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Elezioni amministrative Senigallia 2020. Il programma di Potere al popolo!

Programma Amministrative 2020_PaP Senigallia in PDF

PROGRAMMA AMMINISTRATIVO POTERE AL POPOLO

Elezioni amministrative Senigallia 20 – 21 Settembre 2020

CHI SIAMO E PERCHÈ CI CANDIDIAMO?

Siamo giovani, lavoratori sfruttati e studenti precari e vogliamo far emergere a Senigallia temi che nessun altro farà emergere se non lo facciamo da soli. La nostra lista si compone di 17 nomi, di 17 forme diverse dell’incertezza contemporanea e dello sfruttamento attuale: finte partite IVA, lavoratori del turismo e della ristorazione, operatori sociali, operai a tutele decrescenti, pensionati, lavoratori atipici, a progetto, studenti precari e fuorisede. Siamo una lista fatta di lotte sentite, vissute, praticate ogni giorno, nel proprio quotidiano oltre che come attivisti. Siamo le generazioni nate e cresciute nell’emergenza, dalla crisi del 2008 al covid, dove le risposte a problemi strutturali e a contraddizioni preesistenti sono state tagli e finanziamenti a pioggia, frammentazione e precarizzazione del lavoro, negazione dei diritti acquisiti, instabilità economica e incertezza esistenziale.

In questi mesi di falsa ripartenza, abbiamo preso atto che il passaggio delle elezioni amministrative di settembre si sarebbe configurato come l’ennesima vetrina elettorale in cui la linea direttrice comune, da sinistra a destra, sarebbe stata la ripetizione infinita dei soliti mantra “i soldi non ci sono”, “la priorità sono le imprese, di pari passo ai ventagli di sterili promesse e giochi di clientele. Per questo motivo abbiamo scelto di rappresentare politicamente e in maniera autonoma le nostre istanze: lavoro, salute e gestione pubblica del territorio.

Pensiamo, infatti, che le grandi questioni come quella della politica economica cittadina, della sanità pubblica e dei livelli essenziali di assistenza e prestazione, della tutela dei diritti dei lavoratori e della garanzia di ammortizzatori sociali, non possano restare una questione privata per i cittadini. Ci candidiamo, quindi, per colmare un vuoto di rappresentanza e costruire un comune progetto politico di riappropriazione della città e delle sue ricchezze. Per gestire collettivamente i rischi sociali di un’economia predatoria e a tutele decrescenti, che privatizza le risorse e socializza esclusivamente le perdite.

 

QUALE MODELLO DI CITTÀ’ PER SENIGALLIA?

In una città deindustrializzata come Senigallia, che progressivamente sta trasformando la propria conformazione urbana a uso e consumo del turismo di alta stagione – una scelta, questa, che rappresenta plasticamente la stretta saldatura esistente tra precedente amministrazione e imprenditori del turismo – vogliamo una città a misura di cittadino, da abitare. Vogliamo una città che non concentri tutte le proprie risorse nel lucidare un centro storico come una vetrina scintillante ad uso e consumo del turismo di alta stagione, mentre abbandona frazioni e interi quartieri periferici a loro stessi. Vogliamo una città in cui chi lavora a Senigallia possa permettersi un affitto in città senza essere costretto a fine turno, ad andare a vivere nei comuni limitrofi per lasciare il posto alle rendite delle locazioni turistiche. Vogliamo una città in cui, a seguito di una crisi come quella del Coronavirus, che ha squarciato il velo di un modello di sviluppo in conflitto con la vita, si parli di reddito di base, gestione pubblica del territorio, politiche abitative, politiche per il lavoro, politiche sanitarie, politica economica. Vogliamo un’amministrazione in grado di cogliere le necessità del territorio e di dare battaglia in ogni contesto possibile, dai Piani di Zona a quelli Regionali, per il lavoro e la salute di chi abita e vive a Senigallia 365 giorni l’anno.

 

 

PIÙ LAVORO, MENO SFRUTTAMENTO

Se le imprese sono il motore del paese, i lavoratori ne sono l’inestimabile combustibile. Nella retorica datoriale, l’unica presa in considerazione durante l’emergenza covid anche a Senigallia, non c’è spazio per le lavoratrici e i lavoratori. Di fronte a una stagione dimezzata, a uno sviluppo economico in passivo, allo sblocco dei licenziamenti, al totale abbandono di quelli che fino all’altro ieri chiamavano “eroi in corsia”, non possiamo però continuare a far finta che nella nostra città non esistano contraddizioni nel mondo del lavoro, contraddizioni in merito a cui, crediamo, un’Amministrazione non può più permettersi di tacere.

