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SOLO IN ITALIA IL CBD E’ UNO “STUPEFACENTE”. BASTA PROIBIZIONISMO!

150 milioni di fatturato annuo, 15 mila occupati, in buona parte giovani sotto i trent’anni.

Questo il comparto che si rischia di azzerare, con la scelta presa per Decreto dal Ministro Speranza – in prossimità delle restrizioni dovute al covid, perché passasse più inosservata possibile – di inserire nella tabella dei “medicinali a base di sostanze attive stupefacenti” le “composizioni per somministrazione a uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis”.

Una decisione gravissima e antiscientifica, visto che l’Organizzazione Mondiale della sanità sul CBD raccomanda l’esatto contrario.

Evidentemente le lobby farmaceutiche degli antidolorifici a base di oppiacei hanno fatto il loro bravo lavoro, trovando nel Ministro un interlocutore disponibile.

Persino l’intergruppo parlamentare per la cannabis legale (70 parlamentari in gran parte afferenti all’area di governo), dichiara: “È una scelta illogica” – si legge in una nota – “che penalizza gravemente tutto il settore della coltivazione della canapa, lasciando così campo aperto ai soli colossi farmaceutici. La decisione, inoltre, è in evidente contrasto con quanto promosso dal ministero dell’Agricoltura che ha recentemente inserito i prodotti della cannabis tra le varietà officinali, dando il via alle filiere estrattive dei principi di questa nobile pianta”.

A caduta, infatti, potrebbero diventare illegali anche le infiorescenze, che contengono lo stesso principio attivo.

Un grave passo indietro per l’Italia, quando il resto del mondo va nella direzione opposta.

Piuttosto che proibire, sarebbe quanto mai necessario uscire da questa zona grigia e regolamentare una volta per tutte l’intero settore inserendo un’accisa sulle infiorescenze di canapa in modo da creare indotto allo stato, tutelare i lavoratori e regolamentare il mercato, che nei mesi del lockdown ha visto triplicare i volumi in relazione all’aumentare dello stress da pandemia.

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