due terzi di questa cifra sono considerati distorsivi dei prezzi e in gran parte dannosi per l’ambiente”. Eppure, alla COP26, c’è stato un notevole silenzio sul sistema alimentare distorto che inquina la Terra e i nostri corpi; non c’è stata alcuna conversazione seria su alcuna trasformazione del sistema alimentare per produrre cibo sano e sostenere la vita sul pianeta.

cloud computing 2021

Invece, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti, sostenuti dalla maggior parte dei paesi sviluppati, hanno proposto un programma denominato Agriculture Innovation Mission for Climate (Missione di innovazione dell’agricoltura per il clima, in sigla AIM4C) per sostenere l’agribusiness e il ruolo delle grandi società tecnologiche in agricoltura. Le grandi aziende tecnologiche, come Amazon e Microsoft, e le aziende di tecnologia agricola (Ag Tech) – come Bayer, Cargill e John Deere – stanno spingendo un nuovo modello agricolo digitale attraverso il quale cercano di approfondire il loro controllo sui sistemi alimentari globali in nome della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Sorprendentemente, questa nuova soluzione “rivoluzionaria” per il cambiamento climatico non menziona le persone che lavorano in agricoltura da nessuna parte nei suoi documenti chiave; dopotutto, sembra immaginare un futuro che non le richieda. L’ingresso di Ag Tech e Big Tech nel settore agricolo ha significato un’acquisizione dell’intero processo, dalla gestione dei fattori produttivi alla commercializzazione dei prodotti. Ciò consolida il potere lungo la catena alimentare nelle mani di alcune delle più grandi società di commercio di materie prime alimentari del mondo. Queste aziende, spesso chiamate ABCD – Archer Daniels Midland, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus – controllano già oltre il 70% del mercato agricolo.

Le aziende Ag Tech e Big Tech stanno sostenendo una sorta di uberizzazione dei terreni agricoli nel tentativo di dominare tutti gli aspetti della produzione alimentare. Ciò fa si che siano le persone con piccole proprietà terriere e quelle che lavorano in agricoltura ad assumersi tutti i rischi. La partnership dell’azienda farmaceutica tedesca Bayer con l’organizzazione no-profit statunitense Precision Agriculture for Development (Agricoltura di Precisione per lo Sviluppo, in sigla PAD) intende utilizzare la formazione a distanza (e-extension) per controllare cosa e come viene prodotto, mentre le aziende agricole raccoglieranno i benefici senza assumersi rischi . Questo è un altro esempio di neoliberismo al lavoro, che sposta il rischio su lavoratrici e lavoratori il cui lavoro produce enormi profitti per le aziende Ag Tech e Big Tech. Queste grandi imprese non sono interessate a possedere terreni o altre risorse; vogliono semplicemente controllare il processo di produzione in modo da continuare a realizzare profitti favolosi.

brevetto genetico, 2021

Le proteste in corso da parte di contadine e contadini indiani, iniziate poco più di un anno fa nell’ottobre 2020 , sono radicate nella giustificata paura della digitalizzazione dell’agricoltura da parte delle grandi aziende agricole globali. Contadine e contadini temono che la rimozione della regolamentazione governativa dei mercati lascerà loro come unica alternativa i mercati controllati da piattaforme digitali create da aziende come Meta (Facebook), Google e Reliance. Non solo queste aziende useranno il loro controllo sulle piattaforme per definire la produzione e la distribuzione, ma la loro padronanza dei dati consentirà loro di dominare l’intero ciclo alimentare dalle forme di produzione alle abitudini di consumo.

All’inizio di quest’anno, il Landless Workers Movement (Movimento dei/lle Senza Terra, in sigla MST) in Brasile ha tenuto un seminario sulla tecnologia digitale e la lotta di classe per comprendere meglio i tentacoli delle aziende Ag Tech e Big Tech e come superare la loro potente presenza nel mondo dell’agricoltura. Da questo seminario è emerso il nostro più recente dossier n. 46, Big Tech and the Current Challenges Facing the Class Struggle (Big Tech e i problemi attuali della lotta di classe), che cerca di “comprendere le trasformazioni tecnologiche e le loro conseguenze sociali con un occhio verso la lotta di classe” piuttosto che di “fornire una discussione o una conclusione esaustiva su questi temi”. Il dossier riassume una ricca discussione su diversi argomenti, tra cui il rapporto tra tecnologia e capitalismo, il ruolo dello stato e della tecnologia, l’intima partnership tra finanza e aziende tecnologiche e il ruolo di Ag Tech e Big Tech nei nostri campi e fabbriche.

