
La crisi climatica è un tema cardine che riguarda il futuro della terra e dell* su* abitanti. La sua evidenza è diventata così eclatante che anche i governi e le grandi aziende hanno dovuto mettere la sostenibilità ambientale al centro dei propri discorsi. Questo è avvenuto soprattutto grazie ai movimenti giovanili per il clima che hanno imposto il tema all’agenda politica di governi e imprese. Ma cosa è realmente cambiato in questi anni? Si è realmente invertita la rotta o sono state attuate solo politiche di facciata?
Se è vero che la questione climatica è diventata centrale, è anche vero che i governi hanno attuato, nella migliore delle ipotesi, politiche di pura facciata, mentre le aziende hanno sfruttato a proprio vantaggio l’attenzione per il clima attivando politiche di marketing per accreditarsi come “aziende green” e aumentare ulteriormente i loro profitti.
Ogni crisi – infatti – è in parte narrativa, e questo vale anche per quella climatica. La propaganda ha visto nel greenwashing la possibilità di dare una risposta alla richiesta di cambiamento, senza però mettere in discussione un modello che ha come unico scopo quello della crescita infinita dei profitti privati, scaricando le responsabilità della crisi climatica sui comportamenti individuali e vanificando ogni forma di reale cambiamento.
Per riuscire a contrastare davvero la crisi climatica dobbiamo dunque liberarci dalle narrazioni ingannevoli del greenwashing e trovarne delle nuove che parlino di giustizia sociale e climatica, di “potere al popolo”, che abbiano come obiettivo quello di un futuro collettivamente vivibile non solo per noi, ma per tutte le persone lavoratrici sfruttate nei sud del mondo, per il pianeta sfruttato e desertificato e per tutti gli altri esseri viventi che subiscono le conseguenze di una crisi che ha pochi grandi colpevoli ma che colpisce tutt*.
Ne parleremo con Alice Pomiato, formatrice sul tema del clima.