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La crisi di governo e quello che ci aspetta: Potere al Popolo ci sarà!

Cosa sta succedendo in queste ore è sotto gli occhi di tutti. Ci troviamo nel bel mezzo di un teatrino di interessi di forze politiche che nulla hanno a che vedere con gli interessi del paese reale.
D’altra parte Lega e Movimento 5 Stelle, in un anno e mezzo di governo, hanno fatto ben poco per andare incontro ai bisogni delle classi popolari: nessuna traccia di provvedimenti seri ed efficaci tesi a redistribuire la ricchezza, a fare ripartire e sviluppare il tessuto produttivo del paese tutelando i milioni di posti di lavoro polverizzati dalla crisi, nessun allargamento dei diritti e nessun miglioramento concreto delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione, quella più povera.

Al Movimento 5 Stelle non è bastato avere un atteggiamento più che remissivo nei confronti dell’alleato di governo per ammansirlo. Il partito “né di destra né di sinistra” di Di Maio ha tradito principi e promesse a favore degli strati sociali popolari su cui aveva accumulato un boom di consenso certificato neppure due anni fa: la capitolazione sul TAV e sulle battaglie ambientali, il sostanziale stallo sulle questioni sociali (che fine ha fatto il decreto riders? Il salario minimo? La revoca delle concessioni a Benetton? Il taglio degli F-35?), fino al chiudere gli occhi sul vergognoso decreto sicurezza bis e a cedere sull’immunità parlamentare dello stesso Salvini…
Alla Lega questo non è bastato e ora la Lega scalpita per capitalizzare i rapporti di forza mutati tra le due parti, sanciti col voto delle Europee. Di certo non per fare quello che serve a noi: Salvini sgomita per acquisire maggiore potere e portare a compimento quello che è nel dna del suo partito, sin dal 1994: un programma a tutto vantaggio dei soliti, incarnato da de-regolamentazione degli appalti e autonomia differenziata, ovvero sgravi fiscali a favore della ricchezza parassitaria, libertà di evasione fiscale e di sfruttamento del lavoro.
Fuori dal contratto di governo, sta a guardare il Pd a cui tutto sommato un governo Salvini potrebbe non fare orrore. Al di là del reiterato appello all’unità contro l’onda nera leghista, sulle politiche strategiche l’accordo con Il Caroccio è strabiliante: realizzazione delle grandi opere inutili, opposizione al salario minimo, misure fiscali e legge di bilancio allineate all’austerità e alle richieste europee, accelerata sull’autonomia regionale (vedi Emilia Romagna). Si direbbe che l’unico vero interesse del Partito Democratico, a cui Zingaretti non ha imposto alcun cambio di guardia degno di nota sui contenuti, sia la sparizione dei 5 Stelle, presenza ingombrante che impedisce ai dem di recuperare lo spazio che gli è proprio, quello del bipolarismo.

Ecco, quando scrivevamo teatrino intendevamo questo: giochi di potere fatti e pensati sulla pelle dei ceti popolari, che li pagherà cari. Basta anche solo guardare alla giornata di oggi: lo spread che è schizzato da stamattina, la manovra economica di fine anno a cui nessuno vuole prestare la faccia (Salvini per primo, preferendo aprire una crisi!), l’aumento dell’IVA al 25% alle porte…

Se questo è il quadro e questi gli attori, è lecito aspettarsi che nessuna soluzione della crisi di governo andrà nella direzione che auspichiamo, utile a tutte le cittadine e i cittadini , che si vada alle urne o meno.

Un governo PD – M5S oggi potrebbe essere migliore di un governo di centrodestra a trazione salviniana relativamente alla tenuta dell’assetto delle istituzioni democratiche? Forse lo sarebbe sul piano formale, almeno sul rispetto delle libertà civili e politiche, ma non c’è da esserne certi. Le controriforme costituzionali di questi decenni sono state partorite in casa PD, che è poi anche la casa di Minniti. Quel che è certo, è che dal punto di vista sociale non cambierebbe nulla, vista l’assoluta contiguità tra centrodestra e centrosinistra in tema di politiche fiscali e industriali parassitarie, di tutela del lavoro, di privatizzazioni, di tagli alla scuola e alla spesa sociale. Anzi: un governo a reggenza PD, come già accaduto in passato, rischia oggi di amplificare ancor più il successo di Salvini, che giocherà a fare la voce grossa contro i provvedimenti di chi si farà carico della finanziaria lacrime e sangue, dell’aumento dell’IVA, della compatibilità coi parametri europei per rientrare nei “buchi di bilancio” lasciati dallo stesso Salvini!