La sezione sull’agricoltura (“Big Tech against Nature”) ci introduce nel mondo dell’agribusiness e dell’agricoltura, dove le grandi aziende Ag Tech e Big Tech cercano di assorbire e controllare la conoscenza della campagna, modellare l’agricoltura per garantire il profitto delle grandi imprese e ridurre contadine e contadini allo status di lavoratrici e lavoratori precari. Il dossier si chiude con una considerazione di cinque principali condizioni che stanno alla base dell’espansione dell’economia digitale, ognuna delle quali favorisce la crescita di Ag Tech nelle aree rurali:

  • Un libero mercato (per i dati). I dati degli e delle utenti vengono liberamente dirottati da queste aziende, che poi li convertono in informazioni proprietarie per aumentare il controllo aziendale sui sistemi agricoli.
  • Finanziarizzazione economica. Le aziende capitaliste di dati dipendono dal flusso di capitale speculativo per crescere e consolidarsi. Queste aziende assistono alla fuga di capitali, spostando il capitale dai settori produttivi verso quelli meramente speculativi. Ciò esercita una crescente pressione sui settori produttivi che fa aumentare lo sfruttamento e la precarizzazione.
  • La trasformazione dei diritti in merci. Il fatto che l’intervento pubblico sia sostituito dall’ingerenza delle imprese private nelle aree della vita economica e sociale subordina i nostri diritti come cittadini e cittadine al nostro potenziale come merci.
  • La riduzione degli spazi pubblici. La società comincia ad essere vista meno come un insieme collettivo e più come l’insieme dei desideri segmentati degli individui, con i lavori della gig economy presentati come liberazione piuttosto che come una forma di subordinazione al potere delle grandi corporazioni.
  • La concentrazione di risorse, catene produttive e infrastrutture. La centralizzazione delle risorse e del potere nelle mani di una manciata di corporazioni dà loro un’enorme influenza sullo stato e sulla società. Il grande potere concentrato in queste corporazioni prevale su qualsiasi dibattito democratico e popolare su questioni politiche, economiche, ambientali ed etiche.

la frammentazione del lavoro 2021

Nel 2017, alla COP23, i paesi partecipanti hanno istituito il Koronivia Joint Work on Agriculture (Lavoro comune sull’agricoltura di Koronivia, in sigla KJWA), un processo che si è impegnato a concentrarsi sul contributo dell’agricoltura ai cambiamenti climatici. KJWA ha tenuto alcuni eventi alla COP26, ma a questi non è stata data molta attenzione. In occasione della Giornata della Natura, quarantacinque paesi hanno approvato il Global Action Agenda for Innovation in Agriculture (Agenda di azione globale per l’innovazione in agricoltura), il cui slogan principale, “innovazione in agricoltura”, si allinea con gli obiettivi del settore Ag Tech e Big Tech. Questo messaggio viene incanalato attraverso il CGIAR, un organismo intergovernativo progettato per promuovere “nuove innovazioni”. Le persone che lavorano in agricoltura vengono consegnate nelle mani delle aziende Ag Tech e Big Tech, che – piuttosto che impegnarsi a evitare la catastrofe climatica – danno la priorità all’accumulo del massimo profitto per sé stesse mentre fanno il greenwashing delle loro attività. Questa fame di profitto non porrà fine né alla fame nel mondo, né alla catastrofe climatica.

Le immagini di questa newsletter provengono dal dossier n. 46, Big Tech and the Current Challenges Facing the Class Struggle. Si basano su una comprensione giocosa dei concetti alla base del mondo digitale: cloud, mining, codici e così via. Come rappresentare queste astrazioni? “Una cloud di dati – scrive il nostro dipartimento artistico – suona come un luogo etereo e magico. È, in realtà, tutt’altro che questo. Le immagini di questo dossier mirano a visualizzare la materialità del mondo digitale in cui viviamo. Una nuvola viene proiettata su una scheda madre”. Queste immagini ci ricordano che la tecnologia non è neutrale; la tecnologia fa parte della lotta di classe.
Contadini e contadine in India sarebbero d’accordo.

Calorosamente,

Vijav

cavi collegati, 2021

Chi è Vijay Prashad?

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