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L’ITALIA FIRMI IL TRATTATO PER LA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI!

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Semplice! Basterebbe firmare il Trattato per la proibizione delle armi nucleari entrato in funzione proprio ieri.

Il trattato, approvato dall’Assemblea dell’Onu il 7 luglio 2017, prevede infatti il divieto di fabbricazione e detenzione sul proprio territorio di ordigni nucleari.

Ciò comporterebbe vantaggi notevoli per la popolazione italiana, che è uno dei pochi stati nel mondo ad ospitare bombe nucleari di altre potenze.

Parliamo di 40 testate atomiche di proprietà americana, attualmente stanziate nelle basi statunitensi sul nostro territorio, ma potenzialmente in grado di distruggere una buona metà della penisola.

La manutenzione e la co-gestione di queste bombe da parte del nostro Governo comporta annualmente, secondo l’Osservatorio Milex, circa 300 milioni di euro di spese.

Sempre in queste bombe sta la principale ragione dell’acquisto di F35 alla multinazionale Usa Lockheed, essendo questi aerei in grado di trasportare e sganciare bombe nucleari e di sostituire la vecchia flotta di Tornado. Costo totale dell’operazione: 20 miliardi.

Oggi il Ministero degli Esteri italiano ha appena fatto sapere che ritiene questo trattato un passo in avanti, ma non lo firmerà se non dopo un “pieno coinvolgimento dei paesi nucleari”.

Che chiaramente non hanno voluto farsi coinvolgere nella stesura del trattato, Usa in testa. Questa posizione rispecchia l’atteggiamento democristiano del governo Italiano, che, mentre con la sinistra si dichiara a favore della pace e della smilitarizzazione, con la destra decide di mantenere sul proprio territorio un costosissimo e pericolosissimo arsenale nucleare.

Una posizione che rispecchia la subalternità dell’Italia alla politica estera dello stato più potente e militarista del mondo, gli Stati Uniti, nel quadro della Nato.

Paghiamo dunque il prezzo di un’alleanza che ci costringe a raggiungere un livello del 2% di Pil in spesa militare, per scopi che non hanno nessun legame con la difesa del territorio e la promozione della pace – vedi guerra in Libia del 2011 – e che si presenta sempre più in contrasto con l’art.11 della Costituzione.

E’ questa la discontinuità promessa dai 5 stelle, dal Pd, Leu, ma anche dal centrodestra (che durante il Conte I ha appoggiato il rinnovo del programma F35)?

La posizione di Potere al popolo! resta chiara: di fronte alle sfide di un mondo multipolare, occorre promuovere con ogni mezzo necessario la pace, attraverso in primo luogo l’uscita dalla Nato e l’impostazione di una politica di neutralità per il nostro paese. La firma del Tpan deve essere un primo passo importante in questa direzione.

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