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Recovery Fund: solo i popoli europei possono salvare l’Europa!

La nostra posizione sul Recovery Fund e la voce che manca ancora

Il Recovery Fund su cui il Consiglio Europeo ieri sera ha trovato l’accordo è, a conti fatti, peggio del MES. L’Italia riceverà sì aiuti e prestiti, ma dovrà sottostare a precise condizioni e dovrà sottoporsi al giudizio del Consiglio e della Commissione Europea. È bene ricordare che il disastro economico del nostro paese è frutto da un lato dell’incapacità delle nostre classi dirigenti, da un altro della pandemia che ha colpito un sistema profondamente ingiusto e già in difficoltà, quindi quelli dell’Unione non sono regali, ma un intervento necessario per non far precipitare l’Italia e tutto il continente in un collasso economico e sociale senza precedenti.

Quindi gli interventi erano obbligati, come sono obbligati quelli in Italia, tenendo conto che solo per il 2020 le previsioni indicano una perdita del PIL nel nostro paese da 160 a oltre 200 miliardi… La cifra di aiuti e prestiti per un massimo di 209 miliardi, potrà essere erogata a partire dal 2021 e scaglionata in 4 anni, quindi non recupererà neppure la perdita del PIL del 2020. L’ammontare complessivo degli aiuti da non restituire decisi dalla UE, 390 miliardi, è una cifra largamente inferiore a quanto gli Stati Uniti hanno già speso sinora a sostegno dei redditi e delle imprese in crisi. Quindi i numeri vanno rapportati alla dimensione europea e alla entità della crisi, in più essi sono accompagnati da un taglio del bilancio europeo, che colpisce soprattutto le spese per la sanità e l’agricoltura. Inoltre i paesi cosiddetti “frugali”, a premio della loro battaglia, riceveranno un consistente aumento di rimborsi. Pertanto non si può affatto sostenere che la UE abbia abbandonato la linea del rigore, ma solo che abbia concesso qualcosa all’emergenza.

Nei fatti l’Italia riceverà 80 miliardi lordi di aiuti che al netto sono appena 25 in quanto dovrà contribuire con ben 55 miliardi al bilancio comunitario. Il resto saranno prestiti da restituire a partire dal 2027. Parliamo di prestiti, cioè di debito pubblico… E sapete chi lo paga alla fine il debito pubblico, no? Vi diamo un indizio: non saranno i ricchi italiani.

Ma più rilevanti che la dimensione degli aiuti sono le condizioni per accedere ad essi. Il grande successo dell’Italia, che ora viene inalberato, in realtà prevede che il nostro paese sia sorvegliato speciale dai governi UE, che decideranno se meritiamo gli aiuti in base alle “riforme” liberiste che faremo. Queste riforme sono già definite nelle raccomandazioni all’Italia della Commissione Ue del febbraio 2020. Esse riguardano le pensioni, la libertà d’impresa, la flessibilità del lavoro e dei contratti e l’impegno a ridurre il debito con l’aumento delle entrate e il taglio delle spese, non appena le condizioni economiche lo consentano. Cioè per avere accesso agli aiuti l’Italia dovrà presentare un piano di riforme liberiste e solo dopo che queste riforme siano approvate dal Consiglio Europeo potrà accedere ai fondi. Inoltre l’Olanda & Co. potranno bloccare in qualsiasi momento l’erogazione dei fondi, se giudicheranno l’Italia non coerente con gli impegni presi, e portare questo contenzioso nel Consiglio Europeo dove si deciderà a maggioranza qualificata. Insomma i meccanismi dei memorandum che hanno distrutto la Grecia sono stati riscritti e riadattati, decidono sostanzialmente i governi europei e non la Troika. Ma il principio è lo stesso: aiuti in cambio di riforme liberiste e austerità e tagli nella spesa pubblica.

Non è vero dunque che l’accordo UE rappresenti una svolta nelle politiche liberiste della UE definite in tutti suoi trattati e patti, da quello di Maastricht al Fiscal Compact, al contrario quelle politiche e quei trattati sono confermati e rafforzati con il sistema degli aiuti capestro a chi è più in difficoltà. In Italia l’accordo UE dà forza al programma di Confindustria e di tutte le élites liberiste, che in questi giorni hanno rivendicato tagli alle pensioni e al reddito di cittadinanza, assieme alla cancellazione dei contratti nazionali e del Decreto Dignità. Saranno queste forze ora, in alleanza con le corrispettive europee, ad esercitare il massimo della pressione sul governo affinché tornino i tempi della legge Fornero e del Jobsact.

Potere al Popolo considera che ancora una volta l’UE abbia dimostrato di non sapere e non volere cambiare rispetto ai vincoli liberisti e di mercato che la governano e che la rottura di questi vincoli è la condizione necessaria per realizzare politiche economiche diverse da quelle che durano da più di trent’anni. D’altra parte qui si rivela la debolezza e la subalternità del governo PD/M5S/LeU, che si è presentato a Bruxelles per chiedere aiuti senza aver chiarito e democraticamente discusso a quale scopo essi fossero destinati. Inoltre il sistema europeo ha ancora una volta mostrato la sua totale assenza di democrazia, con il gioco dei contrapposti interessi economici e politici e degli egoismi delle classi dirigenti di tutti i diversi paesi. Questo dovrebbe essere un insegnamento utile a fermare la sciagurata autonomia differenziata, voluta in Italia da Lega e PD, che riprodurrebbe tra le regioni del nostro paese gli stessi meccanismi nefasti che governano la UE.

Potere al Popolo continuerà a sostenere e rivendicare un’altra politica economica, fondata sulla redistribuzione della ricchezza, sull’eguaglianza, sui diritti del lavoro e sullo stato sociale, sulle nazionalizzazioni e sull’intervento pubblico, sulla salvaguardia della salute e dell’ambiente, sul controllo sul mercato e sulla fine del dominio del privato e del profitto. Nella consapevolezza che questa nuova necessaria politica è incompatibile con l’UE come essa è e che per conquistarla saranno necessari nuovi rapporti di forza, grandi lotte in Italia e insieme agli altri popoli europei. Ma comunque non ci si può e deve rassegnare alla devastante logica del meno peggio che ha come conseguenza l’abbandono della ricerca delle alternative.

Per questo Potere al Popolo sosterrà tutte le lotte che saranno necessarie per impedire che i 200 miliardi di prestiti ed aiuti vadano ai grandi affari privati e non al sistema pubblico. E soprattutto sosterrà le lotte necessarie ad impedire che siano i giovani, le donne, i lavoratori i pensionati a pagare il debito contratto dal paese.

Noi non accetteremo il ricatto del pessimo accordo UE: o fate le riforme o non avrete i soldi. E contro questo ricatto diamo appuntamento a tutte le lotte del prossimo autunno!

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