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TRAFFICO DI RIFIUTI ITALIA-TUNISIA: UNA SOLUZIONE CHE SA DI FARSA

È di questi giorni la notizia dell’intesa tra la regione Campania e l’ambasciata tunisina in Italia sul rimpatrio degli oltre 200 container carichi di rifiuti ancora stoccati nel porto di Sousse. Una decisione che arriva una settimana dopo la visita del ministro degli esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio in Tunisia, dove aveva incontrato il presidente della repubblica tunisino Kais Saied, discutendo principalmente della questione migratoria, ma anche dei rifiuti campani e della cooperazione economica e commerciale tra i due paesi.

Una vicenda, quella dei container, che in Tunisia era tornata prepotentemente all’ordine del giorno del dibattito pubblico dopo l’incendio dell’impianto della Soreplast (la società tunisina che si era fatta carico di ricevere i rifiuti spediti dalla campana SRA dal porto di Salerno) di Moureddin (Sousse), in cui erano stoccati parte dei container, circa 70.

Una vicenda, quella degli 282 container contenenti 7900 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati raccolti in Italia, arrivati in Tunisia tra Maggio e Luglio 2020, che aveva già suscitato enorme indignazione in Tunisia in seguito al mandato d’arresto, da parte della Corte d’appello di Sousse, di importanti figure istituzionali e politiche tra cui l’ex ministro dell’Ambiente e degli Affari locali, Mustapha Aroui.

Sin dallo scoppio del caso, ormai più di un anno e mezzo, fa come Potere al Popolo siamo stati tra i pochissimi in Italia ad occuparci della vicenda, tramite diversi comunicati ed iniziative, anche grazie al lavoro congiunto con organizzazioni tunisine con cui siamo in contatto, tra cui il Partito dei lavoratori.

Con la notizia del possibile imminente rimpatrio, e della conseguente (forse) parola fine su questa triste vicenda, crediamo sia importante sottolineare l’enorme silenzio che c’è stato in Italia. Fatta eccezione per le coraggiose inchieste delle giornaliste Sara Manisera e Arianna Poletti, così come di Pasquale Sorrentino, la carta stampata nostrana non ha battuto ciglio. Mentre dal punto di vista politico e sociale, tolto il lavoro della consigliera regionale campana Mari Muscarà e l’interessamento di pochissimi altri rappresentati istituzionali come Paola Nugnes e Piernicola Pedicini, praticamente nessuna forza politica, ma ahinoi, anche pressoché nessuna realtà associativa, ha alzato la voce su questo vero e proprio tentativo di ecocidio.

Se si è arrivati all’epilogo di questa vicenda è essenzialmente grazie alla pressione della società civile tunisina che si è battuta ininterrottamente in questi mesi, sollecitando più volte anche l’Italia e la regione Campania ad assumersi le proprie responsabilità.

Eppure proprio sul traffico dei rifiuti in cui l’Italia è implicata a livello internazionale, e su quello che succede nei nostri porti, crediamo che debba essere massima l’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze politiche, visti gli enormi scandali, tra cui questo tunisino, che sono emersi negli ultimi anni.

È necessario un controllo popolare sempre più capillare e vigile per impedire che in futuro succedano altri episodi simili. E proprio ora che questi rifiuti stanno per ritornare in Italia pensiamo che sia giunto il momento di chiedere il conto ai responsabili, pretendendo delle risposte:

  • Com’è possibile che 7.900 tonnellate di rifiuti vengano esportate senza il minimo rispetto delle norme senza che alcuna autorità italiana sollevi il problema? Possibile si tratti di una catena infinita di “errori” casuali? E dobbiamo credere che l’incendio dei rifiuti in Tunisia, il giorno successivo alla visita di Di Maio, sia frutto di una s/fortunata casualità?
  • Chi pagherà i milioni di euro alla società che ha tenuto i rifiuti nel porto di Sousse per più di un anno? Parliamo di decine di milioni di euro, non bruscolini. Saranno scaricati sul popolo del nostro Paese, come sempre?
  • Chi pagherà il trasporto di questi rifiuti di nuovo nei porti italiani? E dove saranno stoccati?
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