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Dov’è la risposta all’emergenza clima? Non nel decreto Costa!

Dov’è la risposta all’emergenza clima? Non nel decreto Costa!

Il consiglio dei ministri ha approvato il “decreto sul clima”. I pentastellati esultano e portano in trionfo i 450 milioni di euro stanziati per la manovra. In realtà, queste sono briciole: una cifra di gran lunga inferiore ai 23 miliardi per le spese militari del 2018 e ai 7,2 miliardi promessi per nuovi programmi militari e armamenti.

Ma il problema centrale di questo decreto è la debolezza dei provvedimenti, l’incapacità di una visione di sistema e il mancato taglio ai sussidi dannosi per l’ambiente, a partire dai combustibili fossili. Taglio che avrebbe potuto costringere l’economia nazionale a una vera conversione ecologica.

Le parole di Costa «la nostra idea è fare un taglio costante negli anni, da qui al 2040, ma senza penalizzare nessuno» riassume molto bene il carattere di questo decreto: debole e meramente propagandistico. Il decreto anziché prendere misure contro i maggiori responsabili della produzione di CO2 e stabilire subito degli obiettivi concreti, si limita a delegarli al “Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria” (da approvare entro 60giorni dall’entrata in vigore del decreto)

La drastica riduzione delle emissioni – del 60% entro il 2030 e del 100% entro il 2050 – dovrebbe essere il primo e ineludibile punto da affrontare per una politica volta alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Invece si tergiversa e si rimanda.

Per incentivare la mobilità sostenibile si ricorre a dei buoni individuali per rottamare veicoli privati a motore termico e acquistare abbonamenti ai mezzi pubblici, servizi green e bici anche a pedalata assistita, ma solo per alcune città e senza criteri di reddito. Sono previsti solo 60 milioni per ammodernare le corsie preferenziali e gli autobus delle scuole. Misure inefficaci e non eque, che non garantiscono il diritto alla mobilità sostenibile come farebbe la gratuità del trasporto pubblico (già istituito in alcune città europee), l’ammodernamento complessivo dei mezzi di trasporto pubblico, la realizzazione di piste ciclabili, lo stop al consumo di suolo e alla dispersione abitativa.

Il “verde” viene spacciato come grande protagonista del decreto: una mera propaganda lontana dalle misure realmente necessarie. Viene infatti istituito un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, la creazione di foreste urbane e periurbane, con 30 milioni da ripartirsi tra le città metropolitane. Ciliegina sulla torta: il premio “Capitale verde d’Italia”.

Quello che invece noi vogliamo è una legge radicale che fermi la cementificazione dei suoli naturali, rafforzi la conservazione dei parchi e delle aree naturali, nonché l’abrogazione del Testo Unico Forestale. Vogliamo una legge che tenga conto dell’aggravarsi dei cambiamenti climatici e dell’intensificarsi di interessi mafiosi e speculativi. Occorre anche una strategia per l’ambiente marino per regolamentare il trasporto marittimo e mitigare l’inquinamento, a partire dall’abolizione delle grandi navi da crociera, sino a che queste non siano ecologicamente compatibili.

Rispetto alla questione rifiuti, il provvedimento è ridicolo. Prevede 20 milioni complessivi per quei commercianti che realizzeranno un green corner nei loro negozi per la vendita dei prodotti sfusi o alla spina, come se il problema fosse la vendita al dettaglio. Nessun riferimento al sistema della produzione e distribuzione delle merci, né allo Sblocca Italia che ancora insiste su gli inceneritori!

Non sono in questo decreto le azioni necessarie a fronteggiare l’emergenza climatica!
Per noi di Potere al Popolo! Le politiche per il clima devono includere misure in difesa dei più poveri, maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici. Non può esserci una conversione ecologica senza giustizia sociale.
Se questa è, come il ministro M5s Federico D’Incà dice, «una delle migliori risposte che potevamo dare ai milioni di ragazzi scesi nelle piazze..», allora noi tutte e tutti, giovani e meno giovani, torneremo in piazza più numerosi e più determinati di prima per dire che questa risposta non ci basta, e che ci puzza di presa in giro!
Noi non ci caschiamo: vogliamo un cambiamento vero, radicale, e non smetteremo di lottare fino a quando non lo otterremo!

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