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AFGHANISTAN. APPELLO INTERNAZIONALE (Italiano, English, Français, Español)

Abbiamo scritto questo appello, che sottoponiamo all’attenzione di forze politiche e sindacali in tutta Europa, in ragione dell’urgenza di mobilitarci contro ciò che sta accadendo in Afghanistan. Di seguito trovate il testo, le traduzioni in inglese, francese e spagnolo e, nei prossimi giorni, l’elenco delle adesioni, che stiamo provvedendo a raccogliere.

PACE, ACCOGLIENZA, DISARMO. APPELLO INTERNAZIONALE ALLA MOBILITAZIONE

Le forze occidentali in Afghanistan se ne sono andate, precipitosamente, dopo 20 anni. Gli USA in realtà avevano già chiuso un accordo coi talebani per riconsegnargli il paese, ma questi ultimi hanno preferito accelerare per accreditarsi come vincitori. In 20 giorni hanno concluso la guerra ventennale e hanno rifondato l’Emirato.

La sconfitta è innegabile. Noi non abbiamo mai creduto alla favola dell’esportazione della democrazia. Non ci sorprende, quindi, la vittoria dei talebani, finanziati fin dalle loro origini dalla CIA, con cui gli USA fino alla fine hanno cercato un accordo. Ma anche volendo credere alla storia della guerra al terrorismo, per la difesa dei diritti umani, USA e alleanza NATO ne escono con le ossa rotte.

Dietro le ammissioni formali di responsabilità, però, non c’è nulla. Non ci sono ripensamenti critici sul passato né sul presente; non c’è nessuna revisione dell’idea di imporre la democrazia con le bombe. Biden ha dichiarato, sfacciatamente, che l’obiettivo è raggiunto. Se l’Afghanistan non è una nazione il problema è degli afghani. Macron ha detto che il problema, oggi, sono i flussi migratori. Ciò significa che non ha nessuna intenzione di accogliere i profughi.

Noi non staremo a guardare con le mani in mano. Non accettiamo di continuare a subire la scelte criminali e fallimentari di oltre vent’anni di potere neoliberale. Per questo sottoscriviamo un appello ad una mobilitazione rapida su poche, semplici parole d’ordine.

  1. Piano internazionale straordinario di accoglienza dei profughi afghani. Abbandonare gli afghani al loro destino significa essere complici dei talebani. Le sbandierate preoccupazioni sulla sorte delle donne sono pura ipocrisia, se non si mette in piedi un’azione immediata di accoglienza e assistenza.
  2. La NATO non deve più esistere. È un’alleanza violenta e criminale fra le cosiddette “democrazie occidentali” e stati razzisti e autoritari come la Turchia e Israele, contro i diritti fondamentali dei popoli e la pace nel mondo. Nei nostri paesi lotteremo per la chiusura delle basi NATO e USA e per l’uscita immediata dall’alleanza.
  3. No alla guerra come risoluzione delle controversie internazionali. No all’unilateralismo, alla democrazia armata, al diritto del più forte. La pace tra i popoli dev’essere al primo posto. Bisogna mettere in piedi un nuovo multilateralismo democratico fondato sui principi dell’autodeterminazione dei popoli, della pace e della giustizia sociale.
  4. No alla corsa agli armamenti, mai cessata nemmeno in anni di crisi e di pandemia. No all’imposizione di spendere in armi almeno il 2% del PIL in spese militari. Mobilitiamoci contro il militarismo che caratterizza i nostri Stati, per un processo di disarmo internazionale.

I burattini al potere negli ultimi decenni, in Europa e negli USA in primis, hanno dimostrato quanto valgono: zero. Vale zero anche l’ideologia che ispira le azioni di chi ci governa. Il militarismo, la sete di profitto, la corsa a conquistare le risorse energetiche, gli oleodotti, la collusione tra potenze liberali e mercanti di droga sono all’origine del disastro di oggi. Il vero terrorismo è quello degli affari e del potere.

Noi vogliamo un altro mondo, non possiamo fidarci di chi ci comanda nemmeno un giorno di più.

Pace, diritti, accoglienza, vita degna per tutte e tutti gli abitanti della Terra. Questo è quello che vogliamo.

Peace, refuge, disarmament. An international appeal to mobilise in support of the Afghan people

The NATO mission has withdrawn from Afghanistan in disastrous fashion after 20 years of occupation. Behind the scenes, the US under Trump had already made its agreement with the Taleban, effectively recognising their likely takeover, though the Taleban saw fit to speed up this process and declare themselves victors. In just 20 days the Taleban ended a 20-year war by re-founding the Islamic Emirate.

