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Situazione trasporto pubblico locale a livello nazionale

Contributo assemblea genovese

I Governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, hanno attuato una politica di tagli a servizi fondamentali tra i quali il trasporto pubblico. Questi tagli non solo aggravano la socialità del paese, ma rendono ancora più acuta la crisi economica che ci attanaglia, che in Italia è soprattutto ormai una crisi sistemica dovuta alla mancanza di riforme economiche e strutturali (nei paesi in cui queste sono state apportate hanno portato un notevole miglioramento del welfare, vedi ad esempio il Portogallo).

Il Trasporto Pubblico Locale pare che debba per forza essere ridimensionato, trasferendo una parte cospicua del contributo dello Stato su lavoratori ed utenti.  Il diminuito impatto di spesa sociale sul bilancio dello Stato del nostro settore sommato a quelli di Sanità, Scuola e Ricerca, renderà disponibili risorse per coprire il disavanzo arretrato e sostenere altri settori di spesa che di sociale hanno ben poco ma che sono considerati prioritari come banche, finanza e armamenti. Continuando a tagliare il servizio di trasporto pubblico, che in qualsiasi stato moderno è strategico, costringerà molte persone che oggi ne usufruiscono, a usare i propri mezzi. Questo porterà con molta probabilità ad un incremento dei costi socio-sanitari legati all’aumento di incidenti, dei costi sociali ed ambientali legati a traffico ed inquinamento, ma ancor di più dei costi economici diretti insostenibili per le famiglie.

Darlo poi in mano ai privati, è una insensatezza tutta italiana, infatti il privato rileva le attività con un investimento contenuto incontrando una debole rappresentanza della politica ed ottenendo ampie garanzie; disdetta e riorganizza gli aspetti contrattuali forte delle leggi ed incontrando debole resistenza sindacale; utilizza ciò che è stato acquistato a spese dello Stato ed effettua investimenti minimali e manutenzione ordinaria, infine alla scadenza del contratto valuta se sia il caso di continuare.

Allo Stato come al solito resta il conto da saldare: erogazione del contratto di servizio, sostituzione bus, realizzazione infrastrutture, ammortizzatori sociali. Noi riteniamo che un trasporto pubblico efficiente sia un servizio essenziale, irrinunciabile che possa contribuire a garantire ai cittadini il loro diritto alla mobilità e a migliorare, in generale, la loro qualità della vita. Opportuni interventi di moderazione del traffico, tesi alla reintegrazione delle sue diverse componenti (veicolare pubblico e privato, sosta veicolare, pedoni e ciclabile) sono di supporto e incremento alla vocazione turistica di molte delle nostre città. Inoltre, da recenti ricerche effettuate dalle Università (anche da quella di Genova), si evince come il trasporto pubblico rivesta anche significative funzioni del tipo socio assistenziale e di sicurezza sociale, servendo, in larga prevalenza, fasce deboli e anziani.

A nostro avviso, è dunque fondamentale che siano fortemente coinvolti nella gestione delle Aziende oltre il Ministero dei Trasporti e gli Assessorati al traffico e mobilità anche quelli che si occupano di sociale, turismo, ambiente, sicurezza, legalità e diritti con relative risorse dedicate.

Il nostro obbiettivo primario è tutelare e migliorare le condizioni di lavoro della categoria ed assicurare all’utenza un Tpl degno di questo nome.

 

RAPIDA ANALISI DELLA SITUAZIONE GENOVESE

 

Con l’incontro del 21 novembre 2017, Comune di Genova e Città Metropolitana pongono il primo tassello per la costruzione di un’unica azienda di trasporto pubblico metropolitano. La fusione tra Amt S.p.a e Atp S.p.a, rappresenta il nucleo fondamentale attorno al quale si costruirà un’azienda che integri il bacino G (urbano) e il bacino TG (extra-urbano), che sarà totalmente gestita “in house”, modalità più consona al soddisfacimento del pubblico interesse. Ovviamente a questo passo, deve seguire quello del rendere nuovamente pubblico il secondo ramo di Atp, ovvero Atp Esercizio S.r.l. che rappresenta il personale viaggiante, che per metà è ancora in mano ai privati di Autoguidovie, sebbene ci sia una sentenza di Anac che ne certifica la non trasparente operazione di acquisto.

Questa partita è la più delicata perché la parte in mano ai privati vale 750.000 € e, secondo il mio modesto parere, il primo segnale sarebbe quello di riportare le aziende da Agens (associazione datoriale vicina a BusItalia, controllante di Autoguidovie) in Asstra (associazione di aziende prevalentemente a controllo pubblico) e poi iniziare una trattativa per il riacquisto del pacchetto. Solo integrando anche Atp Esercizio la fusione sarà effettiva. Quindi si potrà pensare ad un consolidamento anche di capitale sociale, incorporando Genova Parcheggi, perché è più che logico che l’azienda di Tpl controlli anche i parcheggi, e investendo su infrastrutture dall’alto valore logistico, quali il potenziamento della metropolitana e la reintroduzione della tramvia. Ora però bisogna uscire dai propositi e immergersi nella realtà, che purtroppo è tutt’altro che rosea. A livello locale, Comune e Regione hanno sempre meno fondi da destinare a qualunque cosa e, a livello nazionale, i finanziamenti sono soggetti a continui tagli (tranne che nei periodi elettorali).

