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[PISA] IN DIFESA DEL SISTEMA AEROPORTUALE TOSCANO

Uscire dalla narrazione tossica delle “guerre di campanile” – Rompere i vincoli imposti dall’Unione Europea – Costruire un percorso di rilancio pubblico ed eco sostenibile di tutti gli scali regionali.

venerdì 5 marzo ’21 ore 18

Forum on line sul profilo fb di Potere al Popolo! Pisa

Interverranno

  • Paola Marchi Rsa USB Aeroporto G. Galiei (PI)
  • Filippo Rinaldi Rsa USB Aeroporto A. Vespucci (FI)
  • Maurizio Rovini – Tavolo Ambiente di Potere al Popolo!
  • Franco Russo – Forum Diritti Lavoro
  • Matteo Bortolon – redattore de “la fionda” (FI)

Introduce e coordina Mauro Solida, Potere al Popolo! Pisa


Intorno alla vicenda del sistema aeroportuale toscano stiamo assistendo, ormai da anni, ad una vera e propria parodia, dove le parti in commedia sono svolte da uomini politici locali, manager, faccendieri, senza che nessuno osi parlare del regista, di chi dietro le quinte guida un processo di ristrutturazione profondo di tutto il sistema aeroportuale continentale, che dal 2004 ha investito prima il Vespucci di Firenze con la vendita delle azioni pubbliche da parte dell’allora Sindaco, poi nel 2014 il Galilei di Pisa, grazie alla svendita delle azioni pubbliche decisa dalla Regione Toscana a Corporacion America Italia Spa, del discusso imprenditore argentino Eduardo Eurnekian.

Un regista “occulto” che emerge con sempre più chiarezza nello scenario politico del nostro paese, andando ad occupare oggi lo scranno di palazzo Chigi, attraverso uno dei maggiori artefici delle scelte economiche e finanziarie dell’Unione Europea: Mario Draghi.

Obiettivo di questo incontro è ricostruire, per sommi capi e attraverso la voce di protagonisti ed esperti, il processo che ha portato al progressivo stato di prostrazione di uno dei volani dell’economia e del turismo regionale. Ci prefiggiamo anche l’obiettivo di delineare alcuni elementi di possibile uscita dal pantano nel quale è stato cacciato il sistema aeroportuale toscano, di cui la pandemia è un elemento di potente accelerazione, in un contesto già deteriorato da scelte politiche subalterne ad una logica mercantilista che si sta dimostrando completamente incapace, in questo come in ogni altro settore strategico dell’economia e della vita sociale, di dare risposte all’altezza della crisi che i paesi occidentali stanno attraversando.

Vorremmo condividere con i relatori che abbiamo chiamato al confronto una chiave di lettura che ci emancipi dalla rappresentazione manichea della “guerra tra campanili” tra Pisa e Firenze, utile a nascondere gli enormi interessi economici che sottende lo scontro in atto, attraverso una gestione conflittuale e non armonica degli scali toscani.

La conflittualità, la concorrenza di mercato sono l’alfa e l’omega, il motore che dà senso e prospettive a qualsiasi azienda privata. Sulla base di questo assioma si è determinato, dagli anni ’80 del secolo scorso in poi, uno spostamento epocale di ceti politici ed intellettuali che hanno prima legittimato ideologicamente e poi incarnato la cosiddetta era neoliberista.

L’adagio che accompagna oggi le riflessioni sul post pandemia è quello del “niente sarà come prima”. Effettivamente siamo arrivati alla fine di un’epoca, caratterizzata dal sistematico smantellamento delle funzioni dello Stato, attraverso l’alienazione e la privatizzazione di settori strategici dell’economia e delle infrastrutture del paese, ceduti ai tanti “prenditori” che si arricchiscono sempre più sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini. E’ l’ora di cambiare pagina.

Lo “tsunami” pandemico ha approfondito una crisi degli aeroporti che era nell’aria già da tempo, mettendo in evidenza, così come per lo strategico comparto sanitario, le debolezze strutturali che determinano i processi di privatizzazione imposti dall’Unione Europea in tutto il continente.

Occorre essere chiari però sul concetto di “crisi”. Con questa accezione non intendiamo certo la mancanza di profitti per le società che si sono appropriate, a costi di realizzo, quote determinanti delle azioni pubbliche degli scali toscani. In questi anni i profitti per le società che gestiscono l’aeroporto pisano e quello fiorentino sono stati astronomici.

La crisi degli scali (precedente alla pandemia) è determinata dalla infinita sete di profitto e dalla logica concorrenziale che sono nella natura delle multinazionali degli scali aeroportuali e delle compagnie aeree private.

