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Report Tavolo Scuola – Inventare l’avvenire!

Report Tavolo Scuola – Inventare l’avvenire!

In occasione della due giorni “Inventare l’avvenire”, che si è svolta a Napoli presso l’Ex Opg Occupato Je’ so pazzo, il Tavolo Nazionale Scuola di Potere al Popolo si è riunito nella giornata di sabato 11 Maggio 2019.

La presenza della numerosa componente studentesca, in particolare dei collettivi Lps di Catania e Sac di Napoli, ha arricchito la discussione di spunti utili alla prospettiva politica di Pap sul tema istruzione.

Il tavolo ha affrontato il problema della Regionalizzazione differenziata, contro cui aveva già messo in campo, nei mesi precedenti, un volantinaggio in molte città ( vedi qui e qui).

La Regionalizzazione differenziata dell’istruzione pubblica, richiesta dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, è un provvedimento pericoloso e inaccettabile, che creerà diversità di opportunità formative per gli studenti, già peraltro poste in essere dall’autonomia scolastica. Regionalizzare il personale della scuola statale, i dirigenti scolastici e gli uffici territoriali del Miur, significherà, inoltre, creare impedimenti al diritto alla mobilità dei lavoratori e una emanazione diretta delle scelte politiche regionali sull’istruzione. Le interferenze dei poteri locali limiteranno ulteriormente anche la libertà di insegnamento sancita dall’art.33 della Costituzione, già peraltro sotto attacco. La Regionalizzazione differenziata è dunque un terreno di contraddizione e per tale motivo è, per il Tavolo Scuola, campo di azione e contrasto, che va oltre la mera visione meridionalista e si fonda su una prospettiva di lotta in difesa dell’istruzione pubblica, nazionale, laica, e antifascista.

Insegnanti e studenti lavoreranno insieme per avviare una campagna di assemblee informative e propositive, sulla base di un documento che verrà costruito in collaborazione, anche come strumento di autoformazione, e che non potrà non affrontare l’antecedente politico e normativo da cui proviene la Regionalizzazione differenziata, cioè la Riforma del Titolo V della Costituzione, disegno di legge D’Alema – Amato presentato nel 1999, approvato con una maggioranza di centrosinistra e poi confermato da un referendum nel 2001, che ha portato all’attuale assetto di competenze Stato-Regioni. E’ importante ricordare, altresì, che l’accordo preliminare con le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, è stato firmato il 28 febbraio 2018 dal Governo Gentiloni.
La lotta contro la Regionalizzazione verrà inoltre costruita in sinergia con il Tavolo Sanità, a partire da un’assemblea congiunta che si svolgerà a fine giugno.

Dal prossimo autunno saranno avviati due lavori di inchiesta: sulla condizione sociale dei lavoratori della scuola, soprattutto di coloro che sono costretti a spostarsi da Sud a Nord, e sullo stato di sicurezza degli istituti scolastici. A tal proposito il Tavolo Scuola chiede la collaborazione del Tavolo Lavoro e del Tavolo Ambiente.

Grande attenzione è stata posta al precariato scolastico e al prossimo concorso per il reclutamento dei docenti. Si rileva la necessità di organizzare momenti di formazione esterna sui diritti/doveri e sul Ccnl dei lavoratori della scuola.

Il Tavolo Scuola pone come prioritaria la lotta contro la repressione dell’antifascismo dentro le scuole, di fronte ad un aumento di casi di criminalizzazione di insegnanti e studenti. Il clima autoritario e liberticida, inasprito dai provvedimenti sulla sicurezza dell’ex Ministro Minniti (Pd) e da Salvini, più volte ha colpito insegnanti e studenti con diverse misure repressive, spesso accompagnate da gogne mediatiche, di basso livello, che hanno preteso di imporre “comportamenti consoni” agli insegnanti, al di fuori dell’orario di lavoro: dal licenziamento, nel caso della maestra di Torino Flavia Lavinia Cassaro, all’attacco giornalistico della collega Maria Giachi di Padova, ai provvedimenti disciplinari, come per il collega di Messina Antonio Mazzeo, alle sospensioni che non sempre hanno risalto sulla stampa, fino all’arresto, in aprile, di cinque studenti di Catania, rei di aver allontanato dalla propria scuola un neofascista intento a volantinare testi di odio e discriminazione, solo per citare i casi più recenti.

