Lazio

[Roma] Lavoratori del Policlinico

Se dei lavoratori vengono processati per aver detto la verità, per avere denunciato lo stato del servizio sanitario e delle condizioni di lavoro di chi lo porta avanti, allora Potere al Popolo è con loro!

Per questo sosteniamo e diffondiamo questa iniziativa del Coordinamento Cittadino Sanità!

Se per una volta, da quelli che vogliono ribaltare il tavolo per farsi sentire, da quelli che vengono guardati dall’alto in basso perché troppo rumorosi in un mondo di tv e giornali silenti e asserviti alle veline politiche, venissimo a sapere tutti! i guai che affliggono il policlinico Umberto I, l’ospedale più grande di Roma ed uno tra i più grandi d’Europa, ci potremmo fare finalmente un’idea del modello sanità nel Lazio.

Ma invece accade che, quando tre lavoratori provano a denunciare i guai del servizio ospedaliero e di chi ci lavora, rilasciando un’intervista, vengano sottoposti a provvedimento disciplinare rischiando addirittura il licenziamento.

Ma cosa hanno denunciato di così scomodo?

La mancanza cronica di posti letto con una giacenza media di 150 pazienti sulle barelle per più giorni alcuni dei quali iniziano e terminano le cure sempre sulle barelle non entrando di fatto mai all’interno dell’ospedale. La cosa grave è che è stata allargata la ricettività ma non potenziata la parte della cura con maggior personale.

L’età media dei lavoratori del Policlinico si aggira intorno ai 55 anni, enormi carichi di lavoro vanno a gravare sui lavoratori e sul servizio che svolgono. Ad esempio, per portare una persona in “emodinamica”, bisogna percorrere tutti i corridoi del policlinico perché l’emodinamica sta dall’altra parte del policlinico, sono tutte cose che influiscono negativamente sulla velocità dell’intervento, sulla possibilità di non far prendere freddo al paziente. Nella camera calda ci dovrebbero essere 18 gradi costanti, invece d’inverno andiamo sotto zero e d’estate ci rosoliamo perché ci sono 40-45 gradi, visto che hanno fatto il tetto in cristallo con sotto l’ asfalto. In giornate estremamente fredde o calde, come spesso capita durante l’anno, un paziente scende dall‘ambulanza e si ritrova o quasi sotto zero o a 45 gradi.

Ci sono poi circa 800 lavoratrici e lavoratori, tra infermieri e portantini, che da 10-15 anni percepiscono un salario inferiore ai lavoratori direttamente assunti dal policlinico. Subiscono una serie di ricatti, tra cui uno odioso per loro e a danno dei pazienti. Infatti, a fronte della norma che prevede il trasporto di una barella da parte di due ausiliari, spesso e volentieri sono costretti a portarle da soli, perché subissati da richieste e insistenze varie da parte dei medici. Se di notte, percorrendo i lunghissimi sotterranei deserti, accade un incidente o un infortunio l’ausiliario si trova da solo a dover affrontarlo. Stessa cosa se è atteso per un servizio urgente ma sta trasportando un malato, non potendolo lasciare da solo, è costretto a correre, questo accade spesso e volentieri.

Degli 800 lavoratori delle cooperative, 600 circa sono infermieri. Guadagnano il 40% in meno dei dipendenti diretti ma, proprio grazie al balzello dell’appalto, costano molto di più al servizio sanitario. E’ ovvio che appena trovano un posto migliore lasciano l’ospedale. Un patrimonio umano e lavorativo formato in anni di lavoro che viene lasciato al proprio destino.

I lavoratori ci tengono a ribadire che le cose più importanti in un servizio così delicato come questo non sono le macchine ma le persone e il loro senso di far parte di un qualcosa molto importante e dalle alte finalità umane. Tutto questo non viene né coltivato e né riconosciuto.

E poi, “dulcis in fundo” l’eterno “spolpamento” del pubblico ai danni del privato. Il medico che invita il paziente al suo studio privato e che a sua volta lo manda dall’amico radiologo o dall’altro che fa le ecografie e che alla fine ci fa scappare il posto letto dopo che per tutto l’anno lo ha “spellato”.

A seguito di questa intervista e dei contenuti che avete letto sopra, ad urne chiuse e dopo l’incontro con la dirigenza, sono arrivati i provvedimenti disciplinari contro Sandro, Peppe e Luigi. A firma del direttore del DEA Prof. Villani e del direttore del dipartimento delle professioni sanitarie dott.sa Tibaldi.

Le accuse mosse loro sono: quella di aver rilasciato le dichiarazioni durante l’orario di lavoro (falsa e pressoché impossibile), e quella di aver tenuto un “comportamento gravemente diffamatorio a danno dell’azienda con considerazioni inopportune, irriverenti e denigratorie sia per il Dea che per l’azienda” arrecando un “Danno all’immagine dell’azienda e dell’università”.

Se non lo sapeste, questa non è la prima volta che accade un fatto del genere in un ospedale romano, perché è già accaduto allo Spallanzani. Anche in quel caso furono assegnati quattro mesi di sospensione a una lavoratrice e un lavoratore del Coordinamento Spallanzani – per una analoga intervista radiofonica – assistiamo, quindi, nuovamente all’uso della repressione per cercare di tappare la bocca a chi, a partire dalla propria condizione, agisce e lotta per conquistare una sanità pubblica universale, gratuita e umanizzata.”

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