In questa logica, apparentemente folle ma figlia di una precisa concezione dell’economia, i costi di produzione (in primis la mano d’opera) vanno costantemente abbattuti per competere nel cosiddetto “mercato”. Che si parli di scali aeroportuali o di autostrade, di ortaggi o di vite umane, la logica è la stessa: mettere al centro il profitto di pochi sulla pelle dei lavoratori, della salute e della natura. Una logica che sta portando il mondo alla rovina.

Nel parlare di aeroporti bisogna affrontare con pari diritto la tutela dell’ambiente che non vuol dire conflitto tra lavoratori e cura del territorio ma diritto alla salute per tutti i lavoratori del settore e i cittadini che vivono nelle vicinanze. E’ ormai una questione esplosiva a cui ci dobbiamo rivolgere con la massima cura e attenzione. Cercare ed individuare quelle che possono essere le soluzioni per evitare che confligga la tutela del lavoro con quella dell’ambiente, è una priorità e un lavoro di lunga durata. I movimenti ambientalisti hanno lanciato questo allarme, bisogna capire quale strada seguire per accoglierlo. Un fenomeno enorme di conflittualità è quello di Taranto città in cui l’Italsider se ne frega della salute dei cittadini e dei lavoratori minacciando pervicacemente la chiusura della fabbrica. Indubbiamente non è paragonabile alla questione dell’aeroporto di Pisa o di Firenze, ma la logica che sta dietro a questo modo di operare è la stessa. Il ricatto continuo ” o si fa così o si chiude” e si mette i lavoratori a casa. È la stessa logica che ci costringe a scegliere sempre il meno peggio. Firenze e Pisa sulla questione aeroportuale stanno subendo questo ricatto, vediamo se riusciamo a dare un contributo anche noi a sbrogliare questa matassa.

Occorre quindi che intervenga un’altra razionalità, in grado di pianificare l’economia e tutti i suoi comparti in funzione di uno sviluppo armonico della società e, nel nostro caso, degli scali aerei.

Il nostro paese si è dotato, dopo la liberazione dal nazi fascismo, di una Costituzione che, all’Art 42, pone dei precisi “limiti” alla proprietà privata “…allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Sempre quell’articolo afferma che “…La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale”.

Abbiamo, quindi, uno strumento di intervento diretto in una crisi altrimenti foriera di un nuovo massacro sociale. Basta avere la volontà politica di applicarlo alla lettera.

Tornando all’incipit di questa breve presentazione: chi indirizza questo processo di cosiddetta “liberalizzazione” degli scali aeroportuali toscani, più in generale del sistema di trasporto aereo continentale? Mattero Renzi e Marco Carrai? Salvini e i suoi tirapiedi locali? Verdini dalle patrie galere o altri personaggi assurti alle cronache per spericolate operazioni finanziarie come Ernekian, Naldi ed i loro accoliti? Questi soggetti politici ed imprenditoriali, che indubbiamente incidono pesantemente (e negativamente) sul palcoscenico aeroportuale toscano, sono da considerare a tutti gli effetti attori di una trama, di un contesto, scritti da una regia esterna, o meglio estera.

Parliamo dell’Unione Europea che, attraverso precise direttive, da oltre 20 anni orienta strettamente i processi di privatizzazione di tutto il sistema aeroportuale, attraverso la trasformazione delle suddette direttive in apposite leggi nazionali.

L’Italia in questo compito di assunzione degli oneri indicati dalla UE è “prima della classe”, da sempre. Non a caso siamo l’unico paese che ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione. Lo stesso per gli scali aeroportuali nazionali: la LEGGE n.99 del 23 luglio 2009, all’Art. 50 impone ai Ministri alle infrastrutture e trasporti una relazione semestrale in Parlamento sull’andamento del processo di liberalizzazione negli aeroporti civili.

Gli Stati nazionali, nella logica dell’austerità e della supremazia del privato sul pubblico volute dalla UE, non possono né debbono intervenire a sostegno dei propri asset strategici, pena richiami e pesanti sanzioni.

Regole che valgono soprattutto per i cosiddetti paesi “maiali” (PIGS, acronimo coniato dai burocrati di Bruxelles per indicare Portogallo, Italia, Grecia, Spagna). Altra storia per i paesi del centro Europa, in primis la Germania, che aggirano costantemente le regole da essi stessi imposte, per privilegiare le proprie economie interne a scapito delle altre.

