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Una nostra inchiesta sul crack di Qui!Group

La crisi fallimentare di Qui!Group viene da lontano. Nella cronaca cittadina se ne comincia a parlare almeno a partire dalla fine dell’estate 2018. Al centro di tutta la vicenda c’è la figura di Gregorio Fogliani, fondatore del gruppo e azionista di maggioranza nella società insieme alla moglie. Il gruppo tra febbraio e aprile dello scorso anno aveva già ricevuto numerosi decreti ingiuntivi da parte dei commercianti al dettaglio e dalla grande distribuzione a causa dei mancati pagamenti dei buoni pasto emessi. In particolare era gravato da debiti pari a 325milioni di euro di cui 276 scaduti. Sempre nel mese di febbraio, la società ha emesso un bond da 50 milioni di euro interamente sottoscritto dal fondo di private equity KKR a fronte di un pegno del 91,8% sul capitale di Qui!Group. Di fatto, con l’istanza di fallimento approvata dal Tribunale di Genova il 23 di agosto scorso, KKR detiene la quasi totalità del capitale societario e dovrà decidere se intervenire nella partita reclamando il pegno e rapportarsi con gli altri creditori che risultano essere circa 15mila.

In mezzo agli spacchettamenti societari e la marea di debiti e di creditori, Fogliani con i suoi soci lascia a casa 451 dipendenti di cui 365 solo a Genova. Gli ultimi sono stati i dipendenti dei due locali che il gruppo controllava, il Moody e Pasticceria Svizzera.

Una vicenda complessa, dove i lavoratori sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto. Dopo mesi senza percepire lo stipendio e la successiva sospensione fino al licenziamento non hanno potuto accedere agli ammortizzatori sociali.

Dalla data di sentenza di fallimento Fogliani è sostanzialmente sparito, l’ultima uscita sulla stampa è di circa un mese dopo la sentenza in cui dichiarava di essere: ” molto dispiaciuto e toccato perché ci sono persone che da 30 anni lavorano con noi e hanno costruito questa azienda. Le ho viste piangere – prosegue – ma di queste persone io conosco tutte le storie personali».

Una posizione interessante quella di Fogliani, che nel dicembre scorso decide di fondare un’altra società chiamata Enjoy (per ora una scatola vuota) nella speranza di poter riassorbire Moody.
Di tutta la vicenda che vede l’intera città coinvolta, pochissimi accenni sulla stampa nazionale e totale silenzio delle istituzioni cittadine. Qui!Group fino al 2017 vantava contratti con cinque enti regionali e numerose società pubbliche e private come Unicredit , Eni, Enel e Ferrovie dello Stato. Nel 2012 la rivista di area cattolica Tempi lodava Fogliani con parole ossequiose, celebrandolo come imprenditore innovativo, attento ai valori del sociale e della famiglia.

Oggi che lascia senza lavoro 450 persone e un buco da 320milioni di euro se lo sono dimenticato tutti. Sarebbe da chiedersi come è stato possibile arrivare ad una situazione del genere e come è stato possibile che una società privata accumuli debiti di tale portata senza che nessuno se ne accorga, concluda contratti di servizi con le amministrazioni pubbliche, quando nel 2002 viene citata la famiglia Fogliani in un rapporto della Dia come “terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza”.

La storia di Qui!Group e della sua galassia societaria è in parte lo specchio della storia di molta imprenditoria italiana: a pagarne le conseguenze sono sempre i lavoratori a cui va data la massima solidarietà e vicinanza.

La città di Genova è diventata, da oramai molti anni, una città di servizi. Sparita, quasi del tutto, la grande industria il lavoro è in gran parte in mano al terziario. Con tutto ciò che comporta: contratti a perdere, salari da fame, precarietà diffusa, lavoro in nero. Oggi, abbiamo centinaio di addetti che perdono il posto di lavoro e un imprenditore che non rischia assolutamente niente.

I lavoratori vanno tutelati, chiediamo che gli enti pubblici si incarichino del problema. Ma vi è una realtà di fondo che occorrerà, prima o poi, affrontare. Chi sono i padroni a Genova? Perché lo Stato, le aziende pubbliche e gli enti locali li hanno sempre coccolati e non hanno mai controllato le loro operazioni?

Potere al Popolo Genova

(Nella foto: l’imprenditore Fogliani e un sindaco)

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