  1. Lotta allo sfruttamento stagionale

Il problema non è vivere CON il turismo, ma PER il turismo. Sappiamo bene che questo settore rappresenta una grossa fetta del valore aggiunto del territorio ma non possiamo accettare che si continui a fare cassa risparmiando sulla pelle delle persone. Per questo motivo, ci impegneremo affinchè l’Amministrazione si costituisca “parte civile” nella difesa dei lavoratori del turismo e della ristorazione, pretendendo come punto di partenza il rispetto del Contratto Collettivo Nazionale e il contrasto a lavoro nero e grigio e intervenendo nella programmazione con le associazioni di categoria e l’ispettorato del lavoro. Pensiamo infatti, che anche nel settore turistico, non si possa lasciare l’incontro tra domanda e offerta al mercato, dati i rapporti di forza sfavorevoli fra proprietari di ristoranti e hotel e lavoratori stagionali, che tengono sotto scacco migliaia di dipendenti assunti senza tutele e in condizioni precarie. Per questo riteniamo fondamentale la possibilità da parte dell’Amministrazione di valutare l’istituzione di un “centro di collocamento pubblico” come unico canale di assunzione per chi vuole siglare contratti stagionali nel territorio comunale, con l’obiettivo di fissare garanzie minime contrattuali al di sotto delle quali nessuna impresa del turismo può scendere.

  1. Stabilizzazione del lavoro

“L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage.”: tirocini di inclusione attiva, contrattini di tre mesi, borse lavoro a 800€ lordi, NON sono politiche attive per il lavoro ma forme di precarizzazione collettiva, che piegano sotto ricatto persone già in vulnerabilità sociale. Compito della futura amministrazione sarà quindi quello di lavorare in prospettiva e non nell’emergenza, prendendo posizione contro un modello di previdenza e assistenza sociale, che delegittima giovani, disoccupati e inoccupati, ad ogni livello decisionale possibile, dai Piani di Zona alla programmazione regionale. Non è la voglia di lavorare che manca, ma quella di investire in servizi di qualità e in condizioni di lavoro dignitose, che garantiscano: conciliazione dei tempi di vita e lavoro, turni di riposo, formazione, stabilizzazione del lavoro, efficacia e continuità del servizio.

  1. Reinternalizzazione dei servizi essenziali

Esistono settori da cui non si può trarre profitto: salute, scuola, infrastrutture. Non è più possibile lasciare che determinati servizi essenziali per il cittadino siano gestiti da chi vuole solamente ricavarne un guadagno, come i “prenditori privati” e le cooperative sociali, che di sociale hanno ben poco. Per questo vogliamo che l’Amministrazione lavori, ovunque possibile, per la reinternalizzazione di questi servizi, a garanzia dell’esercizio della loro funzione pubblica, lontano dalle leggi di mercato. E, laddove non sia possibile smantellare il sistema delle gare d’appalto, compito dell’Amministrazione sarà quello di porre come prerequisito essenziale per la partecipazione alle stesse il rispetto delle tutele contrattuali minime e l’introduzione di un salario minimo di 9€ (lordi) l’ora, proposta portata avanti a livello nazionale sia da diversi sindacati di base che da forze politiche d’alternativa come Potere al Popolo.

 

LA SALUTE PRIMA DEL PROFITTO

Di fronte allo smantellamento operato negli ultimi anni della rete ospedaliera cittadina e regionale, crediamo che vada affrontato con chiarezza il problema della riapertura e non solo del mantenimento dei reparti già operanti e della necessità di investire per migliorare la situazione non tanto e non solo relativamente ai posti letto quanto soprattutto rispetto all’adeguamento delle strutture in termini di: macchinari, servizi e ricerca. Parlare di “integrazione funzionale”, di presidio ospedaliero unico e di medicina territoriale implica garantire un piano di continuità assistenziale per le cure in grado di prevedere trattamenti ambulatoriali, in day-hospital, semi-residenziali, residenziali e un dipartimento per le emergenze in grado di far fronte alle urgenze, assicurando in tutto il territorio equità di accesso e trattamento, non dimenticando le frazioni, l’entroterra e i quartieri periferici esclusi dalla vetrina cittadina e assicurando personale aggiuntivo in momenti di alta stagione. Implica affrontare il tema della domiciliarità degli interventi e della prevenzione, implica ragionare su piani di assistenza che non mirino semplicemente ad aggiustare la persona ma a garantirne il suo benessere, evitando cronicizzazioni e agendo tempestivamente – quindi investendo – attraverso i presidi territoriali di screening e controllo come i consultori.