Un esempio calzante di questa gerarchia continentale: le politiche di concentrazione dei servizi aeroportuali a terra in pochi grandi gruppi hanno impedito nei paesi del Nord Europa, a differenza di quanto sta succedendo nel nostro paese, una frammentazione del settore handling molto pericolosa per le maestranze. Così, mentre si salvano i propri aeroporti, si pretende dai paesi del sud Europa una liberalizzazione funzionale alle razzie delle grandi multinazionali estere.

In questa logica è scontato che la vita di decine di migliaia di piloti, hostess, steward, personale a terra, logistica, indotto, siano considerati “accessori” al fine ultimo: il massimo profitto per un pugno di miliardari che si stanno arricchendo sempre più, mentre le maggioranze sono gettate in una condizione di progressiva indigenza economica e sociale.

Mentre concepivamo questo forum di confronto ci siamo chiesti il perché nessuna forza politica, nel contesto delle polemiche e delle diatribe in corso sulla questione degli scali toscani, abbia mai parlato di questo “deus ex machina” che sovradetermina tutto. La risposta è semplice: tutte le forze politiche danno per scontato il “terreno di gioco” entro il quale dibattere ed accapigliarsi.

Potere al Popolo! contesta alla radice questa logica, indicando invece nelle imposizioni della UE una concausa fondamentale della attuale crisi degli scali aeroportuali nazionali e toscani.

Una constatazione che certo non sminuisce le responsabilità ed il ruolo nefasto dei vassalli locali, contro i quali occorre agire in tutte le forme possibili, dalla denuncia sino al conflitto, indicando concrete alternative, che diano una nuova speranza ai lavoratori aeroportuali, a tutto il sistema economico che ruota intorno ai nostri scali, nel rigoroso rispetto delle norme ambientali.

Ma, come in ogni battaglia, occorre riconoscere i nemici principali, pena la sconfitta strategica.

Il forum che proponiamo vuole essere un contributo di approfondimento sulla vicenda aeroportuale toscana da questo angolo visuale, ma ha anche l’obiettivo di implementare un percorso di mobilitazioni e lotte che individuino con precisione le responsabilità politiche ed economiche di una crisi che va ben oltre l’emergenza pandemica, affrontata pessimamente dal governo in carica e dalle Regioni, trasformate grazie alla sciagurata riforma del titolo V della Costituzione in entità autonome dal potere centrale dello Stato, con le conseguenze devastanti che stiamo osservando sul terreno sanitario, attraverso una gestione della pandemia a dir poco criminale.

Al centro di queste mobilitazioni proporremo il tema della ripubblicizzazione di tutto il sistema aeroportuale e di una sua armonizzazione con i territori che lo ospitano, in termini economici, sociali ed ambientali. Un percorso che non potrà che essere fuori e contro le direttive europee ed un sistema normativo / legislativo costruiti ad arte per rendere operativi meccanismi economici che stanno portando alla rovina l’economia nazionale.

Proposte utopiche ed irrealizzabili? La realtà ci dice di no. L’incapacità manifesta di affrontare la pandemia e le sue conseguenze economiche riporta al centro la questione della centralità dello Stato e della programmazione centralizzata come soluzione alle emergenze presenti e future.

Grandi cambiamenti sono ineludibili. Il vigente modo di produzione capitalistico non funziona più, portando il mondo alla rovina. La pandemia sta minando l’economia di tanti paesi, ma non di tutti. La Cina, Cuba, il Vietnam ed altri paesi che si basano su meccanismi economici e logiche sociali diverse da quelle occidentali stanno dimostrando che è possibile mettere sotto controllo il virus, salvare vite umane e rilanciare l’economia. Non proponiamo certo di “mutuare” altri modelli, ma di attingere da esperienze concrete che, qui ed ora, indicano possibili soluzioni al dramma che l’umanità sta vivendo, verso quello che noi definiamo il Socialismo del Secolo XXI.

In questo orizzonte di alternativa di sistema Potere al Popolo ritiene fondamentale tornare al controllo statale degli asset strategici dell’economia e delle infrastrutture del paese, alla pianificazione economica centralizzata, alla salvaguardia della salute, della vita e della natura.

Un lungo cammino inizia sempre con un primo passo.

Con questa iniziativa lo vogliamo muovere a favore del salvataggio dei lavoratori aeroportuali e di tutti quelli dell’indotto, attraverso la mano visibile dello Stato e delle sue articolazioni regionali e locali, che devono tornare ad essere il volano fondamentale dell’economia nei suoi gangli vitali, di cui il sistema del trasporto aereo fa parte.

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