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[TORINO] MARIA VITTORIA E PELLERINA: SALUTE O AMBIENTE? IL RICATTO DI REGIONE E COMUNE

Maria Vittoria e Pellerina

“Il Comune ha scelto la Pellerina, ma attendiamo la decisione ufficiale”.
“Senza un progetto sanitario preciso non possiamo scegliere l’area”.

Prosegue il balletto tra Regione e Comune sul progetto del nuovo Maria Vittoria: a rimetterci sono gli abitanti di questa città che dovrebbero scegliere tra rimanere con un ospedale vetusto e vedere cementificato un pezzo significativo del più grande parco cittadino.

COSA STA SUCCEDENDO?

L’ospedale Maria Vittoria è malandato, ha un pronto soccorso sempre intasato ed è molto complicato da ristrutturare. Da qui la decisione della Regione di costruire un nuovo ospedale che serva l’area nord-ovest della città. Ma sulla superficie cittadina decide il Comune. Così la coppia Icardi/Cirio passa la palla al tridente Lo Russo/Mazzoleni/Rosatelli. I quali, nonostante non abbiano ricevuto informazioni precise su dimensioni e caratteristiche dell’opera, si mettono subito a caccia dell’area più appropriata. Ne individuano 4 (o forse 7, o forse 10: sui numeri aleggia un po’ di incertezza…), ma sui giornali esce subito l’area della Pellerina.

La notizia desta molta preoccupazione, perché si tratta del più grande polmone verde di Torino. Così la scorsa settimana viene organizzata una seduta della V Commissione della Circoscrizione 4, di cui la Pellerina fa parte, a cui partecipano anche gli assessori Rosatelli (Welfare), Mazzoleni (Urbanistica), oltre a dirigenti dell’Asl e consiglieri comunali; assente invece la Regione Piemonte. L’interesse è alto, tanto che partecipano oltre 120 persone. Gli assessori assicurano più volte che non è ancora stata scelta l’area della Pellerina, ma la domanda su quali siano le altre aree selezionate non riceve alcuna risposta. L’unica certezza che viene data ai tanti cittadini accorsi è che il lavoro è stato accurato, tanto da produrre una completissima tabella Excel. Diversi cittadini avanzano quindi la proposta della vicina area Thyssen: già cementificata, abbandonata da anni, situata proprio alle spalle della Pellerina. Sembrerebbe la soluzione perfetta: si recupera un’area abbandonata costruendo un ospedale e si evita nuovo consumo di suolo. Certo, è inquinata, ma prima o poi andrebbe comunque bonificata e recuperata: perché non cogliere l’occasione? L’imbarazzo in sala viene rotto dall’assessore Rosatelli – membro di “Sinistra Ecologista” – per chiarire che dell’area Thyssen non si può parlare perché è di un privato e la bonifica costerebbe troppo. Rincara la dose Nadia Conticelli, capogruppo comunale PD, che spiega come un’area industriale inquinata, anche se bonificata, non sarebbe comunque adatta ad ospitare un ospedale: una strana posizione per chi ha sostenuto il progetto del Parco della Salute sull’area inquinata ex Avio.

Sintesi della posizione della Giunta Comunale: l’area non è stata ancora decisa, sono tutti consapevoli del danno di rovinare un’area verde come la Pellerina, ma al momento sarebbe la soluzione “meno peggio”, anche se le altre aree selezionate non possono essere rese note. L’esproprio, la bonifica e il recupero della Thyssen sono da escludersi.

Vista la scarsa trasparenza e l’assenza totale della Regione Piemonte, martedì la consigliera regionale Francesca Frediani, che col Movimento 4 Ottobre aderisce a Unione Popolare, ha interpellato la Giunta Regionale. Anche qui le risposte sono state minimali: se non altro, però, è arrivata la conferma che il Comune di Torino avrebbe finora indicato proprio l’area della Pellerina come la migliore.

Insomma, Comune e Regione si rimpallano le responsabilità. Ma i loro bisticci sono dovuti solo all’imbarazzo di dover giustificare una decisione scellerata: quella di cementificare il parco della Pellerina, un polmone verde fondamentale per tutta la città. In realtà sul punto fondamentale sono perfettamente d’accordo, come dimostrato dalla recente gita a New York del duo Cirio – Lo Russo: gli interessi privati sono inattaccabili, anche se hanno mandato a morire sette operai per risparmiare sulla sicurezza, e le opere devono essere fatte sempre al minimo costo, anche se questo significa cementificare aree verdi, pagandone costi sociali ed economici altissimi nei prossimi decenni.

Il tema è senz’altro complesso e non possiamo affrontare qui tutte le criticità sanitarie, ambientali ed urbanistiche. Due questioni, però, non ammettono deroga.
Primo: se davvero abbiamo capito la catastrofe climatica che abbiamo davanti, in una delle città più inquinate e cementificate d’Europa non possiamo mai, per nessun motivo, rovinare uno degli ultimi polmoni verdi di Torino. Anche perché non esiste salute senza difesa dell’ambiente: il miglior ospedale del mondo sarà completamente inutile se non ridurremo l’inquinamento nella nostra città, anche smettendo di cementficarla.
Secondo: una decisione così rilevante, che impatterà per oltre un secolo sulla nostra città, non può essere presa senza il coinvolgimento degli abitanti e delle tante associazioni e organizzazioni che su salute e ambiente sono quotidianamente impegnate. Perché non basta autodefinirsi ecologisti e democratici, ma è nelle scelte concrete che si dimostra di essere tali.

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