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[PISA] STOP ALLE CONVENZIONI CON I LABORATORI D’ANALISI: L’ASL DIFENDE IL PIL E AMMAZZA IL DIRITTO ALLA SALUTE!

Ancora una volta l’ASL decide di perseguire il profitto e non la salute dei cittadini toscani; più esami fai, più costosi sono, più rimani aperto.
È questa la linea amministrativa che le Asl toscane continuano a perseguire e scegliere, un modello di sanità aziendalistico che punta a salvare il PIL e non la salute dei cittadini.

L’Asl Toscana Nord Ovest ha infatti deciso di chiudere le convenzioni con i laboratori di analisi privati accreditati con il servizio sanitario nazionale; facendo riferimento all’articolo 29 del decreto-legge 25 maggio 2021, numero 73, questi laboratori non coprirebbero infatti i 200.000 esami di laboratorio previsti, raggiungendo solo le 80.000 prestazioni.
Questo è inaccettabile. Togliere la convenzione a questi centri privati, significa di fatto togliere al pubblico e aumentare l’accessibilità al privato!
In alcune zone come quelle cittadine la criticità, fino a oggi, era parziale poiché i vari ambulatori privati convenzionati compensavano la carenza nei posti pubblici.

Questi laboratori si prestavano anche a prelievi ematici a domicilio in un contesto in cui l’assistenza infermieristica domiciliare (e non) è già ridotta all’osso, con poco personale, con orario limitato e impossibilità di ricorrere a prestazioni urgenti o con poco preavviso (aumentando di fatto ingressi in PS con aumento costi per lo stato e rischi per i pazienti).

Adesso anche per le persone che avevano sfruttato questa possibilità la doccia fredda: tutti i laboratori privati convenzionati (8 di cui 5 in zona pisana) hanno perso la convenzione.

Questa decisione è stata presa dal Direttore Amministrativo, con direttore sanitario aziendale, direttrice AoUP e direttrice MG, a quanto pare, ignari della questione fino alla circolare.
Se è vero che la soluzione non deve passare, nella sanità pubblica e di prossimità, attraverso imprese private, è vero anche che senza una manovra a medio lungo termine di assunzioni e implementazione della rete infermieristica e amministrativa anche per la questione di prelievi e esami di laboratorio, a domicilio o nei distretti, togliere di punto in bianco un appoggio così importante alla cittadinanza é ai limiti del crimine.
Inutile sottolineare che nella condizione in cui riversa il nostro servizio pubblico, questa decisione avrà sicuramente ripercussioni gravissime sui malati, anche gravi (pensiamo agli oncologici, agli anziani, gli immunodepressi) che dovranno rivolgersi agli sportelli ospedalieri che purtroppo ad oggi possono garantire solo interminabili code e liste di attesa. Se ad oggi le attese per un prelievo si attestano sui 10 giorni se non di più, con la chiusura delle convenzioni nei laboratori di cui sopra il rischio è che aumentino notevolmente. Di fatto stanno limitando l’accessibilità alle cure!
La soluzione? L’accesso alla piattaforma “Zero Code”! Le criticità di accesso per la sua complessità si erano già presentate nell’ottobre 2022 nella zona Pisana.

Questa piattaforma molto comoda per le persone native digitali è di fatto una barriera ageista (le persone di generazioni precedenti hanno spesso difficoltà nell’utilizzo di piattaforme online), classista (non tutte le persone hanno un computer, uno smartphone o una connessione internet), abilista (persone con deficit intellettivi lievi o moderati che possono trovare difficoltà con questa metodica), razzista (ad esempio persone che non parlano/lèggono fluentemente la lingua italiana che saprebbero spiegarsi a voce a differenza che davanti a uno schermo).

Fra queste persone quelle numericamente più colpite sono le persone anziane, spesso pluripatologiche, che necessitano di più frequenti controlli laboratoristici, e che si trovano a dover chiedere a terzi (figlə, vicinə, parentə) cose che prima gestivano da soli (ricordiamoci che togliere compiti nella terza età è una delle concause di perdita di autonomia e decadimento cognitivo).
Se aggiungere la possibilità di prenotazione online a quelle già esistenti (telefono o in presenza) era auspicabile lasciare solo questa opzione ha di fatto escluso le categorie di cui sopra.

Nei distretti extraurbani le criticità sono state subito evidenti: nella zona SanGiuliano/Vecchiano, per esempio, ci sono disponibili solo 35 posti il sabato mattina senza appuntamento (urgenze escluse) per una popolazione complessiva di circa 40k persone.
Se inoltre i problemi legati allo zero code potevano essere, per alcune persone, raggirati telefonando al laboratorio di quartiere, adesso o paghi o, magari a 80 anni, compri un iPhone, un abbonamento online e impari a usare una piattaforma digitale.

Insomma, se la pezza alla carenza strutturale della sanità Pisana era terribile, senza la pezza la situazione rischia di essere catastrofica, soprattutto per chi, al solito, non può pagare.

A queste gravi carenze si aggiungerà l’introduzione del nuovo nomenclatore tariffario, che dal mese di Aprile taglierà i rimborsi ministeriali per le prestazioni sanitarie ed ai percorsi diagnostici e ciò rischia di far collassare anche i Pronto Soccorso ed aumentare  le già lunghissime liste d’attesa.

Potere al Popolo! Pisa rivendica una Sanità Nazionale Pubblica, non solo gratuita, ma umana e egualitaria, che punti alla tutela del singolo individuo e della collettività; crediamo e chiediamo come cittadini, che la sanità sia bene comune e non bene di consumo! Pretendiamo un modello di Sanità che ponga fine alle privatizzazioni, alla mercificazione e che sia contrario ad ogni forma di autonomia differenziata.

Ricordiamo, infatti, che quest’ultima, proposta nel DDl Calderoli, consentirà alle singole regioni italiane di gestire autonomamente 23 materie fondamentali, sanità compresa.

Questa “manovra finanziaria” non farà altro che aumentare le disuguaglianze tra regioni, peggiorando la situazione, soprattutto delle regioni già oggi meno finanziate, che si troveranno ad avere ancora meno risorse da destinare alla sanità. Le lunghe liste di attesa, la chiusura degli ospedali periferici e il turismo sanitario verso le regioni più ricche diventeranno “condicio sine qua non” di un sistema sanitario al collasso.

La lotta per il diritto alla salute non può che affiancarsi a quella della difesa e la tutela dei cittadini, dei territori, alle lotte sui luoghi di lavoro con i lavoratori e contro il loro sfruttamento. Di fronte alle scelte economiche e finanziarie dei governi che si sono succeduti fino ad oggi, che vedono carovita e investimenti bellici al primo posto, rivendichiamo un modello sanitario sostenibile e aperto a tutti, che abbatta i costi e barriere, e che investa nella prevenzione, nell’assistenza, qualità ed efficacia.

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