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Ministra Azzolina, la scuola non è un’azienda. L’istruzione sia pubblica e laica

Il Ministero dell’Istruzione, non più pubblica ma confessionale, ha una dotazione organica di migliaia di persone impiegate.

Il personale a tempo indeterminato in servizio in quel Ministero, articolato per aree professionali, assegnato agli uffici di diretta collaborazione con gli organi di indirizzo politico, conta all’incirca 4.700 persone per i cui stipendi il Ministero sostiene una spesa annua di circa 154 milioni di euro. Si tratta di persone assunte anche con ruolo di dirigenza con il preciso compito di elaborare progettualità di indirizzo per dare supporto alle iniziative regolamentari e legislative del Ministro o della Ministra di turno.

La Ministra Azzolina ha ignorato le 4.700 persone del suo Ministero e ha esternalizzato alcune importanti funzioni ministeriali affidandole a un gruppo di 18 persone che nulla hanno a che fare con il Ministero e, in alcuni casi, nemmeno con la scuola della Costituzione, che deve essere laica e pubblica. Il tutto seguendo quello che è ormai il modus operandi dei nostri decisori politici: il rifugio nella tecnocrazia a danno della democrazia.

Azzolina ha formato un Comitato di persone esperte che dovrebbero dare precise indicazioni su come fare ripartire la scuola. Il personale docente, che della scuola conosce tutte le criticità e tutti i punti di forza, i rappresentanti e le rappresentanti di studenti e studentesse, che la scuola la vivono sulla propria pelle ogni giorno non sono presenti nel Comitato, in cui non entrano neanche rappresentanze di genitori che in questa fase stanno a loro volta contribuendo alla realizzazione della ormai famose didattica a distanza.

È presente SOLO UNA DOCENTE in un gruppo di 18 persone esperte!

Così la ministra pentastellata contraddice (confermando la deriva instaurata già da tempo dai suoi colleghi nel movimento) i presupposti di democrazia partecipativa e di democrazia stessa su cui si è basata per anni la retorica 5 stelle.
Ancora una volta la sempre citata libertà d’insegnamento, garantita dall’articolo 33 della Costituzione, rischia di diventare vuoto vessillo, semplice nozione priva di contenuto e realtà, da ripetere in tutti i quiz di accesso a concorsi per la scuola ma in cui nessun decisore politico e men che meno i tecnici più credono.

I docenti rischiano di ritrovarsi ancora una volta a dover obbedire a nuove regole che, nel migliore dei casi, interpretano solo riduttivamente e parzialmente le necessità della scuola reale.

Tra gli esperti nominati da Azzolina si annovera il professor Alberto Melloni, grande esperto cattolico di storia del cristianesimo, uno dei massimi esperti sul Concilio Vaticano II e grande estimatore di Bergoglio, accademico con numerose pubblicazioni, autore di diversi testi articoli nei quali si rinforza l’idea che la “verità” dei Vangeli va messa in pratica secondo i principi che hanno ispirato l’azione politica di Dossetti.

Ma cosa c’entra con la nostra scuola pubblica e laica?

Un altro esperto convocato nella task force di Azzolina è il professor Arduino Salatin, presidente del comitato direttivo dell’Istituto internazionale salesiano di ricerca educativa – ISRE (comitato direttivo tutto e solo maschile), preside dell’Università Salesiana di Venezia, un’istituzione privata che gestisce un vastissimo business sulla formazione di docenti e dirigenti scolastici in Italia e all’estero. Salatin è esperto nella formazione di personale che lavora in aziende e multinazionali, ma ha conquistato il titolo di preside dell’Università Salesiana di Venezia grazie alla sua nomina, tutta politica e non per concorso, a direttore dell’IPRASE (Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa) in Trentino dal 2007 al 2012, periodo in cui ha gestito una gran quantità di denaro messo a disposizione della scuola trentina attraverso Fse e progetti finanziati dalla Fondazione Caritro, grazie ai quali ha garantito contratti e pubblicazioni a una serie di “esperti” in ambito pedagogico che costituiscono la galassia salesiana. Dal canto suo, l’allora presidente della provincia di Trento ha avuto spianata la strada dell’export in Cina grazie appunto alla holding salesiana.

