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Che succede a Coltano? La nuova base militare, le ragioni del nostro rifiuto

nuova base militare a coltano

Di cosa parliamo?

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini (PD), del 14 gennaio 2022, si individua tra le opere destinate alla difesa nazionale un intervento infrastrutturale per la realizzazione del gruppo intervento del 1° reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e del Centro cinofili, a Pisa, area Coltano.

L’intervento si presenta come un allargamento di un vecchio Centro Radar abbandonato all’interno del Parco Regionale di Migliarino Sanrossore Massaciuccoli, tra Pisa e la Versilia, una delle più belle aree protette della costa toscana, sottoposta a vincolo paesaggistico. A pochi km si trovano già la base USA di Camp Darby, il Centro Interforze della Marina, la 46ma Brigata dell’Aeronautica Militare, la Brigata Paracadutisti Folgore ed altro.

Si tratta di circa 73 ettari comprensivi di caserme, eliporto, poligoni di tiro, depositi munizioni, oltre a tutte le opere di sistemazione esterna all’area (recinzioni, parcheggi, opere di urbanizzazione primaria). Parliamo di un’area paragonabile a quella di più 100 campi da calcio.

Il 22 aprile le deputate Yana Ehm e Simona Suriano di Manifesta, componente parlamentare da noi sostenuta, hanno presentato un’interpellanza urgente al Ministero della Difesa, consentendoci dunque di sapere che l’opera verrà finanziata con 190 milioni di euro tramite il PNRR o il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021/2027. Il Fondo, istituito con la finanziaria 2021 (approvata alla fine del 2020), avrebbe però tutt’altre finalità, come anche il titolo suggerisce. Nulla insomma a che fare con le spese militari (i dati sono tratti dall’Interpellanza urgente presentata dall’onorevole Yana Ehm in data 22/4 /2022 e dalla risposta del Ministero della Difesa).

A livello regionale, il partito di maggioranza (PD), mantiene una linea contraddittoria sul progetto, ma sostanzialmente possibilista. La suddivisione in due della base (Coltano e Ospedaletto) paventata dalla Regione, sembra mettere d’accordo anche la Lega che, attraverso la Ceccardi, definisce la base un’opportunità per il territorio e una necessità per la sicurezza. Non mancano le ipotesi di altri siti all’interno del territorio regionale (il deputato dem Luca Sani, nel corso di un’interrogazione parlamentare, ha infatti proposto di spostare l’eventuale base nell’area CeMiVet di Grosseto).
Il Presidente della Regione Giani ha inoltre giustificato l’esigenza di tale base militare dato il momento storico attuale e il contesto di guerra in cui stiamo vivendo, come se non sapesse che il progetto di costruzione, con le firme del ministro della difesa Guerini e del presidente del consiglio Mario Draghi, giace nei cassetti della sua scrivania da più di un anno.

La nostra posizione

Il richiamo della guerra sta adeguando la spesa pubblica alle necessità del complesso militare-industriale, piuttosto che a quelle dell’equità sociale e della sostenibilità ambientale, accantonando transizione ecologica e transizione energetica su pressione delle lobby del gas e di Confindustria. Lo stato di emergenza dichiarato dal governo Draghi stabilisce, infatti, in nome della guerra e della sicurezza, come sia necessario anche nel nostro Paese aumentare le estrazioni nazionali di gas, insistere sull’uso del carbone, investire in nuovi rigassificatori e così via. Significa che l’Italia tradisce tutti gli impegni assunti per il clima e che l’ambiente è sacrificabile ai fini della corsa al riarmo.
Il caso Coltano, quindi, palesa i limiti di un sistema socio-economico non solo inadeguato per quanto riguarda le grandi sfide della nostra epoca (a cominciare dalla crisi climatica), ma anche iniquo e dannoso per l’ambiente e la salute umana.

Su queste basi ci siamo impegnati fin da subito nella costruzione di un fronte che fosse in grado di impedire la nascita di una nuova base e di opporsi alla classe dirigente guerrafondaia alla guida del paese. Il 19 marzo abbiamo promosso una manifestazione regionale all’aeroporto civile e militare di Pisa insieme all’Unione Sindacale di Base, i cui lavoratori, rifiutandosi di caricare le armi, sono riusciti a bloccare il loro trasporto verso l’Ucraina, inchiodando alle loro responsabilità le istituzioni che avevano implementato questo traffico clandestino dal terminal civile. Sulla spinta della mobilitazione contro il traffico di armi, siamo stati tra i promotori, a Pisa, di una Assemblea permanente contro la guerra che ha coinvolto molte realtà presenti alla manifestazione del 19 marzo.

I punti principali per i quali continueremo a batterci e sulla base dei quali costruire un ampio fronte antimilitarista ed ecologista sono:

  1. L’Italia in prima fila per il disarmo mondiale! Lottiamo per il disarmo a partire dalla ratifica da parte del nostro Parlamento del Trattato di Proibizione delle Armi nucleari che le forze politiche attualmente maggioritarie si rifiutano di votare. Il Governo invece approfitta della guerra in Ucraina per prendere parte al conflitto e raggiungere il 2% del PIL in spese militari tanto richiesto dagli USA nell’ambito della Nato, destinato al costosissimo ampliamento dello scudo anti missilistico all’Europa, per recuperare al blocco occidentale il monopolio dell’impiego del nucleare militare, invece della sua abolizione, come prevede il vigente Trattato ONU per l’abolizione delle armi nucleari (TPAN). Non vogliamo nuove basi, non vogliamo rimpinguare i profitti dell’industria di guerra, vogliamo poter via via smilitarizzare il nostro territorio e l’intero pianeta.
  2. Contro un modello di warfare! Gli investimenti pubblici non possono essere fagocitati dal comparto militare-industriale, ma devono essere destinati al potenziamento dei servizi pubblici e dello stato sociale.

Basta devastazioni ambientali! Non basta impedire di collocare una base così grande all’interno di un parco naturale, ma pensiamo che i fondi pubblici destinati alla difesa dovrebbero essere reindirizzati anche alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e alla riconversione ecologica (utilizzando l’attuale patrimonio industriale, compreso quello militare).

Vogliamo pace, disarmo, giustizia ambientale e sociale!
Nessuna base militare, né a Coltano né altrove!

Invitiamo la popolazione a partecipare ai prossimi appuntamenti lanciati dal Movimento No Base – Né a Coltano né altrove, il primo dei quali sarà mercoledì 4 maggio a Firenze, sotto la sede della Regione Toscana, in occasione del tavolo aperto tra Ministero della difesa, Arma dei Carabinieri, sindaco di Pisa e Regione Toscana.

Il 2 giugno corteo nazionale contro la militarizzazione e la devastazione ambientale dei nostri territori.

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