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Report tavolo Europa/internazionalismo

Il tavolo Europa/Internazionalismo ha vissuto in questa 2 giorni napoletana un primo momento di confronto dal vivo (dopo gli incontri in occasione delle scorse assemblee nazionali). Incontrarsi, guardarsi in faccia, si è rivelato un momento di straordinaria importanza per il confronto, ed è emersa una notevole ricchezza di posizioni.

Viviamo una fase in cui lo spazio per chi cerca di costruire la rivoluzione è estremamente esiguo, i margini sono ristretti e trovare la strada è tutt’altro che facile e scontato.

Sul piano del discorso relativo alla UE è emersa dal dibattito quella che già in passato abbiamo definito una falsa dicotomia, quella tra un europeismo liberista e un nazionalismo altrettanto devastatore delle condizioni di vita delle classi popolari. Abbiamo cominciato a percorrere un altro cammino, che siamo consapevoli non potrà venir fuori solo dall’elaborazione a tavolino della miglior linea possibile, ma dalla capacità di relazionarsi e formare alleanze con i movimenti sociali e politici che emergeranno a livello continentale e non solo. “El camino” – come dicono nello Stato spagnolo – “se hace al andar” (il cammino si fa camminando).

Per questo siamo partiti dalla condivisione dell’analisi della situazione che ci si presenta davanti agli occhi. Abbiamo provato a non scattare una semplice fotografia, ma a interrogarci sulle linee di tendenza in atto. Il quadro, banale a dirsi, presenta una notevole complessità: dall’accordo di Aquisgrana tra Francia e Germania, che segna la formalizzazione di una sorta di cabina di regia, alla guerra dei dazi, che tocca anche partner commerciali importanti per diversi paesi europei (oltre alla sempre nominata Cina, c’è ad esempio l’Iran), passando per la questione del budget europeo e gli strumenti che la controparte si è data (e che ha utilizzato in maniera spesso molto disinvolta, si pensi al QE, sempre in procinto di terminare eppure sempre lì presente).

Che può fare PaP dinanzi a queste sfide?

IL TEMA DELLA “ROTTURA” DEI TRATTATI

Ci siamo lungamente confrontati su quella che abbiamo definito “idea-forza” di Potere al Popolo, vale a dire la “rottura” dei trattati. Una idea-forza che mutuiamo dalle esperienze rivoluzionarie del passato e dai movimenti sociali del presente. Basti pensare all’enorme mobilitazione messa in campo in Francia dai GJ, che ha permesso di allargare i margini di azione politica collettiva, mettendo in discussione alcuni degli stessi presupposti dell’impalcatura statuale e della UE che appaiono come dogmi. (

Una “rottura” che andrà articolata nell’azione concreta, tenendo ancora una volta presente che ciò che possiamo fare non è ciò che i nostri cervelli avranno la capacità di immaginare, ma ciò che ci impone la realtà. Siamo tornati più volte sulla necessità di riempire di contenuto quello che viene ormai conosciuto come Piano A da porre in rapporto dialettico con un Piano B, che non si configura come “piano” solitario, ma da metter in piedi in maniera collettiva con altri attori continentali. Il tavolo lavorerà su questi temi.

SMETTERE CON L’EUROCENTRISMO

Il dibattito ha sottolineato l’esigenza di mettere definitivamente da parte l’eurocentrismo. Questo significa costruire relazioni con la sponda Sud del Mediterraneo e dare peso e valore a ciò che accade anche fuori dai confini europei (si veda l’impegno che abbiamo profuso sul Venezuela, ad esempio). Le recenti mobilitazioni in Algeria e Sudan, che vanno avanti da settimane con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, mettono ad esempio in discussione non solo gli assetti di potere locale, ma anche quelli europei. Per fare un solo esempio, abbiamo ragionato su come ciò possa incidere anche nel dibattito politico nostrano in termini di “immigrazione”, rompendo la logica dell’ “aiutiamoli a casa loro”.

La tendenza alla guerra dell’UE e, in particolare, di alcuni suoi governi, è un altro asse di lavoro che ci interroga e sul quale dobbiamo ovviamente prendere parola.

UNA STRATEGIA DI ATTACCO ALLE ENTITA’ STATUALI E ALLE GRANDI IMPRESE

Tra i compiti che Potere al Popolo c’è quello di aiutare la costruzione e il rafforzamento di movimenti sociali e politici ovunque possibile. Mettere in piedi connessioni, sviluppare solidarietà internazionale, è uno dei tratti costitutivi della nostra comunità. Abbiamo sul piano continentale degli esempi su cui poter fare leva. Certamente insufficienti, ma altrettanto certamente necessari. Ricostruire ad esempio le filiere produttive, cercando di costruire la capacità di intervenire in ogni suo nodo, come abbiamo già provato a fare in alcune occasioni.

Ci siamo lasciati con l’idea di:

– Scrivere un comunicato su quanto accade in Algeria e Sudan, sottolineando quanto ciò che accade lì tocchi noi qui;

– Costruire partecipazione alla mobilitazione del 24 maggio (FFF), cui gli stessi GJ hanno confermato l’adesione, con una manifestazione a Bruxelles proprio nel fine settimana delle elezioni europee.

Necessità di lavorare con gli altri tavoli (ambiente, lavoro, immigrazione, ecc.).

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