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[ROMA] Lettera aperta all’on. Zingaretti

On.le Presidente Nicola Zingaretti,
è doveroso augurarle una pronta guarigione.
Auguriamo, insieme a lei, una pronta guarigione anche a tutti coloro che in questo momento sono nei reparti dedicati e non hanno il conforto di persone care perché sono in isolamento, con tutto quel che ne consegue.
Nel suo video-messaggio, Lei ci ha raccontato che ha fatto il tampone a domicilio. E va bene, ha delle responsabilità istituzionali, gira, incontra persone. Diciamo che va bene, anche se alla gente comune non glielo fanno se non la ricoverano in difficoltà respiratoria, e non ci sembra giusto.
Nel suo videomessaggio più recente però ha fatto riferimento ad una cura antivirale alla quale sarebbe stato sottoposto a domicilio.
Ci chiediamo e Le chiediamo, al fine di avere una maggiore comprensione dello stato delle cose, la cura antivirale domiciliare che Le è stata prescritta è inserita in un protocollo di intervento estensibile a tutti coloro che nella Regione Lazio sono non diciamo positivi perché non lo possiamo sapere, ma almeno sintomatici?
Oppure Lei ha usufruito di un percorso terapeutico domiciliare applicato solamente alla Sua persona, e gli altri con la febbre alta e la tosse devono aspettare lo scadimento delle condizioni respiratorie per ricevere i farmaci e contemporaneamente il sostegno respiratorio, essendo a quel punto già compromessi, sapendo inoltre che la polmonite interstiziale conclamata è di difficile guarigione e l’exitus, come dimostrano le terribili cifre di questi giorni, è spesso inevitabile anche in ottimi reparti?
Lei ha sostenuto che era a casa per non occupare un posto letto, ma attualmente vengono ricoverati solo pazienti con difficoltà respiratorie. O lei non ne aveva, e quindi era giusto che stesse a casa, non ha regalato niente a nessuno. O ne aveva e quindi è stato colpevole lasciarla a casa.
Ma la nostra domanda è : se esiste un modo per cercare di rallentare la progressione, anche sperimentale, anche incerto, perché non viene prescritto e si continua ad aspettare il peggioramento delle condizioni respiratorie?
Comprendiamo che l’emergenza e forse anche il suo stato di salute, la sollecitano a soluzioni affrettate, ma a noi sembra che la soluzione di allestire un presidio di terapia intensiva per il Covid-19 a Casal Palocco, come da Lei riferito nel video-messaggio, oltre che affrettata sia anche pasticciata.
L’Hospital Casal Palocco è una clinica privata, ideata come un hotel a 5 stelle, con pochi servizi destinati a pazienti molto facoltosi, e che non ha raggiunto gli obiettivi di profitto auspicati.
Di certo hanno colto al volo la possibilità di sfruttare l’emergenza.
Si sono offerti di garantire 18 posti in terapia intensiva, e Lei può rendere noto con quali costi?
Avete valutato che probabilmente quei 18 posti con il privato che dovranno diventare 48 ci costeranno di più di quanto non ci costerebbero 50 posti se li aveste attivati al Forlanini?
La Regione Lazio ha anche disposto recentemente la trasformazione del Presidio Columbus in Covid Hospital Regionale per supportare l’Ospedale Spallanzani nel fronteggiare l’emergenza sanitaria e La Fondazione Policlinico Gemelli, cui fa capo il Presidio Columbus, ha riadattato la struttura per affrontare la sfida.
Il nuovo Columbus Covid-2 Hospital metterà, a regime, a disposizione 59 posti letto di terapia intensiva e 80 posti letto singoli, ma quali sono stati i costi per la Regione e quali possibilità ha di controllare la gestione e la funzionalità della struttura durante e dopo l’attuale emergenza sanitaria?
Il Covid-19 ha disvelato la fragilità del sistema sanitario privatizzato, ed è chiara a tutti la necessità di riconvertire questo fallace sistema in Servizio Sanitario Nazionale.
Quello stesso sistema che i professionisti della salute hanno spesso cercato di denunciare, come al Policlinico e allo Spallanzani, con i rischi di ritorsione legale che tutti conosciamo.
In questi giorni intuiamo la Sua preoccupazione per la Sua salute e siamo lieti che abbia superato la fase critica.
Vorremmo, tuttavia, avere la prospettiva di essere adeguatamente curati anche noi, a domicilio come Lei, oppure in una struttura che non abbia il profitto come obiettivo, come al Columbus o a Casal Palocco invece succede.
Chiediamo di essere curati in una struttura pubblica, come ad esempio il Forlanini.
Le politiche adottate sinora sono andate nella direzione di togliere ossigeno al Servizio Sanitario Nazionale con l’obiettivo di soffocarlo, perché era il modo più scontato per ingrassare il privato.
Il virus della privatizzazione però non è affatto invincibile, possiamo debellarlo facilmente.
E per favore, ci dica cosa prende, o lo dica ai medici del territorio. Vogliamo darlo ai nostri vecchi che con la febbre e la tosse si sentono rispondere “Se riesce a respirare stia a casa da solo, mi raccomando”.
In Emilia Romagna lo fanno. Coraggio.
Ci rifletta.

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