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[Sigonella] La Sicilia non è zona di guerra

[Sigonella] La Sicilia non è zona di guerra

Ancora una volta, le grandi potenze occidentali chiamano alla guerra, ancora una volta i governi imperialisti sganciano bombe in nome della pace, ancora una volta la nostra terra diventa la portaerei da cui si alzano in volo strumenti di morte e distruzione.

Dopo l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia, la strategia della destabilizzazione prima e dell’intervento bellico dopo, si ripete uguale: per esportare la nostra democrazia, dicono, gli Usa e i loro alleati guadagnano zone di influenza radendo al suolo territori già sfigurati da anni di guerre civili alimentate dalle medesime potenze.

La militarizzazione dell’area mediterranea è ormai avanzatissima, e al centro la Sicilia è diventata un’enorme pista di decollo e nodo strategico delle operazioni aeronavali: da Trapani ad Augusta, da Niscemi a Lampedusa, fino alla base NATO di Sigonella, diventata ormai la capitale dei droni, fette sempre più consistenti del nostro territorio ci sono state sottratte per essere destinate al mantenimento di un costante stato di guerra, devastando le aree circostanti e attentando alla salute e alla sicurezza degli abitanti dell’isola.

Contro l’ennesima aggressione imperialista in Siria, contro la guerra che il capitalismo alimenta incessantemente per salvaguardare se stesso, sabato pomeriggio i militanti di Potere al popolo, da Catania, Siracusa, Ragusa, Niscemi e dal Calatino hanno assediato la base Nato di Sigonella, insieme a centinaia di manifestanti, collettivi, associazioni, comitati contro la guerra, il razzismo e il MUOS.

Studenti, lavoratori, disoccupati, pensionati uniti per protestare contro l’arroganza dei poteri transatlantici e i grandi interessi finanziari che hanno scelto di massacrare altri studenti, altri lavoratori, altri giovani, uomini e donne come noi in Siria.

Scandendo slogan contro quest’ennesimo massacro, ci siamo avvicinati in corteo fino al cordone di polizia posto a difesa della base e, respinti indietro, ci siamo smarcati e attraversando i campi siamo riusciti ad arrivare alla recinzione per appendere la bandiera No Muos ed effettuare una battitura delle reti simbolica, che gridava tutta la nostra opposizione alle politiche di governi che spendono miliardi per bombardare a migliaia di km di distanza e allo stesso tempo affamano i proletari di tutto il mondo con le loro politiche neoliberiste di tagli alle pensioni, alla sanità e ai diritti dei lavoratori.

È stata una grande giornata di lotta, ma quella di sabato è solo l’inizio: la battaglia per riprenderci i nostri territori, per ottenerne il disarmo, per fermare quest’imperialismo assetato di sangue è lunghissima e ha bisogno che tutte le generazioni si impegnino a dare il proprio contributo per costruirla!

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