E allora, che fare?
Non c’è da deprimersi o da lamentarsi, non c’è da farsi ricattare ancora una volta dalla logica del meno peggio. C’è da organizzarsi, da essere coraggiosi, senza paura. E fare tesoro di ciò che abbiamo imparato in questi mesi.

In primo luogo bisogna partire dalla consapevolezza che il compito cui ha assolto il Movimento 5 Stelle è stato catturare la speranza di una trasformazione, disinnescare possibili conflitti e spostare gran parte del “proprio” blocco sociale a destra, regalandolo alla Lega. Si è rivelata in questi mesi la natura ideologicamente qualunquista e reazionaria del Movimento 5 Stelle, disposto a mediare su tutto pur di restare al governo. E’ una cosa che avevamo intuito da principio, ed è fra quelle che ci ha spinto a dar vita a Potere al Popolo!, proprio per non esser complici, per offrire un’alternativa a un disastro annunciato.
La realtà è che dal 4 marzo i grillini sono stati completamente risucchiati dall’alleanza con chi aveva un progetto molto più forte, delineato, strutturato.
In Parlamento è mancata qualsiasi forma di opposizione che raccogliesse le istanze delle lotte dei movimenti sociali, qualsiasi lettura che incalzasse “da sinistra” gli schieramenti in campo, e tutto si è ridotto alla finta opposizione liberista targata PD.
Quello che è mancato in questo anno e mezzo è quello che dobbiamo costruire come priorità assoluta. Dobbiamo dotarci di un megafono che porti a far pesare anche nel quadro istituzionale le istanze dei movimenti conflittuali che vivono sulla propria pelle le diseguaglianze più profonde della società italiana. Altro non sarebbe utile, né essere testimoniali né farsi satelliti del polo PD.

La vera opposizione nascerà tra le strade, tra le forze vive del paese, e noi dedicheremo tutte le nostre energie a costruirla e rafforzarla, a diventarne strumento utile, con le Case del Popolo, l’attività mutualistica, le vertenze sociali, la presenza nelle battaglie dei lavoratori, le iniziative che già abbiamo messo in campo e che estenderemo a prescindere dalle tornate elettorali.
Non esiste nessun altro modo per evitare – davvero! – che il nostro paese subisca una deriva autoritaria, non solo nelle forme delle istituzioni e del quadro giuridico e normativo, ma anche nella sostanza, nei rapporti sociali. Bisogna costruire una rappresentanza autonoma delle lotte e dei conflitti che si faccia sentire su tutto il resto del corpo politico, che si candidi a guidare il nostro paese in nome della giustizia sociale.

È con questi presupposti, per far questo, che se si dovesse andare a elezioni ci saremo, per far sentire la nostra voce, provando a parlare ai tanti che non votano più, a chi si è sentito tradito, a chi non ha mai avuto speranze, ai lavoratori e alle lavoratrici sfruttate, ai giovani disillusi, alle donne che si sentono sempre più sole, a chi lotta. A noi, a tutti quelli che di tornarsene a casa non hanno alcuna intenzione, a quelli che non si sono svenduti al miglior offerente, a quelli che si caricano sulle spalle le piccole e quotidiane battaglie che migliorano i nostri territori, spetta il compito di essere una risorsa collettiva, aperta a chi voglia trasformare ciò che c’è e che non ci può bastare.

Per questo diamo appuntamento a tutte e tutti quelli che si vorranno unire, che vorranno contribuire e organizzarsi insieme, al campeggio nazionale previsto dal 28 agosto al 1 settembre a Isola Capo Rizzuto!

Scarica qui la versione del comunicato in

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