Le cure ordinarie in questi mesi di lockdown sono state di fatto sospese per far fronte più che al covid alla fragilità del nostro sistema socio-sanitario, carente in personale, posti letto, reparti e piani di prevenzione pandemica. Per ripartire, quindi, e gestire tutta la complessità di questa fase, non basta un “aumento del 30% dell’orario dell’offerta specialistica” e non basta soprattutto sostenere che tra Senigallia, Jesi e Fabriano si cercherà di gestire in maniera coordinata il fabbisogno di cura, perché oltre alla tenacia di operatori e professionisti che hanno rischiato la loro vita in questi mesi, abbiamo bisogno di investimenti solidi e di una programmazione di medio-lungo termine da operare nei luoghi decisionali previsti e da pretendere laddove la retorica dell’aziendalizzazione della sanità pone vincoli politici a previsioni di spesa necessarie.

 

UNA CASA PER TUTTE e TUTTI

Stretti dalla contrazione dei salari e in assenza di misure di sostegno al reddito adeguate la necessità di politiche abitative che mirino a calmierare i prezzi del caro-affitti soprattutto in città turistiche come Senigallia e di edilizia residenziale pubblica, che guardi alla riqualificazione dell’esistente e all’efficientamento urbano, sono di stringente attualità. Nella nostra città sono migliaia le lavoratrici e i lavoratori impiegati nell’indotto senigalliese che si trovano costretti a cercare casa nei paesi limitrofi, mentre la speculazione immobiliare non lascia scampo ai giovani che cercano di radicarsi nel territorio. Per questo motivo riteniamo essenziale:

  • l’attivazione di un canone concordato tra affittuari e locatori che stabilisca dei minimi e dei massimi nei periodi sia di alta che bassa stagione a tutela di chi lavora e vive la città;
  • agire nelle sedi decisionali deputate affinché si affronti il tema della speculazione edilizia e immobiliare, pretendendo l’aggiornamento della normativa regionale per l’edilizia popolare e mappando nel territorio gli edifici pubblici disponibili che necessitano di manutenzione e riconversione per programmare in sinergia con i comuni limitrofi delle “terre della Marca Senone” strategie comuni per l’emergenza abitativa, per l’abitare sociale (progetti di vita indipendente per persone con particolari vulnerabilità) e per nuclei in difficoltà economica.

 

TUTELA DEL TERRITORIO E RIASSESTO IDROGEOLOGICO

  1. Manutenzione ordinaria del Fiume Misa: non si vive di sola emergenza.

A 6 anni dall’alluvione del 3 maggio 2014, che ha provocato 3 morti e circa 180 milioni di euro di danni materiali, dopo il rinvio a giudizio di 8 indagati tra cui il Sindaco uscente di Senigallia e dirigenti di Provincia e Regione, la situazione della messa in sicurezza del fiume Misa resta ancora oggi un miraggio. L’avvio da oltre 3 anni del progetto “partecipativo” del Contratto di Fiume, non ha portato a reali cambiamenti di rotta nelle politiche del territorio di riassesto idrogeologico, a partire dal rifacimento completo degli argini. Gli interventi a macchia di leopardo del Consorzio di Bonifica hanno dimostrato l’inadeguatezza di un sistema basato su appalti ed esternalizzazioni, dove le logiche della spending review e del profitto minano le possibilità di riadeguamento e bonifica, anche a tutela della flora e della fauna locale, e la stesura di piani di prevenzione aggiornati, priorità, queste, imprescindibili per il nostro territorio. D’altronde la messa in discussione degli interventi tampone, effettuati a costi esorbitanti per la popolazione, delle concessioni demaniali fornite che hanno promosso negli ultimi anni un modello di agricoltura intensiva nel territorio sono voci a perdere in un’economia di sfruttamento del suolo che richiederebbe secondo noi invece: partecipazione pubblica, controllo popolare e programmazione di medio-lungo termine dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

  1. Stop ai progetti inutili e dannosi

Assistiamo da anni alla svendita e alla cementificazione di interi pezzi del territorio a unico beneficio del profitto privato. Progetti come quello dell’impianto di smaltimento rifiuti pericolosi del Cesano o di “riqualificazione” dell’area dello Stadio Bianchelli, rappresentano l’ennesimo tentativo di conformare l’assetto urbano a uso e consumo di un modello di economia territoriale basata sulla grande distribuzione e sulla privatizzazione e capitalizzazione di servizi pubblici essenziali come quelli della raccolta dei rifiuti e della tutela ambientale. Come Amministrazione, il nostro obiettivo è di opporci alla retorica delle “grandi opere”, che bruciano le possibilità di un’economia sostenibile e a km 0 che metta a valore le ricchezze del territorio, dalla produzione all’artigianato, e che riconosca e tuteli la pubblicizzazione dei settori strategici per la città come quelli ambientali.

