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[PALESTINA] MARIAM ABUDAQA È STATA ARRESTATA DUE GIORNI FA A MARSIGLIA.

E’ stata fermata mentre stava per prendere un treno, direzione Tolosa, dove avrebbe dovuto intervenire a una conferenza.

Mariam aveva un regolare visto, della durata di 50 giorni. Ed è impegnata in un tour di dibattiti e iniziative previste già da mesi.

Ma allora perchè è stata arrestata, con un ordine di espulsione verso G4za del ministro dell’interno Darmanin, e intanto messa ai domiciliari con l’obbligo di firma mentre si trova ancora in territorio francese?

Perchè Mariam è una palestinese, è una femminista, soprattutto è una comunista del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Il fronte è l’organizzazione socialista e progressista, laica e femminista, che ha storicamente animato la resistenza del popolo palestinese. E altrettanto storicamente è stata ed è considerata dall’occidente un’organizzazione terroristica. I suoi membri sono stati perseguitati, ammazzati, messi all’angolo, incarcerati, non solo da Israele. Il segretario del Fronte, Ahm4d Sa’dat, è in carcere dal 2001.

Mariam è una donna, combattente, di Gaza. Nei bombardamenti di queste ore ha perso 29 persone a lei care, amici, familiari. Ed era qui per parlare di che significa occupazione, che significa resistenza, che significa essere palestinese e vivere in mano allo stato d’Israele.

Giovanissima, venne arrestata dai soldati israeliani. Ha raccontato in un’intervista che l’interrogatorio fu violentissimo:

“Sentivo che giocavano con la mia testa come se fosse un pallone, la colpivano da una parte all’altra. Mi domandarono se avessi paura per il mio onore – era un modo per minacciarmi di essere violentata. Gli dissi che il mio onore era la mia terra.”

Farebbe sorridere se non facesse vomitare constatare quanto sono ipocriti e conniventi con il genocidio dei gazawi in corso le istituzioni e i governi europei.

Le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese sono vietate quasi ovunque – anche se continuano a riempire le piazze occidentali -, a Berlino è stata diramata una circolare che vieta l’esposizione di spillette e simboli palestinesi, in Italia il ministro dell’istruzione ha mandato gli ispettori in una scuola milanese per punire i rappresentanti del collettivo pro palestina, e il ministro della cultura se ne va in giro a dire che la bandiera palestinese è la bandiera di hamas.

C’è già in atto, e andrà peggio nelle prossime giornate, un problema enorme rispetto all’agibilità democratica, alla possibilità di dissenso e al dispositivo di censura che si è attivato a reti unificate in europa per neutralizzare le componenti sociali che pretendono il cessate il fuoco e una soluzione di pace nella regione, che non può darsi senza la fine dell’occupazione militare israeliana.

Gli stessi che accusano chiunque dissenta dalle politiche di sterminio israeliane di essere un terrorista filo hamas, hanno lavorato, nei decenni, di concerto e sistematicamente, per annichilire, ostacolare fisicamente, imprigionare, l’anima rivoluzionaria, progressista e socialista della Resistenza.

Gaza sta morendo. Noi guardiamo – profondamente inadeguati e distratti dalle nostre cazzate – quello che potrebbe essere il primo genocidio da scrollare via social tra una storia e l’altra, e i nostri governi perseguitano chi si oppone -avendo il coraggio che noi non abbiamo – a questa roba che tra decenni ci farà chiedere, giustamente, da figli e nipoti: ma voi dove stavate mentre succedeva?

Libertà per Mariam Abudaqa, libertà per il F*P*LP e per la R3sistenza P4lestinese!

#StopBombingGaza

Da Rosa Sica, membro dell’Esecutivo di Potere al popolo

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