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[TORINO] DISTRUGGERE OGNI ANELLO DEL CPR, SPEZZARE L’INTERA CATENA DEL RAZZISMO DI STATO

Lunedì 19/6 dalle 18:30 in Casa del Popolo Estella (via Martinetto 5h)
Proiezione dell’inchiesta “Sulla loro pelle” e iniziativa di denuncia e approfondimento sui CPR e l’intera filiera del razzismo di Stato

Il CPR di Torino è attualmente chiuso.
Il merito di aver messo in crisi questa mostruosa istituzione è delle numerose rivolte che i migranti hanno scatenato lì dentro, riuscendo con i propri corpi e la propria determinazione a renderlo inagibile.
È inutile domandarsi il perché di questa ribellione.
I CPR sono istituti detentivi che tengono prigioniere tantissimi migranti ritenuti colpevoli di non avere il permesso di soggiorno. Tutti i governi negli anni hanno incrementato il processo che porta all’assurdo della detenzione amministrativa: lo Stato, cioè, attraverso una legislazione razzista genera irregolarità e poi rinchiude proprio chi è vittima di questa costante negazione di diritti.

Ma il CPR è solo uno degli anelli della catena del sistema di gestione dei flussi migratori.
Cerchiamo insieme ai nostri ospiti di ripercorrerla e capire quale è il posto specifico che vi occupa il CPR.
Permetteteci di prenderla alla lontana. La borghesia italiana, attraverso le politiche dei vari governi, partecipa alla spartizione del bottino rappresentato dalle risorse dei paesi del sud del mondo. L’Italia infatti contribuisce a depredare e saccheggiare paesi, popoli, territori e nazioni rendendole così terre di emigrazione per le fette di popolazione più povera. Con i regimi più feroci, però, i nostri esecutivi sono disposti a “scendere a patti”, come testimonia il memorandum Italia-Libia che rende il nostro paese complice e finanziatore di torture, abusi e lager.
Così migliaia di persone si ritrovano spinte ai confini del nostro paese. Qui la frontiera “spoglia di tutto” quegli immigrati che non respinge o uccide.
Ed eccoci in Italia, dove i luoghi dello sfruttamento dei migranti (campagne, fabbriche, magazzini della logistica, famiglie, ecc…) approfittano di questa mano d’opera resa – dalla frontiera stessa – “pronta da spremere”. Ciò avviene grazie al ricatto della clandestinità, del mancato rinnovo del permesso di soggiorno, del rischio dell’espulsione.
Allo stesso tempo gli immigrati affrontano un iter pieno di difficoltà anche nel caso possano sperare nell’ottenimento del permesso di soggiorno: lunghissimi tempi di attesa, ostacoli burocratici, razzismo istituzionale e di strada, discriminazione abitativa e molti altri soprusi e violazioni.
E così arriviamo a parlare dei Centri di Permanenza per i Rimpatri. Mentre tutti vengono sfruttati, alcuni vengono appunto rinchiusi nei CPR. Teoricamente per essere rimandati al paese d’origine. Sicuramente – in attesa di un eventuale rimpatrio – saranno terrorizzati, torturati, spogliati di dignità, imprigionati, maltrattati, malcurati e sommersi di psicofarmaci.
Nel CPR di Torino la morte di Moussa Balde e Faisal Hussein pesano come un macigno e ci dimostrano ancora una volta che questi luoghi – in cui non viene dato nessun peso alla dignità e alla vita delle persone – devono essere chiusi.

Oggi il Governo Meloni spinge invece per l’apertura di un CPR in ogni regione. Questo sarebbe un ennesimo passo verso il compimento del progetto repressivo e razzista insito fin dalla loro prima istituzione.
Dalla loro nascita nel 1998, infatti, con la legge Turco-Napolitano, seppur con variazioni e modifiche non hanno mai smesso di essere luoghi dove vengono quotidianamente calpestati i diritti fondamentali di quelli che vengono ipocritamente definiti “trattenuti” o “ospiti”: cambiano i governi, stessi lager di stato! Luoghi di detenzione amministrativa per i migranti rispetto ai quali da anni associazioni, movimenti, collettivi, reclusi, organizzazioni politiche e attivisti, con difficoltà denunciano abusi e violenze. Chi può agire liberamente e senza controlli all’interno dei CPR è invece quella canea di enti gestori e ditte addette ai servizi interni che approfitta dei corpi di queste donne e uomini presi in ostaggio dallo Stato per ottenere – dallo Stato stesso – appalti e commesse e così lucrare senza scrupoli sulla pelle dei prigionieri.

Come cercheremo di illustrare i CPR sono solo uno degli anelli della lunga e violenta catena della politica repressiva contro i migranti.
I reclusi del CPR di Torino hanno iniziato a spezzare questa catena a partire dalla rivolta concreta e determinata dentro e contro quel luogo di oppressione.
Così facendo hanno posto ancor più all’ordine del giorno l’occasione per lottare per far sparire i CPR, a Torino come altrove. E così assestare un colpo all’intera filiera che sulla pelle dei migranti produce morte, razzismo, clandestinità, sfruttamento.
Anche per questo parteciperemo e contribuiamo alla costruzione del corteo contro il CPR che si terrà a Torino venerdì 1 luglio alle ore 17:00 con partenza da Piazza Castello.

Il CPR di Torino deve restare chiuso!
Nessun CPR in nessun luogo.

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