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UN FUTURO MIGLIORE PER LA SICILIA NON PUÒ ESSERE OPERA DI UN SINGOLO: ORGANIZZIAMOCI!

“Questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della grande cecità.”

A scrivere queste parole è Amitav Gosh, in “La Grande cecità”, a proposito di crisi climatica e cultura nella società contemporanea. A noi, però, sono tornate in mente e vogliamo riproporle a proposito delle vicende politiche della sinistra siciliana delle ultime settimane.
Con l’approssimarsi della nuova stagione elettorale, che vedrà le siciliane e i siciliani andare alle urne per le regionali 2022, infatti, iniziano a tornare in voga i soliti nomi e le vecchie formule che per la nostra terra in tutti questi anni non hanno mai significato nemmeno un accenno di cambiamento. Noi non possiamo rimanere a guardare e sentiamo il bisogno, viste anche le domande che in tante e tanti ci stanno facendo, di dire la nostra. Andiamo con ordine.

La settimana appena trascorsa si è aperta con alcune dichiarazioni di Claudio Fava in cui si diceva disponibile a mettersi ancora una volta a disposizione come candidato presidente, questa volta alla testa di una coalizione tra PD, 5STELLE e “mondo della sinistra”, che guardi anche tra i delusi del centrodestra. Dopo qualche ora, proprio da quel generico “mondo della sinistra”, sono arrivate le prime riflessioni, tra dubbi condivisibili, vecchi entusiasti opportunismi e ingenue, a nostro avviso, speranze di cambiamento.
Claudio Fava, sulla cui persona non nutriamo antipatie o diffidenza, è attualmente deputato regionale, eletto nel 2017 con la lista Cento Passi per la Sicilia, dopo una lunga serie di cariche ricoperte a livello regionale e nazionale. La lista che lo aveva sostenuto si è frantumata, come troppe volte in passato a sinistra, il giorno dopo la sua elezione e in questi anni nessun percorso che guardasse al futuro è stato intrapreso: le organizzazioni che avevano preso parte alla lista elettorale hanno deciso di andare ognuna per la propria strada e l’elezione di Fava, di conseguenza, non ha prodotto nessun avanzamento nelle lotte del nostro territorio e nessun miglioramento delle condizioni di vita delle siciliane e dei siciliani. La responsabilità, lo ribadiamo, non può essere attribuita a Claudio Fava, che pure si è speso come presidente della commissione antimafia, ma all’assenza di un progetto capace di guardare al giorno dopo la scadenza elettorale.

La nostra Sicilia, come noto, è una terra difficile e il momento che stiamo vivendo, a livello globale, dominato da crisi profonde, a partire da quella sanitaria e ambientale, passando per quella sociale, rende tutto ancora più complesso. Non verremo smentiti/e da nessuno se affermiamo di essere di fronte a un cambiamento epocale della società così come l’abbiamo conosciuta e in questa particolare congiuntura le sfide che ci attendono sono tanto epocali quanto, potenzialmente, rivoluzionarie. È necessario rimettere in discussione le disuguaglianze e lo sfruttamento delle persone e della natura che fin qui hanno guidato indiscutibilmente lo sviluppo sociale.

In uno scenario simile, siamo convinte/i che formule già sperimentate non possano dare nessuna risposta, né sul nostro territorio né altrove. Pensiamo che sia improponibile pensare di guidare una trasformazione radicale della nostra terra, e degli assetti di potere che la dominano, con le stesse forze, politiche ed economiche, che l’hanno fin qui guidata, dalle destre al centro-sinistra, dalla mafia a Confindustria, tra loro intrecciati negli interessi e nell’azione. Crediamo che ripetere ad ogni tornata gli stessi errori non possa in alcun modo produrre un cambiamento e che nessun messia, con la sua sola presenza, possa tutelare il nostro territorio dalla devastazione ambientale, dall’assenza strutturale di opportunità lavorative, dallo sfruttamento, dalle discriminazioni e tanto altro ancora.

Potere al Popolo è nato alla fine del 2017 proprio da queste stesse considerazioni: non possiamo vivere di elezioni e non possiamo cambiare nulla se non torniamo a organizzarci e a coordinarci, con pazienza e con la consapevolezza che nessuna scorciatoia, nessun nome attrattivo e nessuna alleanza, di per sé, significheranno qualcosa di concreto nella situazione attuale.

Abbiamo bisogno di diffusi e collettivi percorsi di partecipazione popolare dal basso, di spazi di dibattito e di lotta condivisi, ramificati e radicali, che a partire dalle tantissime esperienze che si spendono quotidianamente sul nostro territorio, dai comitati ai movimenti e alle associazioni, rimettano al centro del dibattito pubblico siciliano la vita e i problemi della nostra terra e delle persone che la abitano e subiscono da troppo tempo le decisioni di un manipolo di potenti interessati soltanto ai propri profitti e alla conservazione dello status quo. A nostro avviso, il non rendersi conto di ciò ed il pensare, ad esempio, che effimere alleanze elettorali o operazioni di convergenza con partiti come PD e Movimento 5 Stelle, che oggi sostengono Draghi e governano insieme alle destre e che si sono resi responsabili, a livello locale e nazionale, di politiche che hanno peggiorato nel profondo il nostro paese, non siano altro che la manifestazione di quella stessa cecità di cui scrivevamo sopra.

Ed è proprio a partire da questo che  ci rivolgiamo a tutte quelle persone che come noi sono stanche di tutto ciò, che sono quindi interessate alla costruzione di un’alternativa popolare in Sicilia. Che si tratti di singoli o di realtà collettive, l’obiettivo comune deve essere quello di riportare la nostra voce, quella della maggioranza silenziosa – oppressa dall’incertezza, dall’infelicità e dallo sfruttamento – nelle stanze del potere attraverso un progetto che guardi al di là delle scadenze elettorali. Non c’è tempo da perdere.

Costruiamo un’alternativa necessaria, costruiamo il potere popolare!

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