  1. Efficientamento urbano

Il tema dell’efficientamento urbano si lega in maniera imprescindibile a quello della mobilità sostenibile e della riqualificazione dell’esistente in ambito immobiliare. La necessità di guardare al futuro, alla riduzione dell’impatto ambientale, tutelando parallelamente lavoratrici e lavoratori stretti nella morsa della precarizzazione del lavoro ci spinge a declinare il tema dell’efficientamento urbano nei termini di:

  • riconversione energetica degli edifici pubblici e riuso del demanio pubblico non utilizzato a scopi abitativi e sociali;
  • miglioramento del trasporto pubblico locale e potenziamento delle linee già esistenti;
  • inserimento nel regolamento comunale dell’obbligo di alimentazione tramite pompe di calore o geotermia per le nuove abitazioni in costruzione.

 

PARTECIPAZIONE E CONTROLLO POPOLARE

Il ruolo del cittadino non può e non deve essere quello di spettatore passivo delle decisioni dell’Amministrazione, ma è quanto mai necessario che diventi parte attiva e integrante nel progettare il futuro della nostra città. Pensiamo sia fondamentale quindi istituire un tavolo di confronto permanente con tutte quelle realtà che sono la vera ricchezza di Senigallia. Comitati cittadini, forze sociali e soggetti attivi del territorio, sono infatti, coloro che sulla propria pelle vivono il disinteresse di anni di politiche a stanze chiuse dove le logiche del consenso e interessi economici di parte hanno continuato a negare accessibilità e fruibilità degli spazi pubblici, gestione ordinaria del territorio, politiche sociali e sanitarie adeguate. Crediamo sia possibile e necessario agire nei margini discrezionali esistenti e aprirne di nuovi nella contrattazione tra piano locale, regionale e nazionale, facendo emergere la voce dei cittadini non solo in finte arene consultive ma riconoscendo e praticando un confronto dialettico tra le parti anche in sede decisionale. Non vogliamo un farraginoso e asfittico “contratto di fiume”, ma consigli comunali aperti, coinvolgimento reale e condivisione cittadina alla progettualità del territorio.

Vogliamo che l’interesse pubblico prevalga su quello privato. Trasparenza sul piano economico e sulle assegnazioni di incarichi e appalti, coinvolgimento informato dei cittadini sui progetti di pubblica utilità con la possibilità di apportare modifiche e trasformazioni ed eventuale referendum di approvazione sui progetti definitivi.

 

Spazi che diventano LUOGHI

Mutualismo e partecipazione hanno bisogno di luoghi in cui praticare la solidarietà e l’autogestione, in cui consolidare un senso di appartenenza comune al territorio, in cui valorizzare il contributo di ciascuno per la vita cittadina. Le reti di welfare informale, il lavoro di quartiere agito da associazioni e soggetti attivi nel territorio hanno dimostrato ampiamente quanto sia indispensabile la loro azione per fronteggiare periodi di crisi, come nel caso del covid, e promuovere benessere collettivo, soprattutto negli ultimi anni dove la riduzione della spesa pubblica e scelte politiche nazionali di privatizzazione e aziendalizzazione hanno progressivamente ridotto i margini di efficacia e presenza del nostro sistema socio-sanitario nazionale e regionale. Riteniamo quindi fondamentale agire per facilitare la concessione di spazi pubblici a cittadini e gruppi organizzati per la realizzazione di servizi e interventi sociali, per la promozione di attività culturali e educative, per la messa in comune di rischi e risorse, riconoscendo come bene comune l’inestimabile valore della partecipazione sociale (ex art 3. Cost).

 

 

DENUNCIA DELLA SPENDING REVIEW E DEI VINCOLI DI BILANCIO

 

Saremmo ipocriti se non denunciassimo come, per un’Amministrazione comunale nel 2020, sia pressochè impossibile pianificare interventi pubblici e capacità di spesa sufficienti, a causa di vincoli come il Patto di Stabilità, il Pareggio di Bilancio e la Spending Review, imposti negli ultimi vent’anni da un’Unione Europea che rappresenta sempre più un impianto politico-economico asfissiante, per cittadini e amministratori locali costretti ad un continuo depotenziamento del loro ruolo decisionale. Non vogliamo che l’Amministrazione rimanga un semplice “passacarte” di ordini e vincoli che arrivano dall’alto ma pretendiamo di decidere noi come, quando e dove spendere i nostri soldi come cittadini. Ci impegniamo quindi, sia dentro che fuori il Consiglio Comunale, ad intraprendere e continuare la battaglia per denunciare come queste scelte impediscano di adempiere al ruolo di rappresentanza della volontà collettiva, perché se è vero che determinate modifiche strutturali vanno fatte ad un livello nazionale e sovranazionale, crediamo che un’Amministrazione abbia comunque il dovere di spiegare ai propri cittadini i motivi per cui ogni giorno si sentono ripetere che “i soldi non ci sono e bisogna tirare la cinghia”.

 

 

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