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STOP GENOCIDIO A GAZA. ANCHE LA STAMPA PRENDA POSIZIONE IN DIFESA DEI GIORNALISTI E DELLA VERITA’

Lui è Wael Dahdouh, giornalista tra i più conosciuti in Palestina. Wael è infatti corrispondente nonché direttore di Al Jazeera Gaza, l’emittente di gran lunga più autorevole e conosciuta nei paesi arabi.

Wael, come altri giornalisti e fotoreporter, è diventato conosciutissimo per la copertura che sta ininterrottamente fornendo, a rischio della propria vita, ai crimini di guerra che Israele sta commettendo a Gaza.
Wael a ottobre aveva perso la moglie, una figlia e un figlio in un attacco israeliano avvenuto sul campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. All’epoca la famiglia di Wael aveva evacuato la propria casa nel nord della Striscia, così come imposto dall’occupazione israeliana nel mese di ottobre, ma a dispetto delle rassicurazioni, i bombardamenti hanno colpito le zone densamente popolate dove i palestinesi in fuga dal nord si andavano rifugiando. Ha fatto il giro del mondo il video in cui Wael ha scoperto, in diretta tv, che la sua famiglia era stata trucidata.

Oggi Wael ha perso un altro figlio, Hamza Dahdouh, fotoreporter di 27 anni, morto insieme al collega Mustafa Thuraya. L’aviazione occupante israeliana ha fatto esplodere con un missile l’auto su cui viaggiavano. Dal 7 ottobre sono 90 i giornalisti palestinesi uccisi da Israele, mentre svolgevano il loro lavoro.

Noi ci chiediamo: se Wael Dahdouh domani lasciasse le vesti del giornalista e decidesse di imbracciare un’arma e di sacrificare la propria vita contro Israele, qualcuno davvero potrebbe giudicarlo? Chi nel mondo occidentale potrebbe dargli del “terrorista”, se i Governi occidentali, il potere politico e mediatico, hanno fatto a gara a appoggiare Israele mentre questo sterminava la sua e migliaia di altre famiglie?

Facciamo appello a tutti i giornalisti e le giornaliste italiane, perché raccontino la verità su quanto sta accadendo a Gaza e in Palestina, non dal 7 ottobre ma da almeno 75 anni. Chiediamo che spieghino la storia, che solidarizzino con i loro colleghi palestinesi che sono ancora in vita, così come ha fatto per anni Vittorio Arrigoni. Chiediamo che denuncino linee redazionali come quella assunta da Repubblica, il giornale diretto da Maurizio Molinari, come ha fatto oggi Raffaele Oriani de “Il Venerdì”, che ha lasciato il giornale in polemica con la mistificazione e il silenzio sul massacro in corso.

La pace è figlia della giustizia e della verità. Continuiamo a mobilitarci per l’una e per l’altra, per il racconto della verità sul massacro in corso e sui suoi moventi, per un cessate il fuoco, per porre fine al genocidio, per la fine dell’occupazione e dell’apartheid.

Restiamo umani

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