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[TORINO] STELLANTIS: LA GRANDE FUGA DELLA FIAT ALL’ATTO FINALE

Dal 4 gennaio è ufficiale: FCA e PSA (gruppo Peugeot che comprende Citroen e Opel) hanno dato vita ad una nuova società, Stellantis, che diventa il quarto operatore mondiale nel comparto auto, con quasi 9 milioni di veicoli venduti nel 2019, quasi 167 miliardi di ricavi e circa 7 di profitti.

Dovrebbe essere una notizia da prima pagina, ma “stranamente” pare se ne siano accorti in pochi e, quel che è peggio, gli unici commenti sono stati improntati al giubilo per la costituzione di un grande gruppo mondiale, tramite una fusione alla pari (teoricamente) in cui la famiglia Agnelli (Exor) avrebbe la maggioranza relativa col suo 14% delle azioni.

Purtroppo per i tanti lavoratori del nostro paese, la realtà è ben meno rosea di quanto venga sbandierato da media e politica. Per scoprirla basta leggere come lo stesso nuovo gruppo, Stellantis, presenti l’operazione: è Exor a vendere FCA a Peugeot, divenendo un importante azionista della nuova società, ma lasciando i posti di comando saldamente in mano francese. Il gruppo infatti avrà come AD Carlos Tavares, guida di Peugeot, e i francesi avranno la maggioranza assoluta nel CdA (6 posti su 11).

Insomma, al di là della nostra “felicità” nel sapere che gli Agnelli abbiano passato un felice 2020, la notizia pare essere la pietra tombale per gli stabilimenti italiani e quindi per le migliaia di lavoratori e lavoratrici del nostro paese. Non a caso sono già arrivate le indicazioni di sospendere ogni attività di ricerca e sviluppo per non sprecare ulteriori risorse, perché da ora in avanti si sfrutteranno le tecnologie, a partire dai pianali, di PSA, abbandonando la produzione di FCA.

Ma la notizia è ancora più pesante perché rischia di mettere in ginocchio l’intera filiera dell’auto, ancora molto significativa nel nostro paese. Per capire come, basta seguire il filo dei soldi. Qualche giorno fa una notizia ha accesso gli entusiasmi dei mercati: FCA ha annunciato che, in seguito alla fusione, il dividendo straordinario scenderà da 5,5 a 2,9 miliardi. Come mai questa reazione positiva dei mercati? Perché in cambio gli azionisti riceveranno quote di Faurencia, colosso francese e uno dei leader mondiali della componentistica auto con 17 miliardi di ricavi e 122mila dipendenti. In sostanza Faurencia potrà indirizzare dall’interno le politiche di approvvigionamento di Stellantis verso i subfornitori d’oltralpe, col risultato, prevedibile, di tagliare fuori completamente la catena di fornitura delle piccole e medie imprese italiane. Non a caso, tra le poche voci negative sull’operazione, troviamo quella di Corrado Alberto, presidente delle piccole e medie imprese torinesi.

Ma tutto ciò non importa a Cirio ed Appendino che, al pari del PD, si sono dichiarati entusiasta per l’operazione, tanto meno ad un governo che tace, se non per qualche ottimistica dichiarazione del ministro dello sviluppo economico Patuanelli. D’altronde se siamo arrivati a questo punto la colpa in gran parte è proprio della politica italiana che nei passati decenni si è disinteressata del futuro industriale di un comparto così storicamente importante. Anzi, anche durante l’ultima pandemia, il governo Conte ha proseguito la storica tradizione politicante di regalare soldi alla Fiat senza nulla pretendere in cambio. Basta tornare indietro di pochi mesi per vedere che fine hanno fatto i 6,3 miliardi di prestito coperti dalle garanzie statali: qualcuno pensava davvero che sarebbero serviti a rilanciare la produzione o almeno a salvaguardare la residua occupazione? Oggi la risposta è lampante: sono serviti solo ad arricchire ancora una volta i padroni della Fiat che, dopo aver incassato per decenni fondi pubblici e svuotato tutti i marchi italiani di cui si sono appropriati (Lancia, Maserati, Alfa Romeo), compiono il passo finale della annunciata strategia di Marchionne: la fusione in un gigante mondiale e la definitiva scomparsa dallo scenario italiano. Tutto il contrario di quanto hanno fatto in Francia, dove lo Stato ha sì sostenuto le imprese del settore, Peugeot su tutte, ma in cambio ha ottenuto voce in capitolo nelle scelte imprenditoriali, produttive ed occupazionali. Non a caso oggi lo stato francese detiene 6,2% delle quote di Stellantis, terzo azionista, contro lo 0 (zero!) dell’Italia: nel prevedibile processo di “razionalizzazione” dei siti produttivi, quali pensate che verranno chiusi? Quelli francesi o quelli italiani?

Quello che è davvero inaccettabile è che nemmeno a fronte di questo atto finale di FCA la politica, locale e nazionale, voglia assumersi le sue responsabilità e dire chiaramente quello che è successo. A pochi mesi dalle elezioni comunali, più che esultare per la definitiva fuga della FIAT da Torino, ci aspetteremmo che questa fosse la principale preoccupazione degli aspiranti sindaco: dopo anni a vendere la falsa promessa della “nuova città” basata su turismo e grandi eventi, quale futuro occupazionale si prospetta per la città?

Questo atto è solo l’ennesima dimostrazione che senza un intervento serio, forte e coerente dello Stato non è possibile alcun rilancio nei settori chiave del nostro paese. E dire che proprio nel trasporto privato e collettivo sarebbe fondamentale avere un progetto nazionale per una reale transizione ecologica, un progetto che proprio nella nostra area metropolitana potrebbe avere il suo cuore. Proprio su questa possibilità e sul futuro produttivo della nostra città ci proponiamo di avviare riflessioni e battaglie nei prossimi mesi.

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