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Whirlpool: ancora fumata nera dall’incontro tra sindacati e Governo? È ora di scoprire perché

Condividiamo insieme ai lavoratori la rabbia e la delusione per l’inutilità dell’incontro tra sindacati e Governo sulla sorte dello stabilimento della Whirlpool di Napoli e dei 420 posti di lavoro: all’orizzonte non si intravede alcuna soluzione.

Ma mentiremmo se dicessimo che ne siamo stupiti.
La fumata non esce bianca per miracolo.

Da parte sua, il Governo, a parte le tanto sbandierate prese di posizione al fianco degli operai, le facce indignate, le dichiarazioni formali, non ha fatto ancora assolutamente nulla di concreto per ostacolare la svendita della fabbrica di Napoli.
A nulla è servito che la questione passasse dalla scrivania di Di Maio, a quella di Patuanelli e infine a quella di Conte. Nell’ultimo tavolo con il Primo Ministro, anzi, le cose sono andate di male in peggio con il Governo che illustra una lettera/ultimatum della Whirlpool (la quale rimane fermissima sulle proprie posizioni), annuncia un nuovo incontro con l’azienda ma senza alcuna strategia e proposta da mettere in campo, si rammarica che la Whirlpool non abbia ritirato la cessione del ramo d’azienda, eppure fa passare come un “passo in avanti” la sospensione della procedura di cessione fino al prossimo 31 ottobre. Una presa in giro clamorosa poiché l’annunciata sospensione combacia esattamente con la tempistica prevista da Whirlpool, essendo già programmato che il procedimento di cessione inizi proprio a partire dal 31 ottobre.

L’azienda, intanto, continua a dichiarare come unica soluzione quella vera e propria truffa che è la riconversione per mano della PRS, già respinta con forza dalla lotta dei lavoratori.

Ci troviamo di fronte a una situazione di stallo in cui i soggetti coinvolti continuano ad affidare la soluzione della vertenza unicamente a un miracoloso rinsavimento della multinazionale che, come il Governo sembra presumere, dovrebbe tornare indietro sui suoi passi, illuminata dalle parole di Conte e Patuanelli, o commossa dal destino di 420 famiglie, magari dichiarando qualcosa del tipo: “scusate, ho sbagliato, resto a Napoli perché sono diventata buona”.

Ci sarebbe da ridere, se la situazione non fosse così seria. In questo modo, infatti, nonostante la forte mobilitazione degli operai di Napoli e la convergenza degli scioperi su scala nazionale, si lascia l’iniziativa in mano all’Azienda, riponendo le speranze solo in un suo momento di ravvedimento: così facendo si arriva al confronto con la Whirlpool sostanzialmente disarmati.

Qualcosa deve cambiare. È forse arrivato il momento di porsi collettivamente una domanda: cosa succede se la Whirlpool continua (come tra l’altro ha ripetuto incessantemente dall’inizio della vertenza) a rimanere ferma sulle sue posizioni? Come si salvano le centinaia di posti di lavoro se la multinazionale se ne infischia dei comunicati stampa di Conte e Patuanelli?

Per evitare di restare in balia dei capricci della multinazionale è forse necessario iniziare a ragionare su una concreta alternativa da portare ai tavoli di confronto e che renda più forte il fronte dei lavoratori. È necessario mettere sul tavolo una procedura che metta al sicuro i posti di lavoro e la produzione ad ogni costo e a prescindere dalle decisioni dell’Azienda.

A fare questo può essere solo lo Stato, l’unico attore in grado di intervenire, garantire la continuità produttiva e il mantenimento della piena occupazione. Se l’Azienda vuole lasciare lo stabilimento di via Argine nelle mani di una società anonima con un progetto speculativo e ad alto rischio, deve essere il potere pubblico a salvarla, intervenendo per ricondurre la produzione sotto il controllo dello Stato, commissariando o acquisendo lo stabilimento, nazionalizzando il ramo d’azienda e assicurando il lavoro per tutti.

Lo Stato del resto continuamente già interviene nel settore privato dell’economia quando c’è da regalare incentivi a una azienda o quando c’è da salvare una banca con i soldi dei contribuenti. È giunto il momento, invece, che lo Stato intervenga per salvare una fabbrica e i suoi dipendenti, per tutelare gli interessi di chi è sfruttato e non di chi sfrutta. È giunto forse il momento che operai e sindacati riportino il Governo alle sue responsabilità nei confronti di cittadini e lavoratori.

Solo a queste condizioni la fumata può finalmente uscire bianca!

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