La visione della scuola come azienda che deve produrre, secondo il modello neoliberista responsabile della spinta verso l’individualismo competitivo, è così garantita e si avvale di una cornice etica che rischia di entrare in contrasto con i necessari principi di laicità della scuola pubblica.

I dubbi sulla garanzia della laicità della scuola pubblica, diventano, quindi, alla luce di queste presenze, legittimi.
Si evidenzia inoltre la presenza della dottoressa Cristina Pozzi, Ceo & Co-founder Impactscool, una società in cui si “insegna Il futuro“, che già collabora con il ministero per la formazione di docenti, di studenti e studentesse nell’ambito della nuova educazione civica da affrontare con immersione nelle tecnologie informatiche e nelle risorse tecnologiche che caratterizzano robotica e coding. E qui è indispensabile essere vigili su come si porranno i giovani ideatori e le giovani ideatrici di Impactscool di fronte al rischio tracciabilità dei dati personali con le nuove app che dovrebbero tutelare la nostra sicurezza sanitaria, ma che inevitabilmente creeranno problemi di gestione di dati sensibili e mercato degli stessi.

Inutile aggiungere che Impactscool riscuote un gran successo presso gli istituti scolastici salesiani.

Inutile anche procedere nell’elenco degli esperti, che comunque nulla hanno a che vedere con ciò che sarà la riapertura delle scuole con la spada di Damocle del Covid – 19, di come si gestiranno le classi, di come la gestione delle stesse potrà garantire due diritti fondamentali e non negoziabili: quello alla salute e quello all’istruzione.

La ministra Azzolina ha l’ardire di voler disegnare il futuro della nostra scuola, ma la nomina del Comitato ha dato conferma che lei non ha idea di cosa fare e ciò che preoccupa è che per chiedere indicazioni si sia rivolta a persone completamente estranee alla vita quotidiana nelle nostre aule, che siano quelle reali o quelle virtuali della Dad.

È il vivere ogni giorno nella complessità dell’aula, in una scuola molto classista come appare quella italiana, in un paese estremamente disomogeneo in termini di formazione scolastica come è l’Italia, che continua a investire sempre di meno e sempre troppo poco nella scuola pubblica, che manca e mancherà nei provvedimenti che saranno presi dal ministero e che, pertanto, saranno astratti, teorici, sterili, privi dell’aspetto fondamentale: rispondere ai reali bisogni educativi dei nostri alunni e delle nostre alunne, rispondere ai reali bisogni delle persone che a vario titolo lavorano nella scuola spesso in condizioni da definire estreme.

Se la Ministra avesse avuto una progettualità politica propria, sarebbe stata in grado di avvalersi delle esperienze di chi, in quel Ministero, si è occupato da sempre solo ed esclusivamente di istruzione.

Se la Ministra avesse avuto veramente a cuore la crescita educativa e in termini di cittadinanza dei nostri studenti e delle nostre studentesse, avrebbe interpellato le diverse associazioni di docenti che continuano a elaborare pensiero critico sulla scuola che vivono ogni giorno, che avrebbero potuto contribuire a rendere migliore la nostra scuola pubblica, laica e democratica.

Azzolina proviene dall’area politica di coloro che, in modalità monotematica, misuravano tutto nella finalità del risparmio della spesa pubblica, loro erano quelli che avrebbero aperto il palazzo come una scatoletta di tonno, dopo aver finito di contare gli scontrini. Il suo operare segue invece una direzione contraria e le prime dichiarazioni su ciò che si prospetta l’apertura della scuola a settembre non lasciano spazio all’ottimismo, neanche dopo aver superato lo stupore che desta l’immensa e banale ingenuità con cui ha presentato l’idea alla collettività.

Per lei, come in fondo per tutto il movimento a cui appartiene, com’è andata a finire una volta raggiunto il potere? A fronte dei presunti risparmi, pagheremo un prezzo incalcolabile, perché nemmeno l’emergenza sarà sufficiente a giustificare la loro inadeguatezza.

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