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Potere al Popolo sostiene la lotta dei portuali di tutta Italia!

Potere al Popolo sostiene la lotta dei portuali di tutta Italia!

Sono secoli che nei porti italiani si lotta per la dignità dei lavoratori e per il benessere dei territori su cui gli scali insistono. Lo si è fatto e lo si continua a fare perchè i governi ostacolano queste lotte, per assecondare gli armatori e la loro insaziabile sete di profitto. Prendiamo atto che non è da meno quello che si autodefinisce “governo del cambiamento”.  Capiamoci, non ci aspettavamo qualcosa di diverso e tantomeno qualcosa di meglio. E’ la solita combriccola che parla per slogan e che non si preoccupa di risolvere i veri problemi delle persone. Toninelli, Ministro dei Trasporti, si nasconde dietro un assordante silenzio, a metà tra complicità ed incompetenza: sta permettendo in ogni modo agli armatori di attaccare senza ritegno i diritti e la dignità degli operai impegnati nei porti. Sarebbe invece compito di un Ministro della Repubblica lavorare affinchè le ricchezze derivanti dai traffici, in porti che sono pubblici e di proprietà della collettività, vengano redistribuite tra i cittadini. Per fortuna, mentre il ministro tace, i portuali fanno sentire forte e chiara tutta la loro rabbia e la loro volontà di non arrendersi: lo scorso mese sono stati i portuali di Napoli, appoggiati dai colleghi di tutta Italia, a scioperare contro lo scellerato piano di autoproduzione di Grandi Navi Veloci.  Il 23 Maggio invece è indetto uno sciopero in tutti i porti italiani per il rinnovo del contratto collettivo. 

La manovalanza nei porti ed il reddito che ne deriva è la linfa vitale delle città su cui il porto insiste. Le cooperative si formarono in passato proprio per creare un fronte contro lo sfruttamento dei proprietari delle navi. I portuali iniziarono una battaglia a difesa del loro stipendio e da lì conquistarono sempre più diritti per loro e quindi per l’intera comunità. Con il monopolio dei lavori di scarico delle merci le città portuali hanno garantito lavoro e dignità ad una fetta consistente della propria cittadinanza. Per gli armatori, che vedono come fine ultimo soltanto il loro profitto, questo equilibrio non è accettabile. Non vogliono nessuno che metta freni alla loro libertà di sfruttare i lavoratori: vogliono che le operazioni di carico e scarico delle navi venga effettuato dagli stessi marinai, già impegnati in lavori faticosi e di estrema responsabilità.  La chiamano autoproduzione, potremmo tradurla con “sfruttamento senza freni”.

Il mancato rinnovo del Contratto Collettivo dei Porti è invece solo il primo capitolo di quello che diverrà la madre di tutte le vertenze in ambito lavorativo: la suddivisione dei vantaggi derivanti dall’automazione. Macchinari sempre più ‘intelligenti’ e precisi stanno man mano sostituendo gli operai nello svolgimento delle operazioni portuali. Ne è esempio il modernissimo porto di Rotterdam dove gru e ralle vengono ormai pilotate dai computer. Enormi navi cariche di container, che prima avrebbero visto l’impiego di decine di operai alternarsi a turno nel carico e nello scarico, vengono lavorate da pochissime unità. Sia chiaro, a noi tutto questo piace! Solo chi non ha mai guidato per 8 ore consecutive una ralla o chi non ha manovrato le pesanti aste d’acciaio che servono a mettere in sicurezza i container può pensare che ridurre la fatica di questi estenuanti lavori possa essere un male. Lavoro e tecnologia non possono essere visti come semplici fattori della produzione da gettare nella mischia per aumentare i profitti privati. Al contrario, dovrebbero entrare in relazione tra loro così che la ricchezza generata e il tempo e la fatica che si risparmiano grazie ai macchinari possano essere redistribuiti tra tutti. In prima misura riducendo l’orario di lavoro e mantenendo invariati i salari: solo così la ricchezza dell’automazione sarebbe effettivamente ripartita. Questa non è solo una sana rivendicazione, ma anche una necessità. Tra poco l’automazione invaderà ogni aspetto del mondo lavorativo. Pensate solo alle auto a guida automatica e a quante categorie vedranno drasticamente diminuita la quantità di lavoro da svolgere. La cecità dell’attuale sistema, che prova ad accaparrarsi più bottino possibile è sciocco e criminale. Fosse per loro la classe lavoratrice verrebbe ridotta al minimo e tutti i vantaggi finirebbero nelle loro tasche, senza pensare che così il loro mondo fatto di mercato e concorrenza sprofonderebbe nel baratro: senza il salario dei lavoratori nessuno comprerà più i loro prodotti. Sono come quei parassiti che succhiano il sangue alla vittima fino alla morte, incuranti che insieme alla vittima moriranno loro stessi.

Vogliono impadronirsi della grande possibilità che la tecnologia ci offre: riappropiarsi del  tempo libero.
Per questo Potere al Popolo è al fianco dei portuali in questa lotta di dignità e speranza.
I frutti dell’automazione devono essere di tutti!
No all’autoproduzione, si alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario!

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