SOLUZIONI PRATICHE PER IL RILANCIO DELLE AZIENDE DI TPL

 

A livello locale sarebbe necessario che la Regione si facesse promotrice affinché la legislazione nazionale che regola il finanziamento al Tpl sia modificata. In molti paesi europei il finanziamento è più elevato, proviene da fonti chiare e soprattutto è certo.

In Italia, l’unica cosa certa è che ogni anno il finanziamento sarà sempre più basso. Suggerirei ai legislatori di guardare cosa avviene in Francia, per fare un esempio alla portata, dove con un sistema di finanziamento basato su entrate provenienti da infrastrutture (tipo porti e autostrade) e tassazioni ad hoc, ogni anno si riesce a investire e a migliorare.  Sempre a livello nazionale, va modificata il Dlgs 442/97 (detta anche legge Bassanini-Burlando), riportando la calibratura del finanziamento non più sulla capacità di carico dei bus, ma sul numero dei km percorsi (metodo sicuramente più giusto). Anche a livello locale sono molte le cose che si possono fare senza grossi investimenti ma che potrebbero dare risultati importanti e immediati.

Ad esempio le Regioni potrebbero investire su una seria bigliettazione automatica e studiare un sistema per avere accesso alla banca dati del Servizio Sanitario Regionale per facilitare il lavoro di riscossione delle multe. Le Regioni dovrebbero chiedere che una quota minima dei pedaggi autostradali venga destinata per legge al finanziamento, con la creazione di un fondo pubblico, del trasporto pubblico (servizio ed infrastrutture). Dovrebbero esigere che la ricchezza generata dalle tasse sui traffici portuali debba restare alle città, parte di quel tesoretto dovrebbe essere dirottato al trasporto pubblico sottoforma di “tassa di risarcimento”, perchè i mezzi provenienti dal porto o diretti al porto congestionano il traffico genovese rallentando il servizio pubblico (Genova ad esempio paga annualmente allo Stato 4 miliardi di euro di tasse portuali, se noi avessimo indietro lo 0,6% di contribuzione avremmo a disposizione 24 milioni di euro annui). Infine le Regioni dovrebbero esigere che parte dei fondi FAS destinati alle infrastrutture stradali siano dirottate al trasporto pubblico.

I Comuni, oltre a far gestire i parcheggi a pagamento direttamente alle aziende di tpl, potrebbero studiare interventi di agevolazione d’imposta per le aziende che invoglino i dipendenti a usare il mezzo pubblico (tipo la francese Versamant Transport) o tassazioni sull’utilizzo delle strade centrali (tipo la Road Pricing o la Congestion Charge) la Workplace Parking Levy, tassa britannica sui posti auto aziendali. Potrebbero tornare a investire nel Tpl, dotando le aziende di Poli Manutentivi che sfruttino appieno le numerose e sottoutilizzate maestranze e aumentino il processo di controllo dell’efficacia degli interventi e una diminuzione dei costi. Rilanciare il trasporto ‘green’ investendo su autobus elettrici e a metano. Dirottare al Tpl parte dei proventi da sanzioni amministrative (provenienti magari dalla violazione del Codice della Strada).  Senza dimenticare il taglio agli sprechi, intervenendo sui sistemi di illuminazione e di riscaldamento, che devono essere gestiti in modo più accorto (grazie ad una tecnologia ormai a portata). Una sfida importante sarà agire sull’aumento della velocità commerciale, incrementando le corsie preferenziali, potenziandone i controlli con telecamere, contrastando la sosta irregolare sulle fermate, nelle corsie riservate, sui marciapiedi, intervenendo contro la sosta in seconda fila, mettendo mano ad una seria revisione delle linee e delle fermate, cercando di garantire la necessaria sicurezza a pedoni, utenza e autisti.

Agevolare il trasporto pubblico significa anche disincentivare quello privato.

E lo si potrà fare solo rendendolo più fruibile innanzitutto dal punto di vista della sicurezza, studiando non solo un sistema di videosorveglianza collegato con le centrali operative delle forze dell’ordine, ma anche nuove sinergie con questura e prefettura.

Si dovrà pensare alla creazione di parcheggi di interscambio, ampliando la rete di biglietterie in zone strategiche, mettendo una tassa sui bus turistici (come avviene in tutte le città più visitate).

Si dovrà rendere meglio l’immagine dell’azienda, promuovendola in modo più efficace, usando schermi da posizionare nei punti di maggior afflusso che diano informazioni alla clientela e che passino messaggi pubblicitari a pagamento, e studiando nuovi metodi di pubblicità a bordo dei bus (con le nuove tecnologie, passare messaggi audio non sarebbe un problema). Rilanciando, ove presenti, soprattutto a fini turistici impianti di risalita (ascensori, funicolari e cremagliera) e altri mezzi di trasporto su rotaia.

Ecco, direi che grossomodo questi sono i nodi gordiani del Tpl. Insomma, è arrivato finalmente il momento di vedere se la politica ha capito che un trasporto pubblico efficiente non solo è essenziale, ma contribuisce in modo determinante al miglioramento della qualità della vita degli stessi cittadini. Che non è solo un servizio di tipo socio assistenziale, ma anche un tassello fondamentale nella visione di una città moderna e smart, un formidabile biglietto da visita da gestire con serietà e competenza.

Un volano in grado di fare la sua parte nel processo di rinascita dei nostri meravigliosi centri abitati.

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