For the US and its allies this is a clear defeat. For our part, we have always seen through the fantasy of exporting democracy to the Middle East. The take-over of Afghanistan by the Taleban, an organisation that was initially supported and financed by the CIA, does not surprise us. Even taking the original motivations of the US invasion at face value – 9/11, the War on Terror, the defence of human rights, etc – the NATO alliance has failed spectacularly.

Yet behind the formal admissions of responsibility there is little substance. There is no sign of critical reflection, on either past or present, and the idea that democracy can be imposed by force remains unquestioned. To save face, Biden has declared that the US got what it wanted from Afghanistan, and if state-building has been a failure this is the fault of the Afghans. Macron has said that the Europe’s only problem now is how to keep out the refugees. They are washing their hands of the misery they have created.

We will not sit back and watch as this disaster unfolds. We refuse to accept the brutal and destructive choices of the neoliberal foreign policy paradigm that has reigned for the last 20 years. We are appealing to action around the following four basic demands:

  1.  An international resettlement plan for Afghans seeking refuge. Abandoning the Afghan people to their fate means complicity with the Taleban. The worries over women’s rights are entirely hollow if there is no real intent to allow Afghans, men and women alike, to seek refuge through safe channels.
  2. No more NATO. NATO is an aggressive alliance formed by Western “democracies” and authoritarian states like Turkey and Israel that seeks to enforce a global hierarchy through violence and through repression of basic rights for peoples. In our countries we will fight for the closure of all NATO and US bases and for immediate withdrawal from the NATO pact.
  3. No more war. War must never be a means to resolve international disputes. We are calling for an end to unilateralism, to democracy imposed by force, to a ‘might is right’ approach to international politics. Peace among peoples must always be priority. We must work towards a new democratic multilateralism founded on the principles of self-determination, peace and social justice.
  4. No to the arms race, which has never ceased, even in times of global pandemic. We must reject the obligation to spend at least 2% of GDP on defence. We must mobilise against the militarism that is so deep-rooted in our societies and call for international disarmament.

Our governments in Europe and the US over the last few decades have been entirely detrimental to global peace. Their ideology of democracy and human rights is worth nothing. Militarism, thirst for profit, the race to conquer resources like oil reserves, and the collusion between so-called liberal powers and drug traffickers are what have brough us to this disaster. The real terror is the dealings of the great global powers.

We want another world, and we have no faith that those who govern us can get us there.

We want a world of peace, the right to refuge, the right to live in dignity, for everyone on earth.

Paix, accueil, désarmement. Appel international à la mobilisation

Les forces occidentales ont quitté en toute vitesse l’Afghanistan après 20 ans d’occupation. Les États-Unis, en vérité, avaient déjà conclu un accord avec les Talibans pour leur rendre le pays. Cependant, les Talibans ont choisi d’accélérer pour se présenter comme les véritables vainqueurs. En 20 jours ils ont terminé une guerre de 20 ans et ont reconstitué l’Émirat.

La défaite est indéniable. Nous n’avons jamais cru à la fable de l’exportation de la démocratie. On n’est pas surpris, donc, par la victoire des Talibans, financés dès leurs origines par la CIA, avec lesquels les États-Unis ont cherché de s’accorder jusqu’au dernier moment. Mais, même selon la logique de la guerre contre le terrorisme et pour les droits humains, les États-Unis et l’OTAN en s’en sortent bien fracassés.

Au-delà des prises de responsabilité formelles, malheureusement, il n’y a rien. Pas de réflexions critiques ni sur le passé ni sur le présent ; pas de marche arrière sur l’idée d’imposer la démocratie avec les bombes. Biden, le visage impassible, a déclaré que la mission était accomplie. Si l’Afghanistan n’est pas devenu une nation, c’est la faute aux Afghan.e.s. Macron a mis l’accent sur la gestion des flux migratoires, ce qui signifie qu’il n’a pas la moindre intention d’accueillir les rescapé.e.s.

Nous ne resterons pas à nous tourner les pouces. Nous n’acceptons pas de continuer à subir les choix criminels et ruineux de plus de 20 ans de pouvoir néolibéral. C’est pour ça que nous souscrivons cet appel pour une mobilisation rapide autour des simples mots d’ordre qui suivent.

  1. Un plan international extraordinaire d’accueil des rescapé.e.s. Abandonner les afghan.e.s à leur sort signifie être complices des Talibans. Les inquiétudes formulées à propos des femmes sont de l’hypocrisie pure, si on ne met pas en place une action immédiate d’accueil et d’assistance.
  2. L’OTAN doit cesser d’exister. Il s’agit d’une alliance violente et criminelle parmi les soi-disant « démocraties occidentales » et des états racistes et autoritaires comme la Turquie et Israël, contre les droits fondamentaux des peuples et la paix dans le monde. Dans nos pays nous mènerons une lutte pour la fermeture des bases militaires de l’OTAN et états-uniennes et pour la sortie immédiate de l’alliance.
  3. Non à la guerre comme solution des conflits internationaux. Non à unilatéralisme, à la démocratie en armes, au droit du plus fort. La paix entre les peuples doit être placée en premier. Il faut mettre en place un nouveau multilatéralisme démocratique fondé sur les principes d’autodétermination des peuples, de paix et de justice sociale.
  4. Non à la course à l’armement, qui n’a jamais cessé, même pas pendant les années de crise et de pandémie. Non à l’imposition de dépenser en armes au moins 2 % du PIB. Mobilisons-nous contre le militarisme qui caractérise nos États, pour un processus international de désarmement.

