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#SOS #Solidarietà: sosteniamo la causa dei lavoratori dell’indotto Whirlpool di Montoro, Forino, Sant’angelo dei Lombardi, Napoli e Caserta! Non permettiamo che vengano dimenticati!

C’è una storia che, per quanto drammatica, in pochi ancora conoscono.
E’ la storia dei lavoratori dell’#indotto della #Whirlpool di Napoli.

Centinaia di dipendenti di piccole ditte locali sparse in diverse province della regione (Napoli, Caserta, Avellino), il cui destino dipende dalle sorti dello stabilimento di Via Argine. Si tratta di 337 dipendenti, 337 famiglie abbandonate dalla Whirlpool, dal Governo e, spesso, anche dai mass media.

L’indotto Whirlpool insiste nei comuni irpini di Montoro, Forino e Sant’Angelo dei Lombardi con le aziende #PASELL (60 dipendenti, 60% produzione Whirlpool), #CELLUBLOOK (40 dipendenti circa, 70% produzione Whirlpool) e #SCAME MEDITERRANEA (58 dipendenti, 100% produzione Whirlpool), nel comune di Napoli con le aziende #SOMECA S.r.l. (10 addetti, 80% produzione Whirlpool), #DELBAN S.r.l (15 addetti, 100% produzione Whirlpool), nella provincia di Caserta con #CO.MA.P. SUD S.r.l. (57 addetti, 70% produzione Whirlpool), #ACROPLASTICA S.r.l. (55 addetti, 15% produzione Whirlpool).

La maggior parte di queste ditte produce guarnizioni e componenti per le lavatrici Whirlpool prodotte nello stabilimento di Via Argine oppure offre servizi di manutenzione dei macchinari.

Questo comporta che ogni ipotesi di riconversione o di reindutrializzazione dello stabilimento Whirlpool di Napoli porterebbe immediatamente alla chiusura o, nel migliore dei casi, alla riduzione del personale per centinaia di posti di lavoro, in territori già profondamente colpiti da desertificazione industriale e disoccupazione.

Da anni, poi, i lavoratori di queste ditte sono costretti a fare ricorso ad ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione ordinaria e straordinaria utilizzata, spesso, in regime di solidarietà per far fronte alla drastica riduzione di produzioni decisa dalla Whirlpool.

Ormai fermi dal 12 settembre, i lavoratori della SCAME MEDITERRANEA, ad esempio, lavorerebbero 12 giorni al mese in regime di solidarietà, passando i restanti giorni in permesso non retribuito. In questi anni, la ditta ha utilizzato gli ammortizzatori sociali per coprire le ore non lavorate nell’ambito del programma Whirlpool e al prossimo febbraio questi operai si troveranno senza alcuna copertura economica, senza cassa integrazione, senza lavoro.

Per ben tre volte i rappresentanti sindacali della SCAME MEDITERRANEA hanno fatto richiesta formale per un incontro con il Ministro dello Sviluppo Economico per discutere la situazione delle aziende irpine che producono per la multinazionale statunitense. Per ben tre volte non hanno ricevuto risposta.

Ancora più drammatica è la situazione dei lavoratori della CO.MA.P. SUD, che ad oggi lavorano mediamente 5 o 6 giorni al mese, con i restanti 25 non retribuiti.

Essi hanno già usufruito da tempo di tutti gli ammortizzatori sociali disponibili – cassa integrazione ordinaria e straordinaria – fino allo scorso marzo, quando la ditta dovette licenziare i primi 21 dipendenti.

Questi ammortizzatori sono stati consumati per sopravvivere alle conseguenze nefaste della ristrutturazione del gruppo Indesit imposta dalla Whirlpool nel 2014, al momento della sua acquisizione. Per chi lo avesse dimenticato, la Whirlpool EMEA acquistò la Indesit quando questa era un gruppo produttivo e fiorente. All’epoca, lo stabilimento di Napoli produceva mediamente il doppio delle lavatrici prodotte attualmente, e questa produttività si rifletteva proficuamente anche sulle aziende dell’indotto, favorendo l’occupazione e le condizioni salariale dei dipendenti.

Quando la Whirlpool acquisì il gruppo Indesit annunciò circa 1350 esuberi. Lo stabilimento di Teverola, in provincia di Caserta, chiuse i battenti, mentre quello vicino di Carinaro fu riconvertito da polo produttivo a polo logistico, con dimezzamento della forza-lavoro e cessazione di ogni attività produttiva. Per la CO.MA.P. SUD, che produceva per questi stabilimenti Indesit dal 1985, il colpo fu durissimo. Per i lavoratori di questo indotto inizia una lunga odissea fatta di contratti di solidarietà, cassa integrazione, licenziamenti. La ditta contava 75 dipendenti. Da quando arrivò, la Whirlpool ridusse le commesse, di conseguenza la ditta rallentò la produzione, ridusse il monte orario di lavoro, dunque i salari, facendo ricorso agli ammortizzatori.  Lo scorso marzo, come abbiamo detto, arrivano i primi 21 licenziamenti.

Da qui al prossimo dicembre, il licenziamento potrebbe diventare collettivo. L’azienda ha aperto la procedura di mobilità, iter che dura 75 giorni, dopo i quali potrebbe non esserci più niente da fare per i 24 dipendenti che dipendono dalla produzione di Via Argine. Senza ammortizzatori sociali, i lavoratori della CO.MA.P. resteranno del tutto senza salario.

Da mesi, questi lavoratori chiedono al Governo di aprire un tavolo ad hoc sulla situazione dell’indotto, vorrebbero delle deroghe sugli ammortizzatori sociali straordinari, per sopravvivere ancora un po’, per continuare una lotta contro la Whirlpool che, per loro, rischia di terminare prima del tempo.

Una delle richieste ufficiali dai dipendenti della CO.MA.P. arrivò il 26 giungo scorso. Al Governo c’erano il Movimento 5 Stelle e la Lega, ben lontani dalla crisi di agosto, il Mise, invece, era occupato da Luigi Di Maio. Dall’allora “Governo del cambiamento” non arrivò nessuna risposta. Venne la “crisi di agosto”, si costituisce il nuovo Governo, i lavoratori della SCAME MEDITERRANEA fanno un nuovo tentativo. Al Governo ci sono il Movimento 5 Stelle e il PD, al Mise il pentastellato Patuanelli. Nuovo Governo “del cambiamento”, nuovo Ministro, stessa risposta, la stessa indifferenza. Vergogna infinita.

 

Sosteniamo la causa dei lavoratori dell’indotto Whirlpool di Montoro, Forino, Sant’Angelo dei Lombardi, Napoli e Caserta! Non permettiamo che vengano dimenticati!

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