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[CATANIA] COVID, SISTEMA SANITARIO NAZIONALE E MEDICINA TERRITORIALE. QUALE SANITÀ PER LA CITTÀ DI CATANIA?

La pandemia di Covid-19 ha definitivamente dato luce a tutte le criticità causate dalle politiche sanitarie messe in campo negli ultimi anni. È stato scoperchiato un Vaso di Pandora, i cui effetti notiamo ogni giorno a nostre spese, costretti ad assistere ad uno scenario orribile, dove la sofferenza della gente fa da protagonista.

Quando si parla dell’attuale modello sanitario, oggi si pensa ragionevolmente agli enormi tagli fatti in Italia negli ultimi 10 anni.

Una cifra inimmaginabile, che si attesta a 37 miliardi di euro, corrispondenti a:
  • 70 mila posti letto in meno
  • la chiusura di 359 reparti ospedalieri
  • 50 mila lavoratori e lavoratrici della sanità in meno rispetto a quanto effettivamente necessario a garantire un servizio pubblico efficiente.
La conseguenza più immediata è lo smantellamento della medicina territoriale.
Una carenza che si vuole compensare con la presenza sempre più forte di cliniche private, spesso convenzionate. la strada che i nostri governi hanno deciso di intraprendere è chiara. E’ una strada pericolosissima che oggi porta ad aspettare settimane prima che l’asp risponda ad un caso di positività al covid-19, oppure avere entro pochi giorni un riscontro nel caso in cui si decide di pagare rivolgendosi a laboratori privati.
Se paghi, quindi, hai un accesso privilegiato alle cure. Completa il quadro una sensibilità pressoché nulla sul tema della prevenzione: curare le persone crea profitto, seguirle con attenzione per evitare che si ammalino, no.
Nella nostra città, questo declino del Servizio Sanitario Nazionale si traduce nella dismissione di 4 ospedali, che per anni hanno garantito, seppur con le problematiche causate dalle politiche criminali citate sopra, un accesso di prossimità alle cure: parliamo del Vittorio Emanuele, del Santa Marta, del Santo Bambino e del Ferrarotto.
Anche queste strutture sono entrate in pochissimo tempo tra le tante opzioni a disposizione degli speculatori, dato che i progetti presi in considerazione finora non tengono minimamente conto dei bisogni degli abitanti.
Ci domandiamo quindi, giusto per fare un esempio, a chi dovrebbe servire realmente costruire un campus universitario di lusso nella zona dell’OVE?
Oggi più che mai è necessario alimentare un dibattito pubblico sulle metodologie con cui si decide sui beni comuni della nostra città e sulle funzioni che dovrebbero assumere, e più in generale sull’approccio alle politiche urbanistiche, soprattutto a Catania dove ci sono tantissimi luoghi abbandonati.
Per tutte queste criticità sopracitate e per portare avanti una proposta di gestione della sanità differente da quella attuale – che possa avere solide basi che guardanti alla salute delle persone, all’umanità e alla prevenzione e non al profitto – proponiamo alla città un momento di dibattito.
Diverse realtà del territorio si confronteranno per scambiarsi visioni e interventi su salute e sanità, che da tempo svolgono a Catania, per aprire spiragli di miglioramento dal basso e comuni.

IL PROGRAMMA DEI DUE INCONTRI

Il modello sanitario attuale, la medicina territoriale e la prevenzione. Domenica 29/11 alle 18.

Ne parliamo con:
  • Daniela di Dio (LILA CATANIA)
  • Ludovica Intelisano (Mi Cuerpo es Mio – Consultorio Autogestito)
  • Simona Tutino (Volontaria dello Sportello Socio-Sanitario)
  • Chiara Platania (Potere al Popolo – Catania)

Gli ospedali dismessi a Catania e le politiche urbanistiche. Domenica 06/12 alle 18.

Ne parliamo con:
  • Salvo Castro (Comitato D’OVE)
  • Lizzy Privitera (Trame di Quartiere)
  • Andrea Furlan (Potere al Popolo – Catania)
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