Les marionnettes au pouvoir dans les dernières décennies – en Europe et aux États-Unis – ont montré ce qu’ils valent : rien. Exactement comme l’idéologie qui inspire leurs actes.

Le militarisme, le désir de profit, la course à conquérir les sources d’énergie, les pipelines, la collusion entre les puissances libérales et les marchands de drogue sont à l’origine du désastre d’aujourd’hui. Le vrai terrorisme est celui des affaires et du pouvoir.

Nous voulons un monde différent. Nous ne pouvons faire confiance en ces gens qui nous gouvernent, pas un jour de plus.

La paix, les droit, l’accueil, une vie digne pour toutes et tous les habitant.e.s de la planète. C’est ce que nous voulons.

Paz, acogida, desarme: llamamiento internacional a la movilización

Las fuerzas occidentales en Afganistán se han ido precipitadamente después de 20 años. De hecho, Estados Unidos ya había llegado a un acuerdo con los talibanes para devolverles el país, pero éstos prefirieron acelerar las cosas para quedar como ganadores. En 20 días, pusieron fin a 20 años de guerra y refundaron el Emirato.

La derrota es innegable. Nunca hemos creído en la fábula de la exportación de la democracia. No nos sorprende, por tanto, la victoria de los talibanes, financiados desde el principio por la CIA, con los que Estados Unidos buscó un acuerdo hasta el final. Pero incluso si nos creyéramos el cuento de la guerra contra el terrorismo, en defensa de los derechos humanos, Estados Unidos y la alianza de la OTAN salen mal parados.

Sin embargo, detrás de las declaraciones formales de responsabilidad no hay nada. No hay un replanteamiento crítico del pasado ni del presente; no hay una revisión de la idea de imponer la democracia con bombas. Biden ha declarado, descaradamente, que el objetivo está conseguido. Si Afganistán no es una nación, el problema está en los afganos. Macron dijo que el problema actual es la migración. Esto significa que no tiene intención de acoger a personas refugiadas.

No nos quedaremos de brazos cruzados. No aceptamos seguir sufriendo las decisiones criminales y ruinosas de más de veinte años de poder neoliberal. Por ello, llamamos a una rápida movilización en torno a unas líneas generales:

  1. Plan internacional de carácter extraordinario para acoger a los refugiados y refugiadas afganas. Abandonar al pueblo afgano a su suerte significa ser cómplices de los talibanes. La tan cacareada preocupación por la suerte de las mujeres es pura hipocresía si no se toman medidas inmediatas para acogerlas y ayudarlas.
  2. La OTAN debe dejar de existir. Se trata de una alianza violenta y criminal entre las llamadas “democracias occidentales” y Estados racistas y autoritarios como Turquía e Israel, contra los derechos fundamentales de los pueblos y la paz mundial. En nuestros países lucharemos por el cierre de la OTAN y de las bases estadounidenses y por la salida inmediata de la alianza.
  3. No a la guerra como resolución de conflictos internacionales. No al unilateralismo, a la democracia armada, al sometimiento de otros por el más fuerte. La paz entre los pueblos debe ser lo primero. Debe establecerse un nuevo multilateralismo democrático basado en los principios de autodeterminación de los pueblos, paz y justicia social.
  4. No a la carrera armamentística, que no ha cesado ni siquiera en los años de crisis y pandemia. No a la imposición de gastar al menos el 2% del PIB en armas. Movilicémonos contra el militarismo que caracteriza a nuestros Estados y por un proceso de desarme internacional.

Los títeres en el poder durante las últimas décadas, sobre todo en Europa y Estados Unidos, han demostrado su valor: cero. La ideología que inspira las acciones de quienes nos gobiernan también vale cero. El militarismo, el afán de lucro, la carrera por la conquista de los recursos energéticos, los oleoductos, la connivencia entre los poderes liberales y los narcotraficantes están en el origen del desastre actual. El verdadero terrorismo es el de los negocios y el poder.

Queremos otro mundo, no podemos confiar en los que nos gobiernan un día más.

Paz, derechos, aceptación, una vida digna para todos los habitantes de la Tierra. Esto es lo que queremos.

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