Non mancano poi gli attacchi e le sanzioni per i docenti che praticano forme di didattica alternativa su temi sociali importanti (casa, lavoro, grandi opere, immigrazione, ecc.), che toccano le politiche governative e pertanto risultano scomodi ai dirigenti scolastici burocrati, deputati a mantenere “ordine e disciplina” negli istituti scolastici e a difendere il sistema dominante.
A tal proposito il Tavolo Scuola e l’assemblea di Potere al Popolo, riunitasi il 12 maggio, sostengono e danno solidarietà al professore Salvo Bullara, colpito da diversi dispositivi di repressione e censura da parte del Ds del Liceo “L. Pasteur” di Roma.
Nel dicembre 2018 gli studenti dello stesso Liceo hanno occupato l’istituto e sono stati, dopo qualche giorno, sgomberati dalla polizia. Dopo lo sgombero, si è riunito il Collegio dei Docenti che ha espresso la volontà di punire gli studenti che avevano occupato. Il collega si oppose all’approvazione di tali dispositivi punitivi, invitando piuttosto i colleghi a convocare un’assemblea di tutta la comunità scolastica (studenti, genitori e docenti) per discutere e confrontarsi sui temi che avevano spinto gli studenti alla protesta: il degrado dell’edilizia scolastica e lo sperpero di risorse nelle politiche securitarie. In un clima di intolleranza, di non disponibilità al dialogo e di criminalizzazione degli studenti, il Collegio rifiuta la proposta. Alcuni studenti, sapendo che si era riunito il Collegio dei docenti, hanno chiesto informazione al prof. Bullara che, con trasparenza, ha riportato i contenuti della discussione avvenuta. Dopo tre giorni appena dal Collegio Docenti, il Ds fa pervenire al prof. Bullara una lettera con cui lo obbligava ad eseguire una visita medica collegiale, e in cui ne metteva in dubbio le capacità atte a svolgere la funzione docente. Di fatto, il Ds ha messo in atto un maldestro tentativo di medicalizzare la “differenza”, con motivazioni estranee all’ambito medico, come le opinioni critiche del professore sull’Alternanza Scuola-Lavoro o l’affissione di locandine a scuola su un suo progetto didattico, sottolineando che il professore fa informazione di stampo socio-politico, per supportare la tesi dell’inadeguatezza all’insegnamento. A fine Gennaio 2019, la Commissione medica di verifica nega la presenza di patologie e respinge così le accuse del Ds che però, nel frattempo, fa una contestazione d’addebito, con la minaccia di sospensione fino ad un mese per violazione di alcuni articoli del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, che si conclude con una sanzione disciplinare che si profila come “Censura” (art. 493 D.Lvo 297/’94).

Si può subire una tale persecuzione solo per avere solidarizzato con il diritto di protestare degli studenti senza essere criminalizzati? La risposta è sì, soprattutto se si pratica il diritto alla libertà di pensiero, di critica, di parola e di insegnamento, per sé e per i propri alunni.
Il docente, in realtà, è “mal sopportato” dalla Ds soprattutto perché ha organizzato, insieme ad alcune classi, un progetto didattico articolato in un ciclo di conferenze che si sono svolte in più anni scolastici e su temi quali il diritto alla casa, il Jobs Act e Loi Travail, l’Alternanza scuola-lavoro e i processi di privatizzazione dell’istruzione pubblica, il pericolo per la salute e l’ambiente derivante dalle grandi opere, e altro ancora. Il professore Bullara ha invitato, inoltre, come relatori delle conferenze, insegnanti universitari come Luciano Vasapollo, storici, saggisti, insegnanti liceali come Antonio Mazzeo, giornalisti come Roberto Ciccarelli, scrittori come Salvo Vitale e sindacalisti come Giorgio Cremaschi, e altri relatori.
Ebbene noi riteniamo che il prof. Bullara sia un modello di insegnamento, perché fornisce ai propri alunni gli strumenti culturali per leggere e analizzare la realtà in cui vivono, con uno sguardo storico, economico e sociologico che va dal passato al presente.
Siamo di fronte, sempre più spesso, ad un modello di istruzione che cerca di rendere gli insegnanti solo dei burocrati, con funzione di sorveglianza, utili ad assicurare la diffusione dei principi dello Stato-mercato, del classismo, dell’ordine sociale, della rassegnazione alla gerarchia, per formare forza-lavoro conformista e impiegati sottomessi. La scuola è, invece, il luogo in cui si dovrebbe esercitare il pensiero critico degli studenti, anche con percorsi di didattica alternativa come le conferenze organizzate dal professore Bullara.
La persecuzione che sta subendo il collega è, perciò, inaccettabile e rientra nel clima repressivo che sta attraversando la società e la scuola pubblica: siamo al suo fianco e lo sosterremo perché la sua lotta per la libertà di insegnamento è anche la nostra lotta, così come la difesa del diritto di dissenso e di protesta degli studenti.

Negli ultimi anni si è intensificata, inoltre, la presenza delle forze armate nelle scuole italiane. Il 15 dicembre 2017, i rappresentanti dei ministeri della Difesa, del Lavoro e dell’Istruzione hanno firmato un Protocollo d’intesa per l’ASL. In una nota del Miur si legge che le forze armate “s’impegneranno a rafforzare e qualificare l’inserimento lavorativo dei giovani, in particolare nelle strutture civili del ministero della Difesa dedicate alla manutenzione dei mezzi militari […] per consentire agli studenti una scelta consapevole del percorso di studio e delle opportunità degli sbocchi occupazionali”.
Gli studenti e gli insegnanti del Tavolo Scuola respingono la presenza delle Forze dell’ordine nelle scuole, sia opponendosi al provvedimento governativo “Scuola Sicure”, sia denunciando e rifiutando le attività di Alternanza Scuola-Lavoro e l’orientamento in uscita nelle Forze Armate. Riteniamo che la “cultura militare” non possa rientrare nei valori pedagogici della scuola pubblica, soprattutto quando quella cultura equivale a diffondere concetti come la guerra, l’autoritarismo, la gerarchia, la retorica securitaria, e l’obbedienza che confligge con lo spirito critico e l’autonomia di pensiero veicolati dalle conoscenze disciplinari.

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