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Spiagge privatizzate, un problema toscano!

“Non è certo una novità ma è notizia di qualche giorno fa quella per cui il sindaco Dario Nardella ha intenzione di concedere piazza della Signoria a Dolce e Gabbana per una cena di gala. Con Ilaria Agostini e il gruppo urbanistica di Perunaltracittà ci siamo messe subito all’opera e ne è uscito questo articolo: la piazza è un bene culturale e non dovrebbe essere possibile farci una cena di gala (lo trovate qui).

Studiando e leggendo è venuto fuori che il vizietto di regalare a pochi ricchi dei beni che dovrebbero appartenere a tutti, riguarda un po’ tutta la Regione. Prendiamo le spiagge: la Toscana è la quarta regione per coste date in concessione ai privati, con il 52% di spiagge occupate dagli stabilimenti. Ci sono comuni, come quello di Forte dei Marmi, dove il 93% delle spiagge è privatizzato. Vuol dire che per farsi un bagno in alta stagione, dopo 3 mesi di quarantena, bisogna spendere, se va bene, tra i 40 e i 50 euro al giorno. Tutto questo perché tanto il Pd quanto la destra si sono sempre opposti a porre un limite alle concessioni, come pure altre regioni, dopo numerose proteste, hanno fatto. Il motivo è semplice: le concessioni fruttano 15 miliardi di euro l’anno, di cui solo un centinaio di milioni rientrano nelle tasche del pubblico sotto forma di tasse. Dallo sfruttamento di un bene pubblico entra poco, pochissimo, nelle tasche di tutti noi, come entra poco nelle tasche di camerieri, bagnini, lavoratori e lavoratrici che sono spesso assunti a nero o a grigio come ha dimostrato l’inchiesta sul “Litorale degli schiavi” (qui alcuni risultati dell’inchiesta)

Per tutelare la possibilità di tutti/e di andare a mare non serve allargare le maglie delle concessioni. Serve la manutenzione pubblica delle spiagge comuni, la distribuzione di posacenere portatili e una maggiore presenza di servizi pubblici, dai bagni ai cassonetti, servono più controlli nei posti di lavoro. E soprattutto, serve garantire in ogni comune tra il 50% e il 60% di spiaggia libera, perché ogni volta che un tratto di costa viene dato in concessione decennale, diventiamo tutti e tutte